Come migliorare la tua visibilità su LinkedIn e trovare lavoro senza inviare nemmeno un CV

Dopo la laurea, dovendomi cercare un lavoro, ho avuto modo di fare un po’ di esperienza con LinkedIn. In questo post cercherò di proporvi quanto ho imparato, mostrandovi alcuni semplici accorgimenti per migliorare la vostra visibilità nelle ricerche e, magari, ricevere proposte di lavoro senza inviare nemmeno un CV.

Digital role

Consigli base: come farsi trovare nelle ricerche

Da qui in avanti leggerete riguardo alle tecniche più efficaci per migliorare la visibilità del vostro profilo. In questo articolo non parlerò di tutti i consigli che si possono dare su come scrivere un buon background, scegliere la foto giusta, riempire al meglio tutte le sezioni, come organizzarle etc. Ma se ne avete bisogno, i migliori consigli sono: 1. Fidarsi dell’indicatore di Linkedin che misura quanto “efficace” è il tuo profilo; 2. navigare fra i profili di successo del proprio settore, oppure dare un occhio al profilo di chi fa bene Personal Branding.

Quindi inziamo! [Continua…]

Non si può parlare la prima volta di sé durante il primo colloquio di lavoro

Parla di ciò che vorresti

Per due settimane, a settembre, ho passato 8 ore al giorno in aula con un gruppo di 3 ragazzi e 11 ragazze. Il mandato del committente – un’agenzia di lavoro interinale – era svolgere un corso di comunicazione. La genericità mi ha illuminato d’immenso dubbio: ma hai presente che sotto quell’etichetta ci può stare di tutto, da Jacobson alla PNL?

Fasce d’età: 22-25; 31-38; una 50 e una 55. C’era chi cercava lavoro per la prima volta, chi si voleva riciclare, chi aveva fatto una scelta sbagliata, chi cercava di trovare il bandolo, chi si voleva rinforzare. Tutti diplomati, chi con laurea conclamata (2), chi con università abbandonata (3), chi con laurea-ci-sono-quasi (3).

Vuoi parlare davvero di Jacobson?

Le prime due ore le ho trascorse a capire chi avevo di fronte. Uno per uno i miei allievi hanno snocciolato studi ed esperienze e tutti, uno per uno, si sono sentiti rivolgere la stessa domanda: qual è il tuo sogno? Che cosa vorresti davvero fare?

Qualcuno ha fatto la supercazzola, qualcuno voleva un generico posto fisso, qualcuno voleva “semplicemente” slogarsi (fare logout) dalla famiglia e qualcuno non ne aveva un’idea compiuta. E va bene, ho pensato, i corsi di comunicazione possono servire anche a questo.

Prepararsi a parlare di sé

Abbiamo parlato di scrittura, di curriculum, di come proporsi, di come usare i social media, di come accompagnare il CV con una presentazione che non fosse il solito bla bla, di come parlare in pubblico, di come prepararsi a rispondere alle domande più varie. Abbiamo ascoltato gli speech di Miriam Bertoli e Anna Turcato al Freelancecamp e li ho introdotti, sembrava per la prima volta, al mondo dei freelance.

La partenza è stato il racconto di un libro letto, l’arrivo è stata la presentazione di un argomento. Tutti, tranne uno, alla fine hanno fatto lezione agli altri per 15-20 minuti: chi ha parlato del cambiamento del punto di vista partendo dal brano più famoso de “L’attimo fuggente” con il professor Keating in piedi sulla cattedra; chi ha dissertato sul termine “istinto” prendendo spunto da quanto suggerisce Sean Connery al ragazzo aspirante scrittore nel film “Scoprendo Forrester”; chi ha parlato dell’archetipo “Mamma” a partire dallo strafamoso spot “Grazie di cuore, mamma” di Procter&Gamble; chi ha usato le parole di “Vivere” di Vasco Rossi per rielaborare alla sua maniera il senso del  tempo; chi ha spiegato metafore e similitudini prendendo spunto da una canzone di Fabri Fibra ed Elisa; chi ha parlato del concetto di semplicità facendosi guidare dalle note di “Love me do” dei Beatles.

Questi sono solo alcuni dei lavori, potrei continuare. Qualcuno è stato superlativo, qualcuno ci dovrebbe riprovare, ma nel complesso è stata una prova affrontata molto bene.

Certo, sì, ho assegnato io gli spunti, ho suggerito e fornito link, ma poi tutti hanno rielaborato e parlato in base a ciò sono e a ciò che preferiscono. Ho anche rincuorato là dove la montagna sembrava troppo alta e ho asciugato lacrime di commozione, che spero con tutte le mie forze non smettano mai di scendere.

Raccontarsi: una questione di allenamento

Alla fine del percorso ho due considerazioni che mi premono:

  1. L’espressione linguistica dei propri pensieri sotto forma di frasi in italiano dal senso compiuto non è acquisita, spesso nemmeno per chi è andato avanti con gli studi e si è iscritto all’università. Lacune di espressione, anacoluti, mancanza di struttura nell’esposizione degli argomenti sono all’ordine del giorno. Il fatto di aver introdotto supporti filmati e musicali ha aiutato a rendere gli speech un melange di più sapori e non l’accostamento un po’ casuale di elementi vari ma, in molti casi, non ha contribuito a migliorare l’elocutio.
  2. Il racconto di sé non è una pratica (tantomeno una buona pratica) incentivata in nessun ambiente istituzionalmente preposto all’istruzione e alla formazione. Posti di fronte all’esigenza di raccontarsi, ragazze e ragazzi, con poche eccezioni, si trovano in difficoltà. Sono smarriti per quella mancanza di allenamento che si percepisce lontano un miglio. Quando ho domandato ai miei allievi una breve presentazione dei loro lati positivi e negativi, eventualmente con l’ausilio di qualche supporto per sentirsi più tranquilli, qualcuno ha scaricato foto e preparato slide, qualcuno ha parlato a braccio, qualcuno ha seguito gli appunti, qualcuno ha disegnato alla lavagna. La felicità di scoprire delle parti di sé sepolte chissà dove che leggevo nei loro volti mi ha fatto scattare un pensiero: tranne pochissime eccezioni, a nessuno di loro è mai stato chiesto “chi sei”.

Forse è dai banchi di scuola che dovremmo aiutare i ragazzi all’idea del Personal Branding, nella sua forma basica, essenziale: parla di te, di come ti vedi e di che cosa, almeno ti sembra, di volere. E ripetere l’esercizio periodicamente per vedere che cosa cambia, che cosa si affina, che cosa si mette a fuoco. Ripeterlo anno dopo anno, dapprima nei contesti noti della scuola, poi in quelli meno protetti dei primi incontri con chi viene dal mondo del lavoro e dell’università.

Perché non si può parlare la prima volta di sé durante il primo colloquio di lavoro.

Perché, nel nostro mondo ad alto tasso di lavoro fluido, magari il primo colloquio di lavoro non lo farai mai, ma ne farai tantissimi, da declinare, a seconda dei contesti, con i clienti che incontrerai.

Perché ogni volta sarai tu, con la voglia di raccontarti e le parole che userai saranno quelle che avrai voluto scegliere.

Foto


 

Anna AnelliAnnamaria Anelli è Business Writer, E-learning Instructional Designer, formatrice sui temi della scrittura efficace. Parole e mappe mentali per sperimentare le innumerevoli potenzialità dello storytelling. Per raccontare ciò che si è, non solo ciò che si fa.
La trovi su Twitter e su il suo Blog: www.aanelli.it

Rete di freelance: per i Froggers una questione di People Branding

 frog-style-1024x441Una rete di freelance può sembrare una contraddizione in termini. La rete, come ogni organizzazione, ha infatti regole che necessariamente e obbligatoriamente limitano la libertà individuale. E allora quali vantaggi ne derivano da collaborare?

Principalmente sono tre. In primo luogo, un aiuto. La rete è, infatti, per noi uno spazio anche di confronto e crescita umana e professionale. In secondo luogo, la rete ci permette non solo di lavorare e fare ciò che più ci piace che è, secondo noi, il motivo alla base per cui una persona sceglie di essere freelance, ma ci permette anche di lavorare con chi più ci piace, ovvero chi stimiamo professionalmente e condivide i nostri valori professionali. Infine, la rete ci permette anche di aumentare la nostra possibilità di entrare in contatto con nuovi clienti e nuovi lavori.

La rete è un equilibrio sottile tra i singoli e la struttura. Questo anche in termini di branding,  tema caro a questo blog. Ogni partecipante alla rete ha un Brand personale e il Brand Frogmarketing, l’equilibrio sta nel mantenere entrambi vivi e allineati. Se anullassimo il primo avremmo una società. Se non spingessimo il secondo avremmo un agglomerato di singoli professionisti.

E come realizzate questo equilibrio?

Il People Branding, come ci piace chiamarlo, sta in piedi perché ha come collante di base una serie di valori che permettono una alimentazione a due tra rete e singolo. Se aumenta il Personal Branding di un membro della rete, aumenta anche quello della rete e viceversa. Questo meccanismo presuppone, giocoforza, una identità forte perché non ci basta solo attrarre nuovi froggers, ma ci serve anche fare selezione avversa, ovvero “tenere distante” chi potrebbe avere comportamenti non etici. [Continua…]

Falsifica il passaporto per trovare lavoro

Vi è mai capitato, camminando per la vostra città, di trovare accidentalmente un documento per terra?

In quel momento vi fermate e incuriositi vi chinate prontamente a raccoglierlo, la vostra attenzione è focalizzata solo su quel documento, lì per terra. Siete curiosi di scoprire chi l’avrà perso e come riconsegnarlo.

Lo avete raccolto è nelle vostre mani, lo aprite e guardate la fotografia, mentre leggete il nome ed il cognome lo scrivete su Google o su Facebook e cercate immediatamente di contattare la persona. Un documento per terra attira l’attenzione. Non è uno scontrino né uno dei soliti volantini pubblicitari che troviamo ogni giorno fra la posta di casa.

Miruna Macri lo sa bene e ha deciso, quindi, di falsificare il suo passaporto; attenzione: non ha cambiato identità, ha trasformato un comune passaporto in un innovativo curriculum vitae: il “PassFolio”. Un’interessante strategia non convenzionale.
Budget: 300$


[Continua…]

Storytelling: perché raccontare chi siamo…

Lo Storytelling per il Personal BrandingQualche settimana fa mi ha contattata una signora modenese che ha appena aperto una Start-up. Stava cercando qualcuno che prendesse in mano la sua storia: più sui 50 che sui 40, si è licenziata da qualche mese e ha aperto un’azienda tutta sua. Poi arriveranno i soci. Nel frattempo è lei il front end ed è lei che si smazza clienti e strategie.

Minuta e scattante come possono esserlo solo le donne decise, ha passato due ore a parlarmi guardandomi dritta negli occhi. Il suo obiettivo era trovare “qualcuno” che facesse rientrare pezzi importanti della sua vita all’interno della storia della sua nuova azienda.

Vista dall’altro punto di vista, per lei quell’azienda era la diretta conseguenza di alcuni fatti di vita. Non le interessava aggiungere un tassello al suo curriculum, le interessava raccontare il perché.

Raccontare chi siamo

Non è quello che vogliamo ogni volta? Raccontare il perché delle scelte che facciamo. Chi lascia un lavoro, chi si reinventa, chi sbaglia strada e poi si lancia con l’elastico da un ponte per recuperare il tempo perduto.

Raccontando chi siamo, non solo ciò che facciamo, è come se se ci mettessimo a raccontare la Storia che sta dietro a tutte le storie. Parliamo di noi in termini di personaggio che parte da una certa situazione di equilibrio, scopre di volere altro o è spinto a cercare altro, affronta varie prove e poi riesce a tornare in una situazione di nuovo equilibrio, oppure capisce finalmente quale sia la strada per arrivarci.

Ecco che la narrazione del proprio vissuto diventa anche il punto di partenza per imbastire il proprio futuro. Non ci è più sufficiente ciò che contiene il curriculum vitae, anche se su di esso occorre spendersi con energia: sono d’accordo con la mia amica Serenella Panaro quando sostiene che sia un ottimo lavoro di consapevolezza su ciò che si è e sulla propria direzione.

Credo che raccontarsi sia un passaggio ulteriore da fare quando si pensa di aver finalmente unito i famosi puntini di Steve Jobs. Quante volte, infatti, guardandoci indietro abbiamo scoperto di aver più o meno faticosamente camminato su un unico lungo percorso (spesso a ostacoli)?
[Continua…]

Personal Branding per donne: tra strategia e immagine

Anna Turcato al TalentDonna

Il workshop al Talent Donna del 10 maggio scorso ha visto il contributo di Anna Turcato, bravissima e simpaticissima Image&Fashion Consultant. L’idea era di far comprendere che non solo serve una strategia di comunicazione, ma che anche immagine e stile hanno un ruolo importante nel Personal Branding; soprattutto oggi che siamo fotografate e “taggate” in continuazione, non solo nelle occasioni ufficiali, ma anche quando non ce l’aspettiamo!

La scelta del nostro stile di abbigliamento (così come scegliere di non avere uno stile) dice comunque molto di noi, anche se non ne siamo consapevoli.

Vale, allora, la pena di prenderci cura anche della nostra immagine, per dare la giusta prima impressione già da subito.
È qualcosa che, nonostante tutto, alcune donne faticano a fare. Forse perché influenzate dallo stereotipo per cui se sei troppo attenta al tuo aspetto non puoi essere contemporaneamente anche di valore?
Invece, come ha intelligentemente sottolineato Anna

Mostrare la tua femminilità non vuol dire essere meno credibile

Personal Branding… con stile!

Per evidenziare che l’immagine e lo stile non sono qualcosa che ha a che fare con il fashion, Anna ha portato l’esempio un po’ provocatorio di Margaret Thatcher: il look rigoroso della Lady di Ferro è ciò che l’ha aiutata ad emergere in un ruolo e in un mondo prettamente maschili.
[Continua…]

Imprese in rosa e Personal Branding

We can do it
Che la causa sia la crisi e i connessi tagli dei posti di lavoro o che sia il doversi scontrare con un mondo che ancora ruota su stereotipi di genere, per le donne rimane molto difficile riuscire ad avere una carriera soddisfacente.

Secondo il 53,7% degli intervistati per un report dell’Istat pubblicato lo scorso dicembre, le donne vivono una situazione lavorativa peggiore degli uomini. Circa la metà degli intervistati ha risposto che per una donna è più difficile trovare un posto di lavoro adeguato al proprio titolo di studio o alla propria esperienza, fare carriera e percepire lo stesso stipendio di un uomo a parità di mansione.

Credo sia questo il motivo principale per cui sono tante le donne che si inventano un nuovo lavoro e per cui il 28,6% delle nuove imprese aperte nel 2013 (secondo un’indagine di Unioncamere) è di stampo femminile.

È un tema che mi sta molto a cuore sia, ovviamente, perché rientro nella categoria, sia perché in questo momento economicamente difficile incentivare lo sviluppo dell’imprenditoria femminile potrebbe dare nuovo slancio al mondo del lavoro.

Per questo sono stata felice quando ho avuto l’opportunità di affiancare Luigi Centenaro nei due workshop per Talent Donna e per la Momclass di Mammacheblog 2014: due iniziative organizzate da Fattore Mamma, che hanno alla base l’idea di “valorizzare il talento professionale femminile attraverso l’energia della Rete”.

Donne all’opera

In entrambi gli eventi il lavoro principale per le partecipanti è stato quello di trasformarsi per un giorno in Personal Branding Strategist di se stesse, usando il Personal Branding Canvas. [Continua…]

Quote rosa o Personal Branding? Evento Fondazione Bellisario – Il Sole 24 Ore

Il 3 marzo scorso si è tenuto un evento sul Personal Branding a Palazzo Reale di Milano organizzato da Il Sole 24 Ore, a cui hanno partecipato quasi 150 donne di successo, socie della Fondazione Bellisario.

L’evento, che verteva sul tema del Personal Branding in  relazione alla differenza di genere, è stato introdotto da Donatella Treu, amministratore delegato del Gruppo 24 Ore e ha visto la partecipazione di Monica D’Ascenzo, Luigi Centenaro, Francesca Parviero e il critico d’arte Luca Beatrice. Ma in qualche modo si è sentita la presenza di Andy Warhol! Maggiori informazioni più sotto…

Personal Brand Fondazione Bellisario

Stereotipi e Identità

Monica D’Ascenzo ha aperto la manifestazione parlando di gender divide e dei condizionamenti sociali che si interiorizzano fin da bambini; partendo dal mondo delle favole, Monica ha mostrato come l’eroina al centro della storia sia lo stereotipo della donna buona, mite e servizievole, che ha bisogno di essere salvata da un eroe che, di contro, è coraggioso, intraprendente e conquista con le sue sole forze l’happily ever after finale.

Fin da molto piccoli, quindi, entra nell’immaginario maschile la convinzione che sia eroico essere artefici del proprio destino, mentre a noi donne tocca il doppio della fatica: liberarci prima dall’immagine “ideale” di donna mite e responsabile, che ci spinge a un comportamento di understatement, poi da quel senso di impotenza e attesa passiva di chi ci possa portare a realizzare di noi stesse.

Come ha concluso giustamente Monica, le donne hanno bisogno di

Andare al di là degli stereotipi femminili, tornare all’essenziale, alla loro vera identità, per avere la materia prima del Personal Branding

Personal Branding vs. quote rosa

Luigi ha voluto contribuire con un’introduzione al Personal Branding e con un concetto chiave: l’importanza del Personal Branding come strumento per far arrivare una promessa di valore, al di là di ogni differenza genere.

[Continua…]

I segreti della foto profilo per gli studenti IULM

Mercoledì 12, nel corso di una lezione di Luigi Centenaro sul Personal Branding all’Università IULM di Milano per gli studenti del corso di Laurea Magistrale in Digital Marketing Management, abbiamo lavorato sulla foto profilo. Un percorso per far elaborare ai ragazzi il loro Personal Brand, usando come strumento il Personal Branding Canvas è stata anche l’opportunità di invitare Milo Sciaky, fotografo professionista e fondatore di Around Gallery, autore del libro fotografico Portraits of a Land (nonché della nuova foto profilo di Luigi!) e della foto di Domitilla Ferrari per il suo nuovo libro, Due gradi e mezzo di separazione.

L’idea era di offrire ai ragazzi delle immagini che potessero usare sui loro account social e che rispecchiassero la loro strategia.

Milo Sciaky in IULM

Foto: Erika Ghezzi©

Milo, invece, ha arricchito l’esperienza con una lezione introduttiva, rapida ma rilevante, sul significato di un ritratto fotografico, sui diversi tipi di composizione che può avere e sull’importanza della luce, che può cambiare la drammaticità narrativa della storia che il ritratto racconta.

[Continua…]