Nel 2015 è meglio uno stage di una media del 30 in Università

“Nel 1920 dopo la scuola si entrava direttamente nel mondo del lavoro, lavorare per esempio in una catena di montaggio era un’ottima occasione da non lasciarsi sfuggire, testa bassa e tirare dritto dopo quarant’anni, nel 1960, si aveva la propria pensione ed una casa in cui godersi la vecchiaia.
Quindici o magari vent’anni dopo il futuro era riposto nelle mani delle Università per ampliare i propri orizzonti e studiare l’arte del management e dell’organizzazione per imparare a diventare manager. Dopo 4 o 5 anni lavorare nel gestire e organizzare la numerosa forza lavoro di una di queste aziende sarebbe stato un posto sicuro e ben retribuito quindi un occasione da non perdere.
Qualche anno dopo invece dopo aver preso il diploma molti per salire di un ulteriore gradino nella scala del progresso sociale, sarebbero diventati liberi professionisti, medico ed avvocato.
Poi quando è giunta l’era della televisione e del mass marketing, le giovani generazioni sono state incoraggiate a diventare marketer, pubblicitari, copywriter, consulenti finanziari, professioni dove si maneggiano le idee e non ferro e acciaio, quindi un lavoro totalmente astratto se confrontato con il lavoro dei nostri nonni”. Seth Godin.

Mi rivolgo qui a chi aspira a lavorare nel mondo della comunicazione digitale…
Cosa ci riserva il futuro? [Continua…]

Spotify assume, a modo suo!

Spotify ha creato una playlist davvero sensazionale ed al momento conta solo 158 follower.
“Wow che novità, Spotify crea sempre playlist!” mi potreste dire. Questa volta, però, è diverso.


La playlist si chiama “Join Spotify” ed ogni traccia presente all’interno è parte della seguente frase:

Hello! Are you looking for how to fly or maybe get a job look no further. We want awesome people like you working for us. Apply today, before it’s too late. Finally wanted to say: you’re beautiful

Eh si, avete capito bene, Spotify assume e lo fa a modo suo, attraverso una semplice playlist! [Continua…]

Post-it e Personal Branding per gli studenti dello IULM al Master in Social Media Marketing

Community Manager, Content Curator, Social Media Manager, Social Marketing Manager, Digital Manager, Web Community Supervisor…chi più ne ha ne metta!

Oggi il mercato è in continua trasformazione, dinamico e spietato, non aspetta nessuno. Ogni giorno nascono nuove posizioni lavorative nel campo digitale: una lama a doppio taglio.

Infatti l’errore più comune è quello di farsi trascinare dall’onda del mercato piuttosto che cavalcarla attraverso un posizionamento e competenze specifiche, così se il mercato richiederà un Community Manager, Digital Strategist o Social Media Manager tutti i potenziali candidati declineranno le proprie skill per queste professioni.

Ma chi fa cosa, e cosa fa chi?

Queste nuove posizioni professionali mostrano una contaminazione di skill che non permette, a priori, di distinguere le une dalle altre; ci sono agenzie alla ricerca di un Social Media Manager per svolgere le funzioni di un Community Manager e aziende che chiamano un Digital Strategist, Web Marketing Manager.
Il gap si trova non solo nella specializzazione che si vuole offrire, ma anche nella confusione professionale che non è al passo con le trasformazioni del mercato.

Master in Social Media Marketing allo IULM e le nuove professioni digitali

Per questo motivo lo scorso Ottobre, ho fatto l’assistenza agli studenti del Master in Social Media Marketing & Web Communication SDC presso l’Università IULM in una lezione di Luigi Centenaro.
Durante la lezione di Personal Branding abbiamo lavorato con i futuri professionisti del Digital sull’importanza del posizionamento e di specializzarsi in qualcosa di credibile e specifico così da tentare di “governare” il mercato e non lasciare che siano le aziende a dover fare tutto il lavoro.
La soluzione per affrontare le continue evoluzioni del mercato è sviluppare una nuova competenza: il sapersi posizionare nella maniera più credibile possibile.
Attraverso l’utilizzo del Personal Branding Canvas gli studenti hanno potuto visualizzare in mondo schematico le proprie competenze, identificando un piano di Personal Branding (Investimenti) per raggiungere il proprio obiettivo professionale.
Nell’ambito di un po’ tutti i master uno degli obiettivi di ciascun studente è quello di riposizionarsi rispetto a precedenti professioni. In questo contesto il consiglio di Luigi che è emerso più volte durante il corso è quello di non “buttare via il proprio passato”, ma di trovare un modo di valorizzare le precedenti esperienze professionali all’interno del proprio posizionamento: in che modo gli apprendimenti fatti nelle precedenti esperienze saranno utili ai tuoi futuri datori di lavoro nella tua nuova professione? In che modo le tue precedenti esperienze aumentano la tua credibilità in un certo settore o competenza?

Conoscere il mercato

Personalmente vi consiglio non solo di riempirvi le tasche di post-it per iniziare la propria strategia con il Personal Branding Canvas, ma anche di fare una vera e propria ricerca di mercato. Ad esempio leggendo “Le nuove professioni del web” di Giulio Xhaet. Un tempo Internet era un luogo per soli smanettoni, oggi invece la Rete è un’estensione del mondo fisico, dove da una parte della strada ci sono persone che esprimono e condividono opinioni e dall’altra parte aziende e agenzie alla ricerca di figure professionali inedite. Analizzate i vostri punti di forza, l’identità e le competenze per trovare il giusto posizionamento; il libro di Giulio, sarà il vostro asso nella manica per riuscire a definire quale potrebbe essere la professione fatta su misura per voi.

 

Switch: il Tinder del lavoro

Switch: mobile job search app

Spesso utilizziamo i Social nel modo scorretto: ognuno di loro ha un proprio scopo. Se li utilizziamo per divertimento non ci sono particolari conseguenze, ma diventa grave quando siamo nell’ambito della ricerca del lavoro: c’è chi confonde LinkedIn con Twitter o addirittura con un sito di appuntamenti! Probabilmente conoscerete la storia del’avvocato inglese Alexander Carter-Silk, 57 anni, che ha commentato su LinkedIn la foto della collega Charlotte Proudman, 27 anni, scrivendo «Charlotte, non sarà politicamente corretto dirlo, ma la foto del suo profilo è favolosa. Mai vista un’altra così. A mani basse vincerebbe il primo premio».

E se l’App che utilizziamo per cercare lavoro prendesse spunto dalla più famosa App di appuntamenti, copiandone il meccanismo, non sarebbe ancora più rischioso?

Tinder ci ha insegnato che la persona giusta può essere a uno swipe di distanza. Dunque perché non trasferire un format così ben funzionante per cercare il giusto posto di lavoro?

Questo deve aver pensato nel 2014 Yarden Tadmor, quando ha fondato Switch, l’app conosciuta appunto come “Tinder del lavoro”, di cui è CEO e fondatore.

Se tu abitassi negli U.S.A. e fossi alla ricerca di un lavoro ti basterebbe compilare un breve profilo, scorrere le offerte di lavoro e fare swipe verso destra o sinistra per candidarti a quelle che ti interessano o ignorare quelle che non fanno al caso tuo. Nel frattempo, i selezionatori farebbero la stessa cosa con il tuo profilo e quello degli altri candidati. In pochi minuti potresti trovarti in una chat informale con i selezionatori di Accenture, Facebook, Dropbox, eBay e Amazon. E qui devi giocare tutte le tue carte!

Tra l’altro Switch ti aiuta a risparmiare tempo nella ricerca perché, confrontando il tuo profilo con le varie job description, ti segnala solo le offerte che potrebbero interessarti. La stessa cosa vale se sei un selezionatore: ti vengono proposti solo i candidati con i requisiti adatti a ricoprire quel ruolo.

L’App potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui si ricerca lavoro, costringendo i candidati a rivedere le proprie strategie e a trovare soluzioni originali per stimolare l’interesse e catturare l’attenzione dei selezionatori, raccontandosi solo con brevi frasi e puntando tutto su poche parole chiave, come sta accadendo con #twesume, ovvero la diffusione tramite Twitter del proprio Curriculum Vitae – o profilo LinkedIn – compresso in soli 132 caratteri!

9 minuti: nove consigli finali (ultima parte)

Personal Brand in 9 minuti

Segue dalla settima parte della serie di articoli tratta da “9 minuti”, che inizia qui.

Indipendentemente da quali azioni scegli, ricordati di impegnarti a farle ogni giorno. Per rendertelo più facile, ecco nove consigli e trucchi per fare sì che 9 minuti al giorno funzionino per te:

  1. Scegli un momento specifico della giornata in cui ti dedicherai ai tuoi 9 minuti, se pensi che renderà più probabile sviluppare in te la nuova abitudine. Utilizza inviti sul calendario e promemoria su iPhone per aiutarti a trasformare l’intenzione in azione.
  2. Imposta il tuo allarme su iPhone o sul computer per 9 minuti, quando inizi l’attività, in modo da poter rimanere concentrato e non dover continuare a controllare l’orologio. Puoi anche usare un’app come Bang Boom Buzzer come timer.
  3. Spegni il telefono e gli avvisi e-mail, e chiudi la porta per garantirti la completa concentrazione durante questi minuti brevi ma fruttuosi.
  4. Riconosci che le cose che fai al di fuori del lavoro hanno valore per la tua carriera. Per esempio, il volontariato che fai può essere estremamente utile. Sappiamo quanto i responsabili delle assunzioni e i reclutatori apprezzino questi aspetti nel tuo profilo LinkedIn.
  5. Considera di usare i 9 minuti durante i periodi di lavoro non tradizionali nell’arco della giornata, come durante la pausa pranzo, mentre fai il pendolare o mentre stai bevendo il tè o il caffè del mattino.
  6. Dai una priorità alle azioni che eseguirai e scegli quelle che rafforzeranno il tuo Brand. Ad esempio, se il Brand è incentrato sull’essere globale, considera di incorporare l’applicazione TripIt nel tuo profilo LinkedIn, così che la gente possa vedere quanto sei internazionale.
  7. Sfida la tua squadra ad adottare la mentalità dei 9 minuti al giorno, o sii il garante di un’iniziativa a livello aziendale. Ricorda, la Gestione di Carriera è parte del tuo lavoro.
  8. Blogga, Twitta e aggiorna il tuo stato su LinkedIn con le azioni che stai facendo per far progredire la tua carriera. È un buon modo per far sapere ai tuoi colleghi che prendi sul serio la tua carriera.
  9. Crea un calendario ogni mese con le tue azioni in 9 Minuti e mettile nella lista di cose da fare. Se non sei pronto a crearla tu, inizia con questa:
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì
Settimana 1 Configurare metion.net per monitorare la mia reputazione
Aggiornare il mio status
Fare una pausa caffè con qualcuno di un altro reparto Creare il copione per la mia video-bio Fare ricerca sul Web – trovare 5 persone che dovrei conoscere Creare la lista delle mie vittorie della settimana
Settimana 2 Aggiornare il mio profilo LinkedIn e i Social Media Partecipare a un gruppo online – presentarmi Connettermi con 3 persone nuove nel mio campo Parlare al mio mentore del mio prossimo cambio di carriera Creare la lista delle mie vittorie della settimana
Settimana 3 Ricercare blog relativi al mio campo di esperienza Scrivere e postare una raccomandazione per un mio pari Girare la mia video-bio Chiedere raccomandazioni al mio precedente manager Creare la lista delle mie vittorie della settimana
Settimana 4 Creare una lista di mentori fuori dalla mia organizzazione Connettere 2 persone del mio network tra loro Leggere un capitolo di un libro rilevante Seguire un gruppo di ex-colleghi delle aziende precedenti Creare la lista delle mie “vittorie” del mese precedente

Questo è l’ultimo paragrafo del documento che riassume il concept “9 minuti al giorno” come tattica per gestire il proprio Personal Brand.

questo link trovi i paragrafi precedenti.
Il paper è stato scritto per LinkedIn partendo dal principale problema che hanno tutte le persone di successo quando devono fare Personal Branding: pochissimo tempo!
Puoi approfondire il metodo leggendo anche il libro Personal Branding per il Manager, di William Arruda e Deb Dib, edito da Hoepli.