Come farti notare? Fai leva sui tuoi difetti e trova il tuo tratto distintivo!

Chantelle Harlow è una ragazza giovane e bella ma ha un problema alla pelle: la vitiligine.
Chantelle Harlow è la nuova testimonial di Desigual, un Brand di moda molto noto.
Come ci è riuscita?
Semplice: ha usato le peculiarità della sua immagine per definire il suo Personal Brand.

La sua immagine è tutt’altro che perfetta, come invece quella delle sue colleghe modelle, e Chantelle ha capito che questo suo punto debole, specialmente ai fini del suo desiderio di lavorare nel campo della moda, poteva diventare il suo punto forte, il suo tratto distintivo.

Evidenzia la tua diversità

Curare il nostro Personal Brand significa curare noi stessi come se fossimo una marca, una azienda. L’obiettivo è quello di farsi scegliere dal mucchio. E se non siamo diversi dagli altri, o meglio, se non mostriamo la nostra diversità positiva nessuno ci noterà! [Continua…]

12 regole SMETTI, OSA, FAI! – Il rebranding dei manager per vincere nei mercati volatili

 

Il mercato è cambiato – velocemente – completamente – come un terremoto.

Questo spostamento sismico ha lasciato che anche i talenti più compiuti si sentissero un po’ spaesati nel presente e completamente a disagio per il futuro.Manager

In questo clima volatile, è forte la tentazione di cambiare chi sei – di diventare chi pensi che il mercato abbia bisogno che tu sia – in modo da poter proteggere il tuo attuale lavoro o assicurarti una nuova posizione.

Ma cambiare il tuo Personal Brand è un “non si può fare” – perché il tuo Personal Brand è quello che sei!

Tuttavia, puoi cambiare il tuo Executive Brand, quello per cui sei noto; come appare il tuo Personal Brand quando lo porti al lavoro e il valore percepito collegato a quell’Executive Brand (io lo chiamo il tuo Why-Buy-ROI™). [Continua…]

Accetta ogni richiesta di connessione su LinkedIn – Ecco quello che perdi se non lo fai

Connections

Sono un grandissimo fan di LinkedIn. Penso che sia il miglior strumento di Personal Branding individuale che ci sia, e i loro più recenti aggiornamenti delle funzionalità lo hanno reso la risorsa più potente per la tua carriera. Nonostante il mio amore per LinkedIn, non sempre concordo con i loro suggerimenti. Quando si tratta di richieste di connessione, LinkedIn ti consiglia di collegarti solo con persone che conosci bene. Io ti consiglio di accettare qualsiasi richiesta di connessione tu riceva.

Naturalmente, se una richiesta di connessione puzza di spam, probabilmente lo è. L’e-mail è diventata per gli spammer un mezzo più difficile da utilizzare per raggiungere il loro pubblico, così usano strumenti come LinkedIn, nella speranza di portare a termine le loro truffe. In genere, questi tipi di richieste di connessione sono facili da individuare. Naturalmente è necessario ignorarle o segnalarle. Per tutti gli altri, ti consiglio di accettare la connessione. Ecco perché:

Fatti trovare

Quando qualcuno cerca il tuo nome o la tua abilità su LinkedIn, i risultati vengono visualizzati in base al livello di collegamento che la persona ha con te. Più connessioni hai, maggiore è la possibilità di arrivare più in alto nei risultati di ricerca. E desideriamo essere trovati quando qualcuno ci sta cercando, non è vero?

Scopri di più

Puoi vedere i profili completi solo delle connessioni di primo e secondo livello. Più collegamenti di primo livello hai, più profili completi puoi vedere. Questo aiuta quando stiamo cercando di conoscere potenziali clienti, valutare partner  per il nostro business e trovare nuovo personale.

Aumenta il tuo pubblico

Più connessioni hai, più potenziali occhi vedranno il contenuto che pubblichi, sia attraverso gli aggiornamenti di stato che i contenuti più lunghi, utilizzando il blog di LinkedIn. E tutte queste persone che vedono i tuoi contenuti possono condividerli con i membri della loro rete – aumentando la visibilità in modo esponenziale.

Punta al Magic 500+

Grazie ad un fenomeno psicologico strano, pensiamo che le persone con 500+ nel loro profilo siano molto più connesse di quelle con 499. [Continua…]

Ma perché noi donne abbiamo un problema con le foto profilo?

Tiziano - Donna allo specchio
Noi donne – qui generalizzo, ma magari per tante non è così e lo spero – conviviamo con un’immagine di noi profondamente distorta.
Conviviamo perché, dopo un po’, non possiamo farne a meno: quindi passiamo davanti agli specchi veloci e col sopracciglio alzato o ci guardiamo mentre ci trucchiamo con quel sospiro.
Quello che di solito riserviamo alla vista di una cameretta appena deflagrata di giochi o di una scrivania dove abbiamo lavorato fino alle ore piccole e le tazze di tisana, la tastiera e i fogli sono tutti protagonisti dello stesso girone dantesco.

Il mio punto di vista

Qui io non posso fornire consigli su come migliorarsi o su quali colori usare per far risaltare le caratteristiche positive che TUTTE abbiamo e che spesso non vediamo. Né posso addentrarmi nei campi non miei delle analisi psicologiche: il mio è il punto di vista di una mamma freelance che si impegna tutti i giorni per tenere insieme i pezzetti e che ha notato quanto ci assomigliamo un po’ tutte.
Mi dite che per forza di cose è così? Che sono i modelli di donne rifatte ai quali non potremmo mai assomigliare che ci rendono incapaci di riconoscerci per ciò che siamo? Indubbiamente. Però è anche vero che noi molto spesso amiamo alimentare i nostri fantasmi, che ci piace cortocircuitare nei pensieri negativi come criceti sulla ruota.
La via di uscita la dobbiamo trovare e non solo perché gli esperti di Personal Branding ci spiegano che è fondamentale avere una foto profilo che ci rappresenti; ma anche perché, quando finalmente ci facciamo fare quella che ci soddisfa, non possiamo più tornare indietro. [Continua…]

La prefazione al libro Personal Branding per il manager di Hoepli

Copertina Arruda Dib
Quando Hoepli mi ha confermato la curatela del libro Ditch Dare Do! di William Arruda e Deb Dib Personal Branding per i manager, ho pensato: perché non far scrivere la prefazione ad un Manager che incarna con coerenza i principi del libro e che conosce bene il pubblico a cui è rivolto? Dieci minuti dopo ero al telefono con Enrico Pedretti, direttore Marketing di Manageritalia!
Riporto qui il testo che secondo me coglie perfettamente lo spirito e inquadra il volume nello scenario italiano:


Mi accade spesso di dover capire se un manager e un’azienda possano essere utili al mio business. In genere, ricerco manager e aziende su Google e poi faccio qualche telefonata, cercando di comprendere quale sia il brand di quel manager e di quell’azienda, perché da questo, e solo da questo, partono tutte le relazioni umane e di business.

Sappiamo che il brand è la cosa più importante per un’azienda. Perché è noto che in quella parola, in quel payoff e nella notorietà correlata si racchiude tutto quello che ci serve per sapere chi è, che sensazioni ci trasmette e cosa potremmo fare insieme.

Per costruire un brand servono introspezione, metodo, tempo e continuità. E non è poi detto che quel brand sia comunque vivo, conosciuto e percepito per quello che veramente è o vuole essere. Bene, se questo è vero, mi chiedo perché non sia altrettanto chiaro che il brand dell’azienda lo fanno le persone che ci lavorano e gli danno vita e ancor più per- ché le persone non si pensino come un brand che deve essere comunicato per dargli sostanza e vita.

Tutto ciò è ancor più vero per un manager! Ma quanti manager sanno di essere un brand per loro, la loro azienda, i loro collaboratori, i clienti, i fornitori e tutti gli stakeholder? Pochi! E quanti lavorano per dare vita al loro brand? [Continua…]

Professionista delle… coccole!

Ormai è appurato scientificamente che gli abbracci ci fanno stare bene: liberano l’ossitocina, il cosiddetto “ormone delle coccole” o “della felicità”, che non solo migliora istantaneamente il nostro umore, ma contribuisce anche ad abbassare la pressione, riduce lo stress, ci fa correre meno rischi cardiaci, fa sparire le nostre paure…

Chi avrebbe mai detto, però, che su questo principio si potesse costruire un’attività?

Ci ha pensato Samantha Hess, con il suo servizio di coccole professionali: aperto nell’Aprile del 2013, ha ottenuto rapidamente migliaia di visualizzazioni e menzioni su importanti mass media, tra cui CNN, CBS This Morning, NBC e il London Daily Mail, tanto che ora è la sola carriera di Samantha.

Samantha Hess, professionista delle coccole
[Continua…]

Come essere soddisfatti del, ma soprattuto, dal proprio lavoro

  1. Lavorare comodamente da casa propria;
  2. Lavorare Part-Time;
  3. Guadagnare almeno 20.000€ all’anno;
  4. Avere 15 orgasmi alla settimana

No, non è mail della tua cartella spam e neppure un sogno!

A S S O L U T A M E N T E  NO!

cara1

Si chiama Cara Houiellebecq ha 33 anni e nel suo “ufficio” può vantare una collezione di più di 2000 sex toys  che ha opportunamente testato, recensito e addirittura venduto tramite il suo blog.

Come ha fatto a trovare questo lavoro?

Cara ha lavorato in banca e nel tempo libero ha sempre aggiornato il suo blog, ovviamente non è mai stata una fashion blogger e nemmeno una nutrizionista, men che meno le è mai saltato in mente di parlare di fitness.

L’argomento principale riguardava la sua intimità e la sfrenata passione per i sex toys.

“E se iniziassi a recensire tutti i sex toys che ho usato?!”

EUREKA!!! Ha iniziato, quindi, a recensire ogni tipo di sex toy, il sito ebbe tantissime visite e venne contattata da varie aziende, le quali tutt’ora le inviano i sex toys per testarli, recensirli e venderli direttamente dal suo sito.

Se questo non è un posizionamento Al Ries non è mai esistito!

Scarpe

P.S: Ha anche creato una collezione personale “Fantasy by CaraSutra”

Cara è riuscita a trasformare il suo hobby e la sua “passione” in un vero e proprio lavoro!

Speriamo non inizi a testare anche i cellulari ;)

TOP SECRET: Leggi solo se sei Mark!

C’erano una volta all’Underground Ad School di Buenos Aires, 19 studenti provenienti da Cile, Ecuador, Spagna, Brasile, Colombia e Argentina, uniti da un’unica missione: CONTATTARE MARK ZUCKERBERG…

Attraverso le piattaforme digitali, come ormai è noto, è possibile raggiungere chiunque nel mondo, che poi Guzzanti direbbe “Aborigeno ma io e te che cazzo se dovemo dì?

Ma se il vostro obiettivo fosse quello di utilizzare Facebook per farvi notare dal Creatore, allora dovreste creare qualcosa di sorprendente, sensazionale e in grado di scatenare il “Fattore WOW” anche nella testa di Mr FB.

Ecco alcuni punti per cercare di realizzare il “Fattore WOW”

  • Seleziona un target
  • Studia il suo ambiente
  • Analizza il target nel dettaglio
  • Cerca di irrompere nei suoi comportamenti abituali
  • Stupiscilo!

Iniziarono quindi a scavare a fondo, una vera e propria indagine per ottenere più informazioni sul loro target: Mark.

[Continua…]

Come migliorare la tua visibilità su LinkedIn e trovare lavoro senza inviare nemmeno un CV

Dopo la laurea, dovendomi cercare un lavoro, ho avuto modo di fare un po’ di esperienza con LinkedIn. In questo post cercherò di proporvi quanto ho imparato, mostrandovi alcuni semplici accorgimenti per migliorare la vostra visibilità nelle ricerche e, magari, ricevere proposte di lavoro senza inviare nemmeno un CV.

Digital role

Consigli base: come farsi trovare nelle ricerche

Da qui in avanti leggerete riguardo alle tecniche più efficaci per migliorare la visibilità del vostro profilo. In questo articolo non parlerò di tutti i consigli che si possono dare su come scrivere un buon background, scegliere la foto giusta, riempire al meglio tutte le sezioni, come organizzarle etc. Ma se ne avete bisogno, i migliori consigli sono: 1. Fidarsi dell’indicatore di Linkedin che misura quanto “efficace” è il tuo profilo; 2. navigare fra i profili di successo del proprio settore, oppure dare un occhio al profilo di chi fa bene Personal Branding.

Quindi inziamo! [Continua…]

Non si può parlare la prima volta di sé durante il primo colloquio di lavoro

Parla di ciò che vorresti

Per due settimane, a settembre, ho passato 8 ore al giorno in aula con un gruppo di 3 ragazzi e 11 ragazze. Il mandato del committente – un’agenzia di lavoro interinale – era svolgere un corso di comunicazione. La genericità mi ha illuminato d’immenso dubbio: ma hai presente che sotto quell’etichetta ci può stare di tutto, da Jacobson alla PNL?

Fasce d’età: 22-25; 31-38; una 50 e una 55. C’era chi cercava lavoro per la prima volta, chi si voleva riciclare, chi aveva fatto una scelta sbagliata, chi cercava di trovare il bandolo, chi si voleva rinforzare. Tutti diplomati, chi con laurea conclamata (2), chi con università abbandonata (3), chi con laurea-ci-sono-quasi (3).

Vuoi parlare davvero di Jacobson?

Le prime due ore le ho trascorse a capire chi avevo di fronte. Uno per uno i miei allievi hanno snocciolato studi ed esperienze e tutti, uno per uno, si sono sentiti rivolgere la stessa domanda: qual è il tuo sogno? Che cosa vorresti davvero fare?

Qualcuno ha fatto la supercazzola, qualcuno voleva un generico posto fisso, qualcuno voleva “semplicemente” slogarsi (fare logout) dalla famiglia e qualcuno non ne aveva un’idea compiuta. E va bene, ho pensato, i corsi di comunicazione possono servire anche a questo.

Prepararsi a parlare di sé

Abbiamo parlato di scrittura, di curriculum, di come proporsi, [Continua…]