Quote rosa o Personal Branding? Evento Fondazione Bellisario – Il Sole 24 Ore

Il 3 marzo scorso si è tenuto un evento sul Personal Branding a Palazzo Reale di Milano organizzato da Il Sole 24 Ore, a cui hanno partecipato quasi 150 donne di successo, socie della Fondazione Bellisario.

L’evento, che verteva sul tema del Personal Branding in  relazione alla differenza di genere, è stato introdotto da Donatella Treu, amministratore delegato del Gruppo 24 Ore e ha visto la partecipazione di Monica D’Ascenzo, Luigi Centenaro, Francesca Parviero e il critico d’arte Luca Beatrice. Ma in qualche modo si è sentita la presenza di Andy Warhol! Maggiori informazioni più sotto…

Personal Brand Fondazione Bellisario

Stereotipi e Identità

Monica D’Ascenzo ha aperto la manifestazione parlando di gender divide e dei condizionamenti sociali che si interiorizzano fin da bambini; partendo dal mondo delle favole, Monica ha mostrato come l’eroina al centro della storia sia lo stereotipo della donna buona, mite e servizievole, che ha bisogno di essere salvata da un eroe che, di contro, è coraggioso, intraprendente e conquista con le sue sole forze l’happily ever after finale.

Fin da molto piccoli, quindi, entra nell’immaginario maschile la convinzione che sia eroico essere artefici del proprio destino, mentre a noi donne tocca il doppio della fatica: liberarci prima dall’immagine “ideale” di donna mite e responsabile, che ci spinge a un comportamento di understatement, poi da quel senso di impotenza e attesa passiva di chi ci possa portare a realizzare di noi stesse.

Come ha concluso giustamente Monica, le donne hanno bisogno di

Andare al di là degli stereotipi femminili, tornare all’essenziale, alla loro vera identità, per avere la materia prima del Personal Branding

Personal Branding vs. quote rosa

Luigi ha voluto contribuire con un’introduzione al Personal Branding e con un concetto chiave: l’importanza del Personal Branding come strumento per far arrivare una promessa di valore, al di là di ogni differenza genere.

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I segreti della foto profilo per gli studenti IULM

Mercoledì 12, nel corso di una lezione di Luigi Centenaro sul Personal Branding all’Università IULM di Milano per gli studenti del corso di Laurea Magistrale in Digital Marketing Management, abbiamo lavorato sulla foto profilo. Un percorso per far elaborare ai ragazzi il loro Personal Brand, usando come strumento il Personal Branding Canvas è stata anche l’opportunità di invitare Milo Sciaky, fotografo professionista e fondatore di Around Gallery, autore del libro fotografico Portraits of a Land (nonché della nuova foto profilo di Luigi!) e della foto di Domitilla Ferrari per il suo nuovo libro, Due gradi e mezzo di separazione.

L’idea era di offrire ai ragazzi delle immagini che potessero usare sui loro account social e che rispecchiassero la loro strategia.

Milo Sciaky in IULM

Foto: Erika Ghezzi©

Milo, invece, ha arricchito l’esperienza con una lezione introduttiva, rapida ma rilevante, sul significato di un ritratto fotografico, sui diversi tipi di composizione che può avere e sull’importanza della luce, che può cambiare la drammaticità narrativa della storia che il ritratto racconta.

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Cultura Selfie: l’autoscatto come forma di racconto e appartenenza

Ce ne siamo accorti tardi. Mentre migliaia di ragazzini continuavano a scattare #selfie a ripetizione, dalle nostre posizioni privilegiate di osservatori del Web, abbiamo realizzato in ritardo come non è più il Web a definire nuove tendenze e linguaggi, ma l’universo Mobile. I genietti di Instagram lo capirono diversi anni fa e possiamo dire che l’intuizione è stata ben ripagata.

Mentre negli uffici delle agenzie digital i direttori creativi impazziscono per trovare nuovi esaltanti significati al concetto di storytelling, i Millennials stanno utilizzando un nuovo linguaggio per definirsi, riconoscersi, affermarsi. Condividere situazioni e stati d’animo.

In una parola, raccontarsi.

Non c’è voluto molto perché i device mobile diventassero il first screen [ricerca in pdf]. All’interno di essi ogni singolo proprietario decide chi guardare e cosa trasmettere. Duck faces, Gif animate, emoticons, meme con improbabili espressioni del mondo animale: son questi i nuovi codici di comunicazione. Per averne conferma basta aprire Buzzfeed o uno dei tanti giornali “young oriented”. Contate quanti animali e quante classifiche sono visibili dalla homepage (no, fatelo davvero!).

Perché non comprano i nostri prodotti e continuano a scattarsi e condividere in continuazione inutili foto profilo?
(tipica frase da “direttore marketing 2.0″)

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Personal Branding per Startupper – Parte 3

Davide Dattoli

Come possiamo influenzare la scelta degli interlocutori della nostra startup grazie allo sviluppo di un personal brand?
Nella prima parte ci eravamo concentrati sugli investitori, nella seconda abbiamo affrontato i media, e oggi pubblico e collaboratori…

Pubblico

Lavorare sulla propria immagine di startupper può favorire quella dell’azienda, prodotto o servizio, contribuendo a migliorare le vendite e la sua reputazione.
Del resto, spesso le persone comprano “gli individui” piuttosto che i Brand.
Ogni tanto sorrido pensando che Psy con Gangnam Style ha fatto raddoppiare la quotazione in borsa dell’azienda del padre!

Fortunatamente è possibile offrire una buona immagine alla propria azienda anche senza inventarsi per forza un nuovo meme, magari irradiando una personalità ben definita. La forte competenza, la chiara vision sul futuro, la personalità umile, i modi gentili e il viso pulito di Davide Dattoli sono davvero un ottimo biglietto da visita per un brand come TAG e ne favoriscono certamente il successo.

In aggiunta o in alternativa, comunicare con chiarezza e consistenza il perché abbiamo deciso di sviluppare la nostra startup, è un buon modo per rendersi memorabili e offrire un senso di maggior spessore. È il caso di Eren Bali, fondatore di Udemy, che racconta della sua maestra delle elementari nel suo piccolo paesino in Turchia e dei suoi sforzi per insegnare contemporaneamente a bambini di più età. Costretto a formarsi da solo sui libri, Eren rimane folgorato dall’arrivo in famiglia di un PC e di una connessione Internet.

Un altro fattore è il clout, come avviene per Alberto D’Ottavi, co-fondatore di Blomming.com che, fortemente connesso nell’ambito Digital, è la figura chiave per abbattere le barriere tra i blogger e l’ e-commerce e per acquisire nuovi merchant.

Collaboratori

La leadership è un fattore fondamentale per fondare e avere successo in una startup. A dirlo è proprio Dave McClure fondatore di 500 Startups in questa presentazione. Per McClure uno startupper è leader quando è convinto delle sue idee, dimostra determinazione in tutto quello che fa e, soprattutto, non procrastina le sue decisioni: se qualcuno ti critica o cerca di scoraggiarti e ti capita spesso di cedere o dargli ragione, allora non stai comportandoti da leader. Soprattutto se è una conversazione pubblica su twitter e su un gruppo facebook. In aggiunta, bloggare del lancio dell’ennessimo progetto e abbandonarlo potrebbe non esserti d’aiuto…

500 startups ci serve anche per ricordarci che è fondamentale saper mettere in piedi un ambiente divertente e collaborativo, in cui le persone possono diventare protagoniste:

I valori, quello in cui crede uno startupper, sono spesso una garanzia rispetto alle decisioni che prenderà nel corso del tempo. L’impegno con cui Loic le Meur si è prodigato a trovare un impiego per i suoi dipendenti ai tempi di Seesmic, potrebbe essere un buon motivo per abbracciare la sua prossima impresa.

Infine la community, deve apprendere, crescere e risolvere problemi insieme a gente che condivide le tue stesse passioni. Se non l’hai ancora potresti pensare di fondarla! Come ha fatto Fabio Lalli con l’Associazione Indigeni Digitali che vanta un attivissimo gruppo su Facebook. Fabio è anche co-fondatore di Followgram insieme a Lorenzo Sfienti.

Conclusione

Il Personal Branding non riguarda fingere o farsi belli, ma spesso richiede la capacità di saper dimostrare la propria “bellezza”. In fin dei conti gli startupper sono belli per definizione, no?

Postato originariamente su Startup Italia

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Personal Branding per Startupper – Parte 2

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Come possiamo influenzare la scelta degli interlocutori della nostra startup grazie allo sviluppo di un personal brand?
Nella prima parte ci eravamo concentrati sugli investitori, oggi affrontiamo i media…

Media

Attirare l’attenzione dei media, siano essi tradizionali o blog, significa pubblicità gratuita e del resto, come recita un vecchissimo (1988!) articolo di Fortune Magazine: “Se volete analizzare un’azienda, leggete i suoi risultati finanziari. Se volete scoprire la sua vera anima, parlate con il top manager”

Ai giornalisti e blogger preme avere una storia da poter raccontare ai propri lettori e, in genere, tutta l’innovazione è notiziabile, soprattutto se comporta la creazione di una nuova categoria, qualcosa che cambia completamente il gioco in un certo settore (a dire il vero non trovo un’altra definizione facile di “innovazione”).

Offrire una vision sfidante del proprio futuro rende (per assurdo) più plausibile e narrabile una tecnologia che magari non è facile da divulgare. Come ad esempio Enrico Dini, l’ingegnere toscano che ha inventato D-shape, la stampante 3D che usa sabbia e un inchiostro speciale per produrre creazioni di cemento. La tecnologia di Dini partecipa a un progetto della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dell’European Space Agency (ESA) con l’obiettivo di ideare nuovi moduli abitativi da stampare direttamente sulla Luna!

Un altro modo per rendersi “appetibili” è quello di attestarsi come esperti nel proprio settore e, quindi, chiamati ad esprimere opinioni autorevoli. In questo senso un blog autorevole o un libro recente fanno sempre comodo. Anche operare in un settore rilevante e di moda per la stampa può fare la differenza, soprattutto quando è di tendenza come nella recente food week a Milano. Proprio come accade per Marco Porcaro di Cortilia che, oltre ad avere una nutrita press release, viene talvolta chiamato in causa dai media per considerazioni in ambito food.

Ottenuta l’attenzione dei media, occorre offrire loro in maniera rapida ed efficace tutte le informazioni necessarie per scrivere gli articoli. Ecco che potrebbe essere importante avere sempre pronto una sorta di press kit con byline, job title e description ben evidenti, BIO breve e lunga e i link principali, foto in bassa e alta definizione, citazioni di persone autorevoli ed eventuali presenze presso altre testate.

Il pitch della startup è ormai perfetto? Può essere utile fare altrettanta attenzione al pitch personale.
L’alternativa è quella di far fare tutto il lavoro al giornalista, che talvolta potrebbe farsi prendere la mano.

Postato originariamente su Startup Italia

photo credit: FaceMePLS via photopin cc

Personal Branding per Startupper – Parte 1

Startup

Visto l’interesse per il Personal Branding nato in ambiente Startup (ho il piacere ad esempio di essere il docente di Personal Branding per Digital Accademia di H-Farm, ma anche uno dei mentori in H-Camp), ecco il primo di una serie di tre articoli sull’argomento pubblicati qualche mese fa per StartupItalia.eu


Che il Personal Branding, soprattutto online, sia una delle competenze principali per il lavoro è addirittura il Wall Street Journal a dirlo

Ma quindi cosa ha a che vedere con gli startupper?
Senza addentrarci in ridondanti definizioni, in questo contesto partiamo dal considerare il Personal Branding come l’identificare e il comunicare la ragione per cui qualcuno ci sceglie. Del resto il Brand altro non è che un meccanismo per facilitare la scelta di prodotti e servizi. Allo stesso modo anche le persone possono rendersi rilevanti, differenziandosi e manifestando quello che le rende uniche.

Quali sono, quindi, gli interlocutori di cui uno startupper può influenzare la scelta grazie a un Personal Brand rilevante?
In questa prima parte vediamo quello forse più importante, gli investitori. Nelle prossime approfondiremo media, pubblicocollaboratori.

Investitori

Oltre a tutti i temi legati al progetto in sé, gli investitori saranno interessati a capire se stanno puntando i loro capitali sulle persone giuste. In questo senso occorre comunicare prima di tutto credibilità e affidabilità: abbiamo le competenze giuste? Conosciamo adeguatamente il mercato e il settore in cui stiamo lavorando?
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Wolfram Alpha: personal analytics per Facebook

Stephen Wolfram ha ideato un interessante report per analizzare i dati del proprio profilo personale su Facebook: Wolfram|Alpha Personal Analytics for Facebook.

È un servizio gratuito che Wolfram, fisico di origine britannica, ha creato per applicare ai dati personali che rilasciamo a Facebook le stesse tecniche del suo “motore di conoscenza computazionale“ Wolfram Alpha - nato per “rendere la conoscenza misurabile”.

In realtà il servizio è attivo da qualche mese ma ho pensato di darci un’occhiata in quanto sono sempre stato molto interessato al tema delle Personal Analytics (vedere sotto).

Come funziona

Ottenere una visualizzazione dei tuoi dati è piuttosto semplice: basta cliccare per connetterti via Facebook e poi registrare il tuo account Wolfram|Alpha.

Walfram Alpha - connection

Dopo averti avvisato del tipo di elementi a cui sta per accedere (come al solito qui stai vendendo l’anima al diavolo), nel giro di circa un minuto il software genera il report personalizzato dei tuoi dati, a cominciare dalle informazioni personali di base, per poi proseguire con un dettagliato studio delle tue relazioni e del tuo comportamento sul sito.

Contenuti

Il servizio ti dà una panoramica a tutto tondo delle tue attività su Facebook, mostrandoti i tipi di messaggio che posti (se sono semplici status o se contengono link, fotografie o video) e in che giorno della settimana e a che ora pubblichi con più frequenza. È anche possibile entrare maggiormente nel dettaglio semplicemente passando il mouse sopra il dato che ti interessa.

Io, per esempio, adesso so che pubblico principalmente post che contengono link e soprattutto alle tre del venerdì pomeriggio… ops, burnout time?

Walfram Alpha post

Dato che si tratta di un’analisi computazionale, [Read more...]

Il Personal Branding è la prima Startup di cui ognuno di noi dovrebbe occuparsi (cit.)

Da qualche tempo a questa parte, oltre a parlare ai ragazzi in cerca di orientamento, agli artisti e ai professionisti affermati, si è aggiunta un’altra categoria, molto inflazionata in questo periodo, con la quale capita di confrontarmi sempre più frequentemente. Quella delle Startup.

Startupper e Makers, ragazzi più o meno giovani in cerca dell’idea innovativa da realizzare per crearsi opportunità. In un periodo in cui lo scenario tradizionale del lavoro sta subendo profonde trasformazioni accettare e avere il coraggio di prendere in mano il proprio futuro e rischiare in prima persona è una sfida importante e impegnativa. Competenza ed entusiasmo sono merce rara e vanno assolutamente coltivati, come piccole oasi nel deserto.

La vita dei nuovi artigiani digitali poi non è così scintillante come ai media fa comodo comunicare. Per quanto evocativo ed affascinante il video mostra il sogno di queste persone. Non l’impegno e la fatica quotidiana. Non gli step necessari per arrivare ad avere una possibilità di sfondare o, più concretamente, di rendere sostenibile una realtà innovativa.

Il mio contributo a queste professionisti riguarda sopratutto percorsi di crescita e valorizzazione del Brand e del Personal Brand dei membri del team. Un lavoro duro e impegnativo, sopratutto per chi è abituato a tenere la testa concentrata sul codice. Rischiando di trascurare aspetti di comunicazione fondamentali per emergere e farsi valere.

Non esistono formule magiche, esistono colpi di fortuna, ma occorre lavorare bene per farsi trovare preparati al momento giusto. Non mi riferisco solo a sviluppare il miglior prodotto o servizio possibile. In uno scenario di forte competitività dove si moltiplicano attori ed interlocutori, diventa fondamentale capire come gestire la propria comunicazione. Anche l’idea più brillante e la miglior execution si rivelano inutili se non trovano la giusta audience.

Nel corso di questo mio lavoro di affiancamento ho raccolto una serie di suggerimenti che valgono per le Startup.
E magicamente anche per il Personal Brand di ognuno di noi.

  1. A UNIQUE BRAND: Diventa unico, differente, straordinario, insostituibile
    MOO___Biglietti_da_visita__MiniCard__cartoline_e_altri_prodotti_personalizzati...
  2. FIRST IMPRESSION: Le apparenze ingannano
    Personal_Environment_Monitor_by_Lapka™
  3. ONLINE: tu non sei quello che dici tu, sei quello che dice il Web
    Couple_Column__Tips_for_Taking_Your_Relationship_to_the_Next_Level___Couple_Blog
  4. STORYTELLING: Non raccontare una storia. Racconta la tua storia. O lascia che lo facciano gli altri per te
    Instagram_Blog
  5. INFLUENCER: No, non sono (solo) quelli da > 20k follower
    Lockitron

Continua a leggere sul blog di Working Capital.

[La citazione del titolo è mia. So quanto sia infelice auto-citarsi. A mia discolpa è di qualche tempo fa, rimane ancora valida e ad oggi non ho trovato formula più efficace per riassumere ciò che penso]

 

Avatar e Personal Branding: decapitati!

Una buona foto profilo è il modo più immediato per fare la giusta prima impressione a chi ci cerca, soprattutto online.

Con il suo permesso traduciamo un articolo di Michael Cavotta, fotografo specializzato in ritratti.


Dov’è la cima della mia testa? DECAPITATA!

Come fotografo ritrattista mi capita spesso di sentirmi fare questa domanda. Magari l’hai posta anche tu una o due volte. Ma conosci la vera risposta?

Cominciamo con la premessa di base che stiamo parlando di un ritratto, il cui scopo è di servire come strumento di punta per lo sviluppo del tuo personal brand. In altre parole, si suppone che si tratti di TE: non il tuo torso, non la tua cravatta, non il tuo sfondo e – a meno che tu sia Mikhail Gorbachev – non la coma della tua testa.

Quando compone un’immagine, un fotografo dovrebbe tenere in conto sia il suo scopo sia la collocazione prevista. Questo è vero in particolar modo per i ritratti che possono apparire su LinkedIn o su altri social media, dove le foto profilo sono compatte ma nondimeno fondamentali.

Considera la foto di Kirsten qui sotto, mostrata in due tagli quadrati differenti.

Kirsten_Vernon

Come puoi vedere, entrambe le immagini risultanti rispettano la “Regola dei Terzi”, di cui magari hai sentito parlare a scuola, collocando i punti chiave di interesse (gli occhi) vicino al punto superiore i cui le linee si incrociano, con un effetto visivamente più interessante perché ci sono elementi della composizione che portano dentro e fuori dagli angoli. [Read more...]

27 Settembre: il corso sul Personal Branding con la Ninja Academy

Dopo tre anni dall’ultima edizione (sembra un secolo fa!) ecco il mio nuovo corso con i ragazzi della Ninja Academy.

L’idea che ho voluto concretizzare in questa nuova versione del corso è di dare le basi pratiche per sviluppare il proprio Personal Brand, partendo dai punti di forza e approfittando di quanto offerto da Internet e dai servizi di Social Networking.

Il corso è parte di un weekend (27 e 28 Settembre) di due giornate, acquistabili anche singolarmente: la prima (Venerdì 27), tenuta da me, appunto sul Personal Branding, e la seconda (Sabato 28) sul Public Speaking, tenuta da Alberto Castelvecchi.

Nelle intenzioni di Mirko Pallera c’è l’idea di offrire la preziosa opportunità di imparare a comunicare se stessi sia online che offline, dal vivo. La trovo un’ottima strategia per aumentare le proprie opportunità di successo…
L’unica cosa che mi preoccupa è che il Sabato con Alberto imparerete tutti i miei errori!

Date

Il corso si terrà il 27 e 28 settembre, Blend Tower, in Piazza IV Novembre, 7 a Milano, a fianco della Stazione Centrale.

Free Webinar

Questo mercoledì 11 alle 18:00 è previsto un Webinar gratuito di presentazione del corso, con me e Alberto: per iscrizioni al solo Webinar

Ho a disposizione delle quote scontate del 10% per coloro che si iscrivono da questo link.
Personal Branding alla Ninja Academy