Seth Godin: Prima di tutto organizzane 1000

Il solito magnifico Seth Godin ci illumina sull’importanza del Personal Branding e del Social Networking in un articolo che traduciamo qui dall’originale.

Kevin Kelly ci ha cambiato il modo di pensare con il suo famoso articolo “1,000 true fans” [NdT: in italiano].

Ma se non sei un artista o un musicista? Ci può essere un’opportunità di business anche in questo caso?

Penso che l’abilità di trovare ed organizzare 1.000 persone sia un’opportunità dirompente. Mille persone che coordinano le loro azioni sono sufficienti a cambiare il tuo mondo (e sbarcarci il lunario).

  • 1.000 persone, ciascuna che spende $ 1.000 in una crociera su un particolare interesse significano un milione di dollari.
  • 1.000 persone, ciascuna che spende $ 250 per un seminario di un giorno ti da la possibilità di invitare spesato a parlare chiunque tu desideri.
  • 1.000 persone che votano come un unico blocco cambiano le politiche locali per sempre.
  • 1.000 persone che hanno l’intenzione di provare un nuovo ristorante da te suggerito determinano il successo di un imprenditore e possono cambiare lo scenario della tua cittadina.

Ancora meglio, coordinare l’evoluzione culturale e le connessioni di una tribù di 1.000 persone non è solo un’opportunità di guadagno, ma è anche gratificante. Se puoi portarle dove loro vogliono andare, diventi indispensabile (e rispettato).

Quale è la difficoltà? La parte più difficile è quella di modificare la tua attitudine. Invece di farti strada per appuntamenti al volo, invece di urlare a sconosciuti tutto il giorno per guadagnarti da vivere, coordinare una tribù di 1.000 richiede pazienza, costanza e il focalizzarsi su relazioni a lungo termine e su del valore che duri una vita. Non devi trovare clienti per i tuoi prodotti ma prodotti per i tuoi clienti

Guest Post: Personal Brand Identity secondo Doctor Brand

Jacopo Pasquini aka Doctor BrandPer lavoro (Banca Monte dei Paschi di Siena + Master in Comunicazione d’Impresa) e per passione (Blog Doctor Brand) si occupa di Marketing, comunicazione, Branding e Social Media.

La Personal Brand Identity

Prima di iniziare saluto i lettori di “Personalbranding.it” ed ringrazio Luigi e Tommaso per l’ospitalità: non potevo non accettare il loro invito a scrivere un guest post sulla Personal Brand Identity, l’insieme degli strumenti e dei modi con cui è possibile definire la propria identità di Brand.

Marketing e comunicazione cambiano continuamente e molto velocemente, soprattutto nel mondo digitale. E’ sorprendente tuttavia notare che i progetti di Brand Management vincenti iniziano sempre con la definizione di una dettagliata identità di marca; in altre parole è indispensabile chiedersi da subito – in fase di pianificazione – “chi siamo” e “chi siamo nei confronti degli altri”.

Per questo motivo, di recente, ho tentato un esperimento di co-creazione online di un nuovo “Modello di Brand Identity 2.0” con l’obiettivo di inquadrare una schematizzazione plausibile e attuale.

L’output del Laboratorio di Branding 2.0 è stato questo:

Ebbene, cosa si può applicare al Personal Branding? Quali dimensioni possiamo approfondire per gestire la propria identità virtuale? Vediamolo insieme. Continua a leggere Guest Post: Personal Brand Identity secondo Doctor Brand

I migliori contributi italiani del 2009 sul Personal Branding

Il 2009 è stato l’anno della consacrazione del Personal Branding negli Usa. Nel nostro paese il concetto di promozione personale attraverso i media sociali sta entrando molto lentamente.
Tuttavia nell’anno appena passato non sono mancati contributi notevoli in proposito.

Ecco una raccolta dei più chiari, interessanti e significativi interventi sul Personal Branding:

Amo Internet perché grazie alla rete ho potuto…

Nel nostro libro abbiamo spiegato lungamente i vantaggi che può creare Internet alle persone, in ottica promozione delle proprie competenze, creazione di nuovi business e opportunità di carriera…
Poi con un breve video arriva il giovane creativo Valerio Masotti della Slevin.it e lo fa in maniera assolutamente brillante. Tra l’altro è anche il video vincitore del contest Internazionale “I Love Internet” indetto da Telecom Italia e Wired!

L’Indice consegnato all’Editor… sorprese post revisione?

PRIMA PARTE – SVILUPPARE IL PROPRIO BRAND

Cap 1 – LA MARCA CHIAMATA TE
Branding?
La marca chiamata te
Personal Branding
Un motore che lavora per te
A chi serve il Personal Branding
Quello che ti rende unico è la chiave per il tuo successo
Personalità inclusa
Internet è il doping del Personal Branding
Alcune premesse per Te
Una ricetta anticrisi?
Continua a leggere L’Indice consegnato all’Editor… sorprese post revisione?

Il papa online tra dialogo, reputazione e gestione della sua immagine

Qualche tempo fa ha fatto discutere l’iniziativa del Vaticano per “promuovere” il Papa online: Pope to You. Fortemente voluto da Don Paolo Padrini, si tratta di una serie di attività e prodotti per avvicinare il Papa agli utenti della Rete. Da YouTube a Flickr, da Facebook ad un’applicazione iPhone passando per un account ufficiale Twitter sembra che l’esempio di comunicazione di Obama abbia fatto scuola.

Come spiega don Paolo il Papa “non è una star che firma autografi“, la sua presenza su Facebook è piuttosto una presenza da leggere in una dinamica di Chiesa. Non vi aspetterete mica gli status del Papa, vero? Roba tipo “Oggi fa caldo“, “Oggi vado di qui o di là“. L’intento di questo progetto è piuttosto quello di mandare messaggi a coloro che vogliono avere un contatto diretto, anche su web, con la Chiesa e quindi con il Papa; ma soprattutto si punta a creare una community di fedeli che possano poi avere, tra di loro, contatti in una dinamica di Chiesa. E’ come se si volesse trasferire una grande comunità utilizzando quegli strumenti di socializzazione del web.

L’intervista completa a Don Paolo Padrini, project manager di Pope to You è disponibile su blogosfere.

Chiaramente non si tratta di un contatto diretto, ma di un modo di avvicinarsi all’insegnamento e alle attività del Papa, portando la sua figura a contatto con gli internauti. Ma il Vaticano è disposto a perdere parte del controllo su Sua Santità? E’ pronta alla vivisezione del Brand?

Sappiamo bene come la Rete è il luogo di massima espressione e nessuno può controllare il modo in cui verrà utilizzato un contenuto condiviso. Ricordate il manifesto elettorale di Casini da riutilizzare dopo il generatore di Paul the Wine Guy?

Il 19 Dicembre scorso il Vaticano ha pubblicato un comunicato stampa (peccato per l’inutilizzabile ufficio stampa vaticano) in cui cercava di limitare l’utilizzo libero del nome e dell’immagine del Santo Padre.

Non si può adoperare il nome del Papa per intitolare istituzioni culturali senza una preventiva autorizzazione del Vaticano. Così la Santa Sede, deplorando il fatto che talvolta si é fatto uso di titoli pontifici, sia del Papa vivente che dei predecessori, per finalità che nulla o ben poco hanno a che vedere con la Chiesa cattolica. ‘Spetta esclusivamente alla Santa Sede – afferma una nota – la legittimazione a tutelare in ogni modo il rispetto dovuto ai Successori di Pietro’.

Due pesi e due misure o un’incongruenza di fondo?

Martina Panagia incontra FriendFeed

Se ti interessa entrare in una community hai due opzioni:

  1. Aspettare per un po’ in disparte, vedere lo stile delle sue conversazioni, inziare a stringere qualche relazione, condividere dei contenuti che interessino agli altri membri.
  2. Partire in quarta, con il tuo personale stile, generando un bel flame, spezzando i pregiudizi, attirando un sacco di follower e commenti, pro e contro. Perché sei come sei.

Siamo tutti d’accordo, no? La via più indolore è la prima. Io la chiamo “Community Pacing“, che in Italiano si potrebbe tradurre come “inzia con il tenere un profilo basso, poi si vedrà“. La consigliamo sempre. Ma questa faccenda mostra che anche con la seconda ormai si possono raggiungere dei risultati!

E’ proprio vero che, come avviene offline, nei Social Media nulla è sbagliato o giusto di per sè, dipende tutto dai tuoi obbiettivi!

Cosa ha fatto Martina Panagia?

Martina Panagia è una splendida artista della tv e modella, per qualche oscuro motivo decide di sbarcare su FriendFeed. Continua a leggere Martina Panagia incontra FriendFeed

Ecco finalmente i nomi dei contributor al nostro libro!

Come anticipato il libro presenta un appendice in cui abbiamo chiesto ad amici esperti di vari settori di scrivere degli articoli per i lettori del libro. Putroppo ci siamo persi per strada l’amico FunkyProfessor, ma abbiamo ricevuto dei contributi di altissimo valore!

Fabio Giglietto:
YES WE(B) CAN: LA POLITICA DOPO OBAMA

LaFra:
DA CELEBRITY NEL WEB A CELEBRITY DEL WEB

Giorgio Taverniti:
CONSIGLI DI UN SEO PER LA GESTIONE DEL PROPRIO BRAND SU GOOGLE

Stefano Bendandi:
PERSONAL BRANDING E PRIVACY

Davide Rapetti:
IL VALORE DEL DESIGN GRAFICO NEL PERSONAL BRANDING

Giacomo Bruno:
GLI EBOOK COME STRATEGIA DI PERSONAL BRANDING

Daniele Minotti:
SOCIAL MEDIA E DIRITTO

Intervista a Stefania Nascimbeni aka Gaia Altieri Rotondi

Stefania Nascimbeni è una giovane giornalista e consulente di comunicazione milanese. La proponiamo perché ci è piaciuto il modo non convenzionale con cui ha deciso di promuovere il suo Personal Brand.
Stefania infatti dopo aver cercato per mesi un editore per il suo romanzo “Altre Cento Me”, decide di iscrivere su Facebook il profilo della protagonista del libro: Gaia Altieri Rotondi. Il successo è immediato: quasi 3.500 amici in pochissimi mesi fino agli oltre 15.000 attuali. Gaia è invitata alle feste, alle sfilate e programmi televisivi e le sono stati dedicati articoli importanti su testate nazionali, come Gente e Glamour. Stefania intanto riceve proposte di lavoro, due Blog sui portali di Condé Nast e dopo aver partecipato a Protagoniste su Sky, assieme con Alessandro Ferrari, autore di “Facebook domani smetto”, trova addirittura un agente editoriale!
Questa breve intervista che proponiamo ripropone anche conversazioni avute con lei su vari Social Media.

L’intervista

Domanda 1:
Stefania, la tua azione è una esempio molto efficace di quello che noi chiamiamo Personal Guerrilla Marketing, il marketing non convenzionale di se stessi. Noi riteniamo che questo funzioni alla lunga solo se dietro ci sono dei veri contenuti. Sei d’accordo con questa visione?
Risposta:
Grazie Luigi. D’accordo ovviamente, i contenuti sono fondamentali se no il prodotto rischia di fare acqua. Nel mio caso avevo un prodotto valido (altrimenti non mi sarei esposta così), il mio romanzo, che narra le storia di Gaia, un’eroina dei tempi moderni e campione perfetto della nostra generazione in piena crisi.

Domanda 2:
Ci racconti cosa ti ha spinto a tentare quella strada?
Risposta:
In quanto esordiente nell’ambiente letterario avevo bisogno di crearmi quella opportunità per essere semplicemente ascoltata dalla case editrici e non far finire il mio dattiloscritto cestinato come la maggior parte. Ebbene, mettere Gaia su Facebook creando il malinteso iniziale ‘esiste o non esiste’ (non ho detto subito che era il personaggio di un libro, anzi manoscritto non ancora pubblicato e già richiestissimo) ha incuriosito, attirando nel suo network perfino politici, cantanti, personaggi dello spettacolo e colleghi giornalisti. Da lì infatti è nato il fenomeno mediatico e ne sono uscite decine di rassegne su stampa e tv nazionali.
In breve ho raggiunto l’obiettivo con 15.000 utenti nel Web: prendere contatto diretto coi resp. editoriali e ho trovato un agente letterario fantastico, serio, che mi ha già proposto nuovi progetti.

Domanda 3:
Consiglieresti questa strategia ad altri autori debuttanti?
Risposta:
Vi posso dire una cosa citando L’Arte della Guerra: la stessa strategia vincente non può essere applicata una seconda volta, il Marketing del proprio Personal Brand va rielaborato di continuo e credo sia necessario avere quel fiuto, quello sguardo lungimirante, che ti porti sempre a guardare oltre, anticipando il bisogni e le tendenze del mercato.

Domanda 4:
Eccellente consiglio! Raccontaci cosa stai facendo ora?
Risposta:
Sto frequentando il corso di scrittura dello scrittore Raul Montanari, a Milano, perchè credo sia importante imparare sempre e mettersi nella condizione di ridiscutersi attraverso il confronto, specialmente con chi ne sa di più; e vi posso dire che la cosa più importante che ho capito in questi mesi è proprio quanto valga la pena LEGGERE, più che scrivere (questo per tutto, però, nella vita).
Bisognerebbe avere attenzione per ‘ambienti ‘ differenti, passando dalla letteratura alla filosofia fino a Novella Duemila, perchè è dal mondo che abbiamo intorno che nascono le idee più brillanti!

Domanda 5:
Come vivi il rapporto tra Stefania e il tuo alter ego Gaia?
Qualche difficoltà nel gestire le due identità?
Risposta:
Gaia mi è molto cara, ovviamente. Caratterialmente, ma anche fisicamente, sono io. Le sue storie non sono le mie, però. O meglio, sono le storie di qualunque trentenne di questo strano millennio che non ha più valori né idee, ma solo il bisogno di omologarsi a dei prodotti finiti e pronti per essere scaldati a microonde. Ecco, già c’è una differenza fra noi, Gaia vive di Salti in Padella, mentre io amo cucinare: mi piace ancora scaldare il risotto con la pentola per il brodo a parte. Ci si impiega dai 18 ai 20 minuti, più matecazione!
Ma Gaia è la mia eroina, in fondo è riuscita a fare cose o a ribaltare situazioni che io non avrei mai avuto nemmeno il coraggio di guardare nella mia vita. Quando scrivi una storia che in un certo senso parla anche di te finisci per voler bene al personaggio. E quindi, se lei è amata, mi ci sento anch’io.
Per carità, non sono mica una scrittrice vera io (anche se spero di diventarlo un giorno!), e non ho la presunzione di insegnare niente a nessuno. Posso solo raccontarvi come ho vissuto questa esperienza: quando si è cominciato a parlare mediaticamente di ‘Gaia’, io sono praticamente sparita, il che vuol dire che la strategia ha funzionato. Certo, a volte è stato svilente. Sai, ancora adesso se pubblico una scemenza nella pagina di Gaia su Fb tutti ‘Oh, brava, bis’, se scrivo io nella mia pagina (dove i contatti sono molto più selezionati) qualcosa di serio… mi si filano in cinque o sei (che sono più che altro fan di Gaia!) Volevano lei a sfilate, programmi tv, interviste, e beh alla fine spuntavo io. Quindi è stata una doppia sorpresa per tutti. Ma è il gioco delle parti, come quando l’attore interpreta sempre lo stesso ruolo e alla fine la gente lo chiama per strada con quel nome, anzi che con quello vero!

Domanda 6:
Come si evolverà il personaggio di Gaia?
Risposta:
Perché, si deve evolvere per forza? Nella vita reale ci sono ‘personaggi’ che non cambiano mai. Pur mutando di continuo.
Il che sembrerebbe una contraddizione, ma è la legge universale dell’esistenza umana: appena hai capito come funziona, arriva qualcuno a rimescolare le carte della partita.
Gaia, leggerete il romanzo prima o poi, si è già evoluta tantissimo. Anche se nel finale resta qualcosa di aperto… come per dire ‘Avrà mica fatto tutta questa fatica per niente!” (la fatica è entrare in analisi con una psicoterapeuta transessuale che le fa fare delle cose assurde ogni mese per portarla fuori dal cliché di sempre perfetta per gli altri, finisce persino come senzatetto!)
Preferisco dire, quindi, che Gaia si è ritrovata, a un certo punto, finendo non solo per accettare ma addirittra per amare quelle sue piccole follie del tutto caratterizzate. In fondo, anche lei è unica, proprio come tutti!

Domanda 7:
Ma quando potremo comprare il tuo primo romanzo in una libreria?
Risposta:
Per rispondere a questa domanda dovrei consultare prima la palla di cristallo. Purtroppo nel mondo editoriale, se sei nuovo, devi rassegnarti davanti alle molte difficoltà prima di poter godere nel vedere la tua copertina su qualche scaffale in libreria ( e io mi accontenterei anche della Standa, credimi)… Il punto è che non è come entrare dal parrucchiere e uscirne con un nuovo taglio di capelli. Devi aspettare, proporre cose nuove, incappare nell’occasione giusta al momento giusto! Ci sono i diversi generi, i mesi adibiti alle uscite ufficiali, i numeri fissi e fissati di stagione in stagione. Ora sto lavorando su due bei progetti, uno è sempre un romanzo, l’altro diciamo un totem milanese. Non dico altro, ma presto mi leggerai da qualche parte! Spero di cuore che questo possa finalmente buttarmi nel mare dei ‘non più esordienti’, così da riuscire a proporre definitivamente ‘Altre Cento Me’ all’editore giusto. Sai, è un genere che qui in Italia non prende più di tanto, si chiama new romance, e magari mi toccherà aspettare qualche tempo prima che se ne possa riparlare. Anche se non è del tutto ‘pop’, come tema, anzi sono solo la chiave ironica e il linguaggio frizzante che lo rendono sopra le righe, in realtà c’è un sottotesto molto profondo e per certi versi disperato.

Il Personal Brand e l’umanizzazione del Brand aziendale

Con il suo permesso traduciamo uno splendido articolo del grande Shel Israel, celebre consulente di aziende e start-up sui temi del social web e autore di Business Blog e del recente Twitterville (che tra l’altro ho appena comprato!).

Nota: la traduzione talvolta è un po’ libera per superare alcuni tecnicismi che funzionano solo in Inglese…

Il Personal Brand e l’umanizzazione del Brand aziendale di Israel

Fiumi di parole vengono spesi in questi giorni sul concetto di personal brand e come accade di solito in questi casi, con un nuovo termine, c’è un gran dibattito su quanto sia veramente nuovo e importante. Ci sono quelli che pensano che il Personal Brand sia solo un nuovo termine per la buona vecchia reputazione e altri che ci sia un’opportunità per i vecchi pubblicitari di provare a trovare nuovi modi per propinare messaggi.

Vedo qualche verità in entrambi, ma in nessuno vedo tutta la verità. Per me il personal brand è ben connesso alla reputazione umana. Ci sono però due aspetti che lo rendono leggermente differente:

  1. I social media permettono una tremenda amplificazione del personal brand e questo potrebbe far percepire il concetto come uno dei soliti proclami del marketing; dobbiamo essere tutti coscienti e preoccupati di questo.
  2. Il Personal Branding sta cambiando il brand delle aziende e dei prodotti in sempre più modi. Questo cambia chi e come influenza il brand e cambia come il mercato percepisce i brand: su quest’area poche considerazioni e conversazioni sono emerse fino ad ora.

Gli stressi Brand delle aziende sono definiti in molteplici maniere, ma generalmente ciò dipende dal sentimento di qualcuno del tuo mercato verso l’azienda, i suoi prodotti e servizi. Tradizionalmente il Branding è stato usato per creare l’illusione per cui un’organizzazione di decine di migliaia di impiegati parli con una singola voce, marci all’unisono e non faccia mai neanche un errore – o almeno uno che l’azienda ammetta.

Nel tempo, questa forma di Branding ha perso efficacia e il costo per mantenerlo è diventato simultaneamente più alto.

Con pochissime eccezioni, i tradizionali messaggi di Branding si sono schiantati nelle community dei social media, mentre il personal brand ha funzionato.

Ma come ha influenzato il mercato questo fatto? In molti modi, ma l’essenza di tutti loro è l’aver realizzato che le aziende non sono dei Brand monolitici, ma sono composte da molte persone, diverse persone, i cui punti di vista sono talvolta differenti e altre volte non coincidono; persone di talento che talvolta sbagliano, ma che sono sufficientemente umani da ammette i loro errori e da promettere che la prossima volta faranno meglio.

Un problema fondamentale con il Brand aziendale è che le sue strategie sono disegnate per essere mono-direzionali, per mandare un messaggio solo all’esterno. Questo si scontra con la critica principale che le persone fanno verso le grandi organizzazioni: “Non mi ascoltano. Non vogliono sentire le mie proteste. Al supporto vogliono solo farmi chiudere la telefonata”.

Ma i social media permettono al mercato di mandare un feedback alle aziende. Possiamo urlare, chiedere o suggerire. Invece di essere snobbati, stiamo conquistando il loro rispetto.

Il Personal Branding ha molto a che vedere con tutto questo. I Personal brand sono molto più umani di quelli aziendali. Ritengo che i Brand Personali stiano rimodellando i Brand aziendali e questo ha molto più a che fare con i social media che con il marketing tradizionale.
Abbiamo odiato Dell quando ci ha chiamato “amici” nella loro pubblicità, poi ci hanno fornito personale di supporto che neanche parlava il nostro linguaggio. Ma adesso ci lavorano dozzine di persone; persone che abbiamo conosciuto tramite i social media; persone che talvolta non hanno buone risposte, ma almeno ci provano.
Ora molti hanno un’opinione migliore di Dell rispetto a prima e ciò è tutto valore per il suo Brand.

Molto è stato detto sul Personal brand e su quanto può fare per l’individuo. Se scriviamo su un Blog, aggiorniamo Twitter e podcast o ci impegniamo in tutti questi nuovi strumenti online, sviluppiamo una nuova forma di curriculum sempre aggiornato e completamente basato sul web; questo sembra favoloso in un mondo in cui appena preso un lavoro pensiamo al posto che prenderemo fra un paio di anni. Ma l’economia finita nel cesso potrebbe aver cambiato tutto questo.

Ritengo sia probabile che noi e il nostro Personal Brand saremo obbligati a tenere un profilo basso per ancora un po’ di tempo. Il pensiero di essere un ergastolano potrebbe tornare a tormentare la forza lavoro. E anche questo farà in modo che il personal brand rimodelli i brand delle aziende.

Un tempo gli esperti di Branding tradizionale disegnavano i nostri biglietti da visita. E quando una persona li riceveva, il logo disegnato su di essi poteva influenzare il suo punto di vista su di te. Adesso è l’opposto. Ciò che quella persona pensa di te influenza le sue emozioni verso il logo dell’azienda per cui lavori. Mi sembra che i Brand funzionino molto meglio da entrambi i lati di quel biglietto da visita quando c’è la percezione che dei veri esseri umani facciano parte di quel disegno grafico.

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