Come trasformarsi da Fashion Blogger a imprenditrice

Mentre alcuni annunciano la morte dei Blog, altri dimostrano che il primo passo per il successo è come sempre quello di differenziarsi. Mentre alcune colleghe lavorano su set costosi di alta moda, Shauna si concentra sul “fashion discount”. Partendo dalla influence accumulata e dalla conoscenza approfondita dei desideri del suo pubblico ottenuta con il Blog, propone una collezione a WallMart.

Shauna Miller Pennychic

Nel 2010 la giovanissima Shauna Miller ha deciso di aprire un fashion blog perché aveva un’idea chiara in testa: far sentire le donne a proprio agio anche con outfit creati con abiti da discount.

Oggi, a 26 anni, Shauna è un’imprenditrice e una fashion designer con una sua linea di capi d’abbigliamento, che è già in vendita online da Walmart!

L’idea

L’idea di partenza di Shauna era essere una voce fuori dal coro nel mondo della moda, dando alle donne gli strumenti per personalizzare il proprio look e creando uno stile chic e trendy ma anche alla portata di tutte. Mossa che, in tempi di crisi, risponde perfettamente ad un bisogno concreto e che è comunque una tendenza ormai consacrata da H&M e Zara e molti altri.

Ovviamente, fin dall’inizio Shauna sperava di farsi notare non solo dal suo pubblico di riferimento (chi fa shopping ai discount), ma anche da chi si occupa di alta moda…

L’evoluzione

Ben presto intorno al blog si è creata una community di donne interessate a rivisitare il proprio abbigliamento. Una community che commentava, valutava, suggeriva… Continua a leggere Come trasformarsi da Fashion Blogger a imprenditrice

Cosa può offrire LinkedIn ai CEO secondo Clifford Rosenberg (Linkedin)

Il social networking è diventato un aspetto onnipresente nella vita personale e professionale di molte persone, compresi i CEO di grandi e medie aziende. In che modo possono sfruttarlo in ottica Personal Branding?

Traduciamo allora un’intervista per CEOforum.com.au a Clifford Rosenberg, il Managing Director di LinkedIn per Australia, Nuova Zelanda e Sud Est Asiatico che tra le altre cose vanta un passato in Buongiorno Australia!


Clifford Rosenberg LinkedinIl Social networking è diventato un aspetto onnipresente nella vita personale e professionale di molte persone, compresi i CEO. Il Managing Director di LinkedIn per Australia, Nuova Zelanda e Sud Est Asiatico ci descrive ciò che LinkedIn può offrire ai CEO.

CEOforum.com.au: Cosa può offrire LinkedIn ai CEO, sia personalmente che professionalmente?

Clifford Rosenberg: I nostri membri ci dicono che vogliono separare la loro vita personale da quella professionale, quando si tratta di Social networking, e che il contesto delle conversazioni che tengono è estremamente rilevante. I nostri membri useranno normalmente LinkedIn per il loro networking professionale, mentre useranno Facebook per socializzare con famiglia e amici (condividere foto, giocare, fornire aggiornamenti social, ecc.).

Siamo il maggior sito di networking professionale al mondo, con oltre 120 milioni di membri in tutto il mondo, dei quali più di 2 milioni in Australia. Per contestualizzare i numeri, stimiamo che ci siano circa 600 milioni di professionisti in tutto il mondo, di cui circa 5 milioni sono in Australia. Aggiungiamo a LinkedIn globalmente 2 membri al secondo o, detto in un altro modo, 1 milione di nuovi membri si registrano ogni settimana.

LinkedIn permette ai professionisti di presentarsi online in una maniera altamente professionale attraverso il loro profilo LinkedIn, che, una volta completo, ha una foto professionale, successi di carriera e raccomandazioni professionali da parte di colleghi affidabili e credibili.

Chiedo sempre ai CEO come vogliono essere trovati e rappresentati online. Incoraggerei chiunque a fare questo tentativo su Google: digita il tuo nome e guarda come sei rappresentato. Questo genere di risultati di ricerca crea la prima impressione e può essere strumentale per come sei percepito da clienti, staff, partners, ecc. LinkedIn permette ai professionisti di controllare al 100% la loro identità professionale online e il modo in cui il mondo li vede online.

CEOforum.com.au: Il fatto che siti come LinkedIn offrono ai CEO la possibilità di gestire il proprio brand professionale attraverso un profilo ben costruito, come dici, sembra chiaro. Ciò che sembra meno chiaro è come i CEO possano usare LinkedIn per l’interazione professionale, dato che il CEO tipico ha spesso poco tempo, in particolare quello per interagire online. Puoi spiegare meglio?

CR: Questo porta in realtà alla domanda su cosa fanno i professionisti su LinkedIn. Di solito fanno tre cose: Continua a leggere Cosa può offrire LinkedIn ai CEO secondo Clifford Rosenberg (Linkedin)

La scienza della prima impressione

Lo pensano in molti: la prima impressione è quella che conta.
Alcune ricerche hanno dimostrato che la valutazione di chi ci sta di fronte avviene al massimo entro i primi 5 minuti.
Ma è proprio vero che il modo migliore per fare una buona impressione è dare una vigorosa stretta di mano, con un atteggiamento sicuro e distaccato? A quanto pare no.
Tutte le tecniche che abbiamo appreso per conquistare alla prima occhiata potrebbero rivelarsi sbagliate.
Ma andiamo con ordine…

Thin-slicing: dare un giudizio in pochi secondi

Ormai sono moltissimi gli studi sulla nostra capacità di giudizio intuitivo, o Thin-slicing: in un brevissimo arco di tempo (che alcune analisi riducono a due secondi) destrutturiamo e troviamo schemi e modelli per situazioni o persone, per farcene un’idea e prendere le nostre decisioni. Il tutto con pochissime informazioni e in maniera totalmente inconscia.

Questa nostra capacità di giudizio spesso ci aiuta a prendere decisioni spontanee che possono persino salvarci la vita: Malcolm Gladwell, che ha riportato in auge il concetto con il suo libro Blink, porta l’esempio di un vigile del fuoco che, senza prove di alcun tipo ma solo grazie al suo istinto, ha fatto uscire il suo team da una casa in cui stava facendo un semplice intervento di routine; poco dopo la casa è crollata perché l’incendio si stava propagando sotto il pavimento, senza che fosse visibile. L’istinto del vigile del fuoco ha salvato la vita a molti…

Poiché si tratta di un’operazione inconscia, però, lo slicing può essere anche influenzato dal nostro pregiudizio e, quindi, portarci a prendere decisioni sbagliate. Nel prendere decisioni basate sul nostro giudizio intuitivo dovremmo comunque tenere presente anche questo aspetto.

Ma su quali criteri basiamo la nostra opinione?

Calore e Competenza

Uno studio della psicologa sociale Amy Cuddy della Harvard Business School, ha dimostrato come la nostra prima valutazione delle persone si basi per l’80% su due parametri fondamentali: calore (cioè l’affidabilità che si suscita) e competenza. Dei due, il primo parametro ad entrare in azione è l’affidabilità, strettamente legato al nostro atavico istinto di sopravvivenza: nell’incontrare qualcuno ci chiediamo anzitutto “Che intenzioni ha? Sarà amico o nemico?”.
La valutazione della competenza scatta immediatamente dopo perché, una volta stabilite le intenzioni dell’altro, dobbiamo capire quanto sia capace di portarle a termine (soprattutto se si tratta di cattive intenzioni…).

Amy Cuddy

La ricerca

Amy Cuddy, già nota per il suo studio sugli effetti del power posing sul nostro sistema neuro-endocrino, ha condotto una ricerca transculturale basata su diversi campioni sociali, per capire in che modo la gente classifichi le persone; la speranza è di poter arrivare a prevenire eventuali forme di discriminazione.

Dallo studio emerge che universalmente le persone suddividono i gruppi sociali in 4 tipi ideali, collocati entro una matrice 2 x 2 basata sui tratti fondamentali di affidabilità e competenza.

La maggior parte dei gruppi sociali è collocata nei quadranti calore/incompetenza e freddo/competenza, il che dimostra che, nella mente delle persone, affidabilità e capacità sono inversamente proporzionali.

 

Ad ogni tipo ideale corrisponde un’emozione suscitata ed un conseguente comportamento: i caldi/competenti evocano ammirazione e suscitano un comportamento di agevolazione (aiuto o cooperazione); all’opposto, i freddi/incompetenti suscitano disprezzo e, di conseguenza, danneggiamento passivo (rifiuto) o attivo (violenza).

Più ambigue le emozioni suscitate dai restanti tipi ideali che, quindi, danno luogo a comportamenti ambivalenti: i caldi/incompetenti suscitano pietà, che può spingere sia all’aiuto che al rifiuto; i freddi/competenti suscitano invidia, che comprende sia rispetto che risentimento, con i comportamenti che ne derivano.

Da una prima analisi qualitativa dei risultati (la dottoressa Cuddy non ha ancora raccolto dati in merito) sembra emergere che i gruppi sociali che sono stati bersaglio delle più forti manifestazioni di discriminazione (fino al genocidio)  siano quelli valutati con un alto livello di competenza, ma un basso livello di calore e, quindi, di apprezzamento.

E per gli individui?

La ricerca ha un esito interessante anche se applicata agli individui: mostrarci competenti, ma freddi non ci garantisce di fare una buona impressione, tutt’altro.

Quando, però, valutiamo noi stessi, generalmente applichiamo il procedimento inverso, considerando la competenza più importante del calore; di fatto, mentre stringiamo la mano per presentarci a qualcuno, vogliamo proiettare competenza, ma cerchiamo calore nell’altro.

Una prima impressione efficace

Come usare queste scoperte per fare veramente una buona prima impressione?

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Amaz-ing – Un CV online e in formato Amazon

Mentre attendiamo che Adam Pacitti trovi veramente un lavoro (pare stia facendo dei colloqui in seguito alla sua iniziativa non convenzionale), ecco l’iniziativa del Web Product Manager Philippe Dubost che ci propone un CV in formato Amazon.
Philippe Dubost su Amazon

Hack the service

Questa modalità è quella che io (tanto per darle un nome) ho definito Hack the service: disegnare un CV partendo da un servizio molto noto o approfittare di un suo recente restyle e della relativa visibilità.
In questa categoria ricordiamo forse tutti quello italiano di Claudio Nader su Facebook, ma anche quello più simile di Mike Freeman su Shopify, Continua a leggere Amaz-ing – Un CV online e in formato Amazon

Come Obama e Romney si sono costruiti un Personal Brand

Interessantissimo articolo tradotto in italiano dall’originale su FastCompany: www.fastcompany.com/3002452/how-obama-and-romney-each-built-brand-you


Il presidente Obama e il governatore Romney non sono semplicemente politici – sono anche maestri Jedi di personal branding. Ecco i 3 migliori insegnamenti dalle elezioni, che i leader possono usare nel modellare il proprio brand professionale.

I politici tendono ad essere guru nel personal branding, soprattutto una volta raggiunto il livello presidenziale (o la speranza della presidenza). Durante le mie ricerche, ho trovato i politici tanto astuti nel personal branding quanto lo sono le celebrità di Hollywood. Guardate il processo di campagna elettorale come una serie di intensi “colloqui di lavoro”, da migliori della classe – il che è facile da fare durante i dibattiti televisivi e le infinite tappe della campagna pubblica- e troverete lezioni di personal branding che è possibile applicare nel mondo degli affari.
OBAMA & ROMNEY

Qui sono i miei 3 insegnamenti top di personal branding dalla corsa alle presidenziali del 2012:

1. Abbi una chiara offerta di valore che ti differenzia dagli altri.

Il personal branding non è solo definire quale sia la tua marca, si tratta di definire i vantaggi del tuo approccio e quanto sono diversi, anche migliori, degli altri. Nei dibattiti, Mitt Romney ha costruito la sua offerta di valore intorno ad un’agenda a favore della crescita e dei posti di lavoro per la classe media americana. E ha bollato il presidente Obama come un leader fallito con politiche che uccidevano il lavoro. Al contrario, il presidente Obama si è posizionato come il vero leader della classe media e ha marchiato Romney come il leader dell’uno percento.

Insegnamento: Assicurati di poter brandizzare te stesso in una frase, il tuo elemento di differenziazione che cattura l’essenza della tua identità. Dovrebbe descrivere la tua proposta di valore – il valore che tu porti e che è diverso da quello che gli altri portano. Ad esempio, un innovativo dirigente vendite sui nuovi media ha descritto il suo marchio in questo modo (intraducibile): “I reimagine underperforming assets across the converging worlds of Hollywood, Silicon Valley, and Wall Street.”

2. Renditi conto che stile e personalità contano tanto quanto la sostanza.

La gradevolezza è importante per i politici come per i brand. Nel mondo del branding, il Q Score è una misura dell’apprezzamento di un marchio o di una celebrità, e un Q Score alto dà loro una ricompensa nei prezzi sul mercato. L’apprezzamento è importante anche per le persone, che tu stia facendo un colloquio di lavoro, o effettuando una chiamata di vendita, o interagendo in una riunione. Soprattutto, hai bisogno di proiettare energia, apertura e connessione, e il linguaggio del tuo corpo e le espressioni del tuo viso possono aiutarti a fare tutte e tre le cose.

Nel primo dibattito, Obama è stato aspramente criticato per il suo stile poco energico e il contegno distaccato. Sembrava svogliato e non ha avuto molto contatto visivo con Romney o il pubblico televisivo. Obama non era chiaramente al top del suo gioco. In sostanza, non è sembrato così simpatico né è apparso presidenziale, e questo lo ha colpito in seguito nei sondaggi, fino a quando non è passato all’offensiva con lo stile energico e autorevole che aveva sempre caratterizzato il suo Brand. Allo stesso modo, all’inizio della campagna, Romney è stato perseguitato dall’immagine di essere un elitario, che ha reso difficile per molte persone apprezzarlo o anche relazionarsi con lui. Eppure lo stile autoritario ma coinvolgente di Romney nel primo dibattito ha completamente cambiato la percezione e lo ha fatto sembrare più simpatico e più presidenziale. E la sua immagine personale più simpatica lo ha spinto in avanti nei sondaggi.

Insegnamento: che ti piaccia o no, lo stile conta quanto la sostanza, o anche di più, in particolare uno stile simpatico con cui le persone possono identificarsi. Renditi conto che sei sempre sul palco, che si tratti di un piccolo palcoscenico in un incontro uno a uno, o un grande palcoscenico di fronte ad un grande gruppo. Attori e artisti non solo fanno pratica con settimane di prove, fanno una prova mentale insieme ad altri esercizi preparatori prima di andare sul palco. L’obiettivo è quello di ottenere il giusto stato d’animo per “diventare un tutt’uno con il pubblico.” I grandi attori e presentatori coinvolgono i cuori e le menti del pubblico. Perciò, parla un linguaggio colloquiale. Non leggere il tuo discorso. Interiorizzalo. Parla personalmente, non formalmente. Se sei di fronte a un grande gruppo, seleziona diversi membri del pubblico nei quattro quadranti della stanza e guardali negli occhi. In questo modo, tutti penseranno che stai parlando direttamente a loro.

3. Edita e “cura” direttamente il tuo messaggio.

C’è così tanto rumore e dati, che è difficile dare un senso a tutto questo. Nota come i politici intelligenti non intontiscono il pubblico con una lunga lista di punti o di statistiche, ma inquadrano i loro argomenti in un piccolo gruppo di punti selezionati. Usano anche le storie, particolari storie personali per assicurarsi che il messaggio risuoni. (“La settimana scorsa ho incontrato un elettore a Philadelphia …”). Le storie sono colla, sono magneti di memoria. Naturalmente, nel raccontare la tua storia, devi assicurarti di esprimerla bene – o finirai con un fenomeno virale come quello che ha creato la storia di Romney sui “raccoglitori di donne”.

Insegnamento: non intontire il pubblico con troppe statistiche: punto, punto, punto, numero, numero, numero, grafico a torta, grafico a torta, grafico a torta. Focalizzati sui punti e le statistiche importanti e, soprattutto, infarcisci il tuo discorso con storie rilevanti se vuoi che siano ricordate. Quando stai presentando opzioni in un campo o per sostenere un punto importante, tre è il numero giusto, non cinque o 10 o 20. Uno o due è troppo poco, ma quattro o più porteranno a confusione e mancanza di decisione. Ci sono i “I tre porcellini”, “Tre topolini ciechi”, e “I tre moschettieri”, e la lista potrebbe continuare all’infinito. Così, rendi le cose facili per il tuo pubblico e fermati a tre. Tre è spesso una buona struttura interna da utilizzare in un discorso per semplificare la logica intorno a un dibattito o un punto di vista. La Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti parla di “Vita, libertà e ricerca della felicità.” Il numero tre ha un senso di completezza che è potente e facile da ricordare per il tuo pubblico.

Può darsi che tu non stia pianificando di candidarti a una carica tanto presto, ma i candidati politici e le campagne sono pieni di lezioni su come creare un efficace stile personale che ti aiuteranno ad avere più successo, non importa quello che fai.

Assumi Adam: è un creativo e si vede

Employ Adam è la campagna di Personal Guerrilla Marketing che apre il 2013.
Adam si è laureato in Media Production, ma a causa della recessione non trova lavoro e finisce con lo svuotare le monetine in una sala giochi.
Dopo aver speso 6 ore al giorno a mandare più di 250 CV, decide di sfruttare le sue competenze e spendere le ultime 500 sterline per un cartellone pubblicitario a Londra (dove c’è lavoro):
Employ Adam: personal guerrilla marketing

Sito e video CV

Adam, oltre alla campagna, ha sviluppato un sito personale coordinato che mette subito in mostra un ottimo Video CV:

La reazione dei social

Dopo una partenza a rilento, il suo account twitter guadagna più di 10.000 follower.
Deve addirittura fare un upgrade del suo profilo di hosting per supportare tutto il traffico in entrata sul suo sito: Continua a leggere Assumi Adam: è un creativo e si vede

SNID il Master che va oltre ai Social Media e tratta della Influence

Il Politecnico di Milano organizza il Master Social Network Influence Design, il primo master al mondo sulla Influence.
Non forma Social Media Strategist, né Community Manager, né Internet Marketer, ma professionisti in grado prima di tutto di costruirsi una loro rete di influenza (sarà uno dei criteri!) e capaci di “disegnarla” per le aziende. Sfruttando naturalmente tutto quello che è disponibile nel digital, non solo i servizi di Social Networking.

Influence e Personal Branding

Qual è la colonna portante di questo Master? Il Personal Branding ovviamente!
Perché oggi un Personal Brand non esiste senza la capacità di generare una Influence.
Perché oggi un Brand è un nome capace di influenzare le azioni della propria clientela.
Perché un Brand oggi non è tale se non sa “disegnare” e aggregare una community attorno ai propri valori.
Personal Branding, Influence e Community
E indovina chi sarà il docente di Personal Branding? No, non è quello sopra!

Il Master

Tutto è connesso, interattivo, fluido, governabile ovunque, servono nuove professioni. Il Master prepara progettisti di comunicazione, fornendo gli strumenti per progettare l’incontro di marche e aziende con i Social Network. Marcello Cividini

Quest’anno ci sono solo 30 posti. Inizio a gennaio 2013.
Tutte le informazioni presso il sito ufficiale, sul sito del Poli o in questa simpatica intervista doppia a due delle menti che lo hanno creato: Marcello Cividini (ah, oltre ad aver insegnato Branding per anni al Poli, è stato uno dei primissimi italiani a superare i 10.000 follower su Twitter) e Andrey Golub (vabbé, Andrey lo conoscete tutti):

Come trasformare uno svantaggio in un vantaggio, parola di Richard Branson

Differenziarsi, offrire un beneficio unico per clienti o datori di lavoro, diventare memorabili: tutti fattori fondamentali per fare Personal Branding.
Fattori che possono essere parte della nostra storia personale, della nostra cultura o competenza.
Infatti, come dice William Arruda, grande esperto di Personal Branding americano:

Quello che ti rende unico è la ragione del tuo successo

Talvolta questo fattore non va ricercato in evidenti eccellenze o doti particolari, ma può risiedere in ciò che il senso comune potrebbe indicare come uno svantaggio. Ne avevamo già parlato riportando la storia di Keenan Cahill tempo fa.

Ecco cosa ci dice a riguardo Richard Branson con questo articolo, da noi tradotto qui sotto e parte di una serie da lui firmata su Entrepreneur.com, in cui spiega come la sua dislessia abbia alla fine favorito il modo di comunicare della sua azienda.


Richard Branson personal branding

Richard Branson by Mark Royce

Richard Branson: Quando qualcosa va storto o ti trovi in svantaggio, spesso il modo migliore per far fronte alla cosa è trasformare il negativo in positivo. L’ho imparato presto lottando con la dislessia, un disturbo dell’apprendimento che colpisce la comprensione della lettura.

Ho lasciato la scuola a 16 anni, in parte a causa della dislessia. Non riuscivo sempre a seguire quello che succedeva, perciò non trovavo interessanti le lezioni e cominciai ad essere distratto. I miei insegnanti pensavano che fossi solo pigro perché allora la gente non capiva molto della dislessia come, invece, accade oggi.

In uno dei miei ultimi giorni di scuola il preside mi disse che sarei finito in prigione oppure sarei diventato un milionario. Quella fu una predizione davvero impressionante, ma per certi aspetti aveva ragione su entrambi i punti!

Quello che era sicuramente vero era che sembrava che io pensassi in modo diverso dai miei compagni di classe, e lo avevo fatto fin da piccolo. Durante gli anni della mia adolescenza fui molto concentrato nel cercare di mettere in piedi un business e creare qualcosa. Nel lasciare la scuola dedicai le mie energie a trasformare la rivista Student in una pubblicazione nazionale e in un’impresa redditizia.
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The Golden Voiced: il senzatetto Ted Williams, un anno dopo

Ricordi di Ted Williams? Ted Williams è The Golden Voiced, il senzatetto dalla voce radiofonica che, per l’effetto virale di Youtube, in una manciata di giorni è arrivato all’attenzione di un pubblico enorme.

La Rete gli ha dato una popolarità tale da essere sottratto alla strada e lanciato come speaker radiofonico sotto contratto.
Adoro questa storia perché dimostra quanto quello che ti rende unico sia la vera ragione per il tuo successo.
Senza più un tetto Ted si riduce a chiedere la carità, ma il suo asset principale, la sua voce gli è rimasta, anche quando ha perso tutto…

Come è andata a finire?

Amo molto seguire le storie dopo che sono state abbandonate dai media…
A chi come me si chiede se il suo sia stato un successo passeggero, lui risponde con i fatti: nell’arco di poco più di un anno Ted si è riconciliato con sua madre e sua figlia, si è ripulito dalle sue dipendenze ed è stato molto occupato a lavorare con Entertainment Tonight e come voice over per Kraft, oltre che come speaker radiofonico.
Mi entusiasma vedere come Ted ora sia grato per la sua fortuna e mostri orgoglioso la sua nuova casa, con il caminetto e la cabina armadio, che all’occorrenza trasforma in studio di registrazione.
Continua a leggere The Golden Voiced: il senzatetto Ted Williams, un anno dopo

Cercare lavoro: ottimismo non vuol dire pigrizia

È il principale insegnamento che viene da un giovane ragazzo italiano che ha appena trovato un lavoro in Irlanda.
Ma non l’unico!
È anche un interessante esempio di Personal Branding e di Influence Design, ma forse anche una storia buona per CheFuturo.it.

Libri, passioni e videogiochi

Damiano, idealista, sognatore, illuso, ottimista, si laurea in Scienze della Comunicazione a Padova e viene ispirato dalla lettura di “I would do it, if I just knew what it was” di Barbara Sher, il cui sottotitolo recita più o meno: scopri quello che vuoi veramente e come ottenerlo. Partendo dalle tue passioni, ovviamente.
E quali sono le passioni di Damiano? Le lingue (3), la recitazione, viaggiare (l’header del suo blog mi ricorda le Cliffs of Moher) e soprattutto il gaming, i giochi Blizzard in particolare.
Come il gaming? Non è certo la prima cosa a cui pensano i giovani quando cercano spunti per la loro carriera…
No! Meglio fare il career day delle multinazionali:
Colloquio o Personal Branding

Pigrizia e ottimismo

E Damiano è davvero un sognatore, ma non è pigro.
Fa un magnifico video prendendo spunto dal trailer di World of Warcraft The Burning Crusade in cui mette in mostra tutto quello che sa fare meglio:

Il video ha tutti gli ingredienti: personal storytelling, dimostrazione delle competenze, motivazione, obiettivi, emozione e pathos. Ricalca e rispetta il linguaggio della community di appassionati della Blizzard, dimostrando di far veramente parte della “Italian Horde”.

Azioni tattiche

Frequenta il sito di WOW per eventuali ricerche di staff e lavora per diffondere in ogni modo il video CV tra appassionati e professionisti, chiedendo pareri ed opinioni, con la speranza che prima o poi anche Blizzard lo vedesse.
Si trasferisce intanto a Dublino e fa networking partendo dall’ostello, conosce nuova gente, aumenta il suo capitale sociale.
Ma senza perdere di vista il piano Z, tanto per citare Ben Casnocha: gli annunci per camerieri.
Passa qualche settimana e la tensione nel frattempo sale, ma finalmente riceve due telefonate: Amazon e Blizzard.

Ora lavora in Blizzard Entertainment a Cork, Ireland

Tendo a fidarmi di uno come lui e infatti ho appena comprato il libro su Kindle.
Insomma, Damiano ha “influenzato” anche me oltre alla Blizzard!
Questo tramite l’amico Davide Rapetti che me lo ha segnalato, attraverso i Social Media, ma anche e soprattutto grazie alla sua storia originale: uno dei pilastri della Digital Influence.
Altro che le metriche di Klout!

Licenza

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LIBRO

Copertina libro Personal Branding della HOEPLI di Luigi Centenaro e Tommaso Sorchiotti





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