Falsifica il passaporto per trovare lavoro

Vi è mai capitato, camminando per la vostra città, di trovare accidentalmente un documento per terra?

In quel momento vi fermate e incuriositi vi chinate prontamente a raccoglierlo, la vostra attenzione è focalizzata solo su quel documento, lì per terra. Siete curiosi di scoprire chi l’avrà perso e come riconsegnarlo.

Lo avete raccolto è nelle vostre mani, lo aprite e guardate la fotografia, mentre leggete il nome ed il cognome lo scrivete su Google o su Facebook e cercate immediatamente di contattare la persona. Un documento per terra attira l’attenzione. Non è uno scontrino né uno dei soliti volantini pubblicitari che troviamo ogni giorno fra la posta di casa.

Miruna Macri lo sa bene e ha deciso, quindi, di falsificare il suo passaporto; attenzione: non ha cambiato identità, ha trasformato un comune passaporto in un innovativo curriculum vitae: il “PassFolio”. Un’interessante strategia non convenzionale.
Budget: 300$


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Storytelling: perché raccontare chi siamo…

Lo Storytelling per il Personal BrandingQualche settimana fa mi ha contattata una signora modenese che ha appena aperto una Start-up. Stava cercando qualcuno che prendesse in mano la sua storia: più sui 50 che sui 40, si è licenziata da qualche mese e ha aperto un’azienda tutta sua. Poi arriveranno i soci. Nel frattempo è lei il front end ed è lei che si smazza clienti e strategie.

Minuta e scattante come possono esserlo solo le donne decise, ha passato due ore a parlarmi guardandomi dritta negli occhi. Il suo obiettivo era trovare “qualcuno” che facesse rientrare pezzi importanti della sua vita all’interno della storia della sua nuova azienda.

Vista dall’altro punto di vista, per lei quell’azienda era la diretta conseguenza di alcuni fatti di vita. Non le interessava aggiungere un tassello al suo curriculum, le interessava raccontare il perché.

Raccontare chi siamo

Non è quello che vogliamo ogni volta? Raccontare il perché delle scelte che facciamo. Chi lascia un lavoro, chi si reinventa, chi sbaglia strada e poi si lancia con l’elastico da un ponte per recuperare il tempo perduto.

Raccontando chi siamo, non solo ciò che facciamo, è come se se ci mettessimo a raccontare la Storia che sta dietro a tutte le storie. Parliamo di noi in termini di personaggio che parte da una certa situazione di equilibrio, scopre di volere altro o è spinto a cercare altro, affronta varie prove e poi riesce a tornare in una situazione di nuovo equilibrio, oppure capisce finalmente quale sia la strada per arrivarci.

Ecco che la narrazione del proprio vissuto diventa anche il punto di partenza per imbastire il proprio futuro. Non ci è più sufficiente ciò che contiene il curriculum vitae, anche se su di esso occorre spendersi con energia: sono d’accordo con la mia amica Serenella Panaro quando sostiene che sia un ottimo lavoro di consapevolezza su ciò che si è e sulla propria direzione.

Credo che raccontarsi sia un passaggio ulteriore da fare quando si pensa di aver finalmente unito i famosi puntini di Steve Jobs. Quante volte, infatti, guardandoci indietro abbiamo scoperto di aver più o meno faticosamente camminato su un unico lungo percorso (spesso a ostacoli)?
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Personal Branding per donne: tra strategia e immagine

Anna Turcato al TalentDonna

Il workshop al Talent Donna del 10 maggio scorso ha visto il contributo di Anna Turcato, bravissima e simpaticissima Image&Fashion Consultant. L’idea era di far comprendere che non solo serve una strategia di comunicazione, ma che anche immagine e stile hanno un ruolo importante nel Personal Branding; soprattutto oggi che siamo fotografate e “taggate” in continuazione, non solo nelle occasioni ufficiali, ma anche quando non ce l’aspettiamo!

La scelta del nostro stile di abbigliamento (così come scegliere di non avere uno stile) dice comunque molto di noi, anche se non ne siamo consapevoli.

Vale, allora, la pena di prenderci cura anche della nostra immagine, per dare la giusta prima impressione già da subito.
È qualcosa che, nonostante tutto, alcune donne faticano a fare. Forse perché influenzate dallo stereotipo per cui se sei troppo attenta al tuo aspetto non puoi essere contemporaneamente anche di valore?
Invece, come ha intelligentemente sottolineato Anna

Mostrare la tua femminilità non vuol dire essere meno credibile

Personal Branding… con stile!

Per evidenziare che l’immagine e lo stile non sono qualcosa che ha a che fare con il fashion, Anna ha portato l’esempio un po’ provocatorio di Margaret Thatcher: il look rigoroso della Lady di Ferro è ciò che l’ha aiutata ad emergere in un ruolo e in un mondo prettamente maschili.
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Imprese in rosa e Personal Branding

We can do it
Che la causa sia la crisi e i connessi tagli dei posti di lavoro o che sia il doversi scontrare con un mondo che ancora ruota su stereotipi di genere, per le donne rimane molto difficile riuscire ad avere una carriera soddisfacente.

Secondo il 53,7% degli intervistati per un report dell’Istat pubblicato lo scorso dicembre, le donne vivono una situazione lavorativa peggiore degli uomini. Circa la metà degli intervistati ha risposto che per una donna è più difficile trovare un posto di lavoro adeguato al proprio titolo di studio o alla propria esperienza, fare carriera e percepire lo stesso stipendio di un uomo a parità di mansione.

Credo sia questo il motivo principale per cui sono tante le donne che si inventano un nuovo lavoro e per cui il 28,6% delle nuove imprese aperte nel 2013 (secondo un’indagine di Unioncamere) è di stampo femminile.

È un tema che mi sta molto a cuore sia, ovviamente, perché rientro nella categoria, sia perché in questo momento economicamente difficile incentivare lo sviluppo dell’imprenditoria femminile potrebbe dare nuovo slancio al mondo del lavoro.

Per questo sono stata felice quando ho avuto l’opportunità di affiancare Luigi Centenaro nei due workshop per Talent Donna e per la Momclass di Mammacheblog 2014: due iniziative organizzate da Fattore Mamma, che hanno alla base l’idea di “valorizzare il talento professionale femminile attraverso l’energia della Rete”.

Donne all’opera

In entrambi gli eventi il lavoro principale per le partecipanti è stato quello di trasformarsi per un giorno in Personal Branding Strategist di se stesse, usando il Personal Branding Canvas. [Continua...]

Quote rosa o Personal Branding? Evento Fondazione Bellisario – Il Sole 24 Ore

Il 3 marzo scorso si è tenuto un evento sul Personal Branding a Palazzo Reale di Milano organizzato da Il Sole 24 Ore, a cui hanno partecipato quasi 150 donne di successo, socie della Fondazione Bellisario.

L’evento, che verteva sul tema del Personal Branding in  relazione alla differenza di genere, è stato introdotto da Donatella Treu, amministratore delegato del Gruppo 24 Ore e ha visto la partecipazione di Monica D’Ascenzo, Luigi Centenaro, Francesca Parviero e il critico d’arte Luca Beatrice. Ma in qualche modo si è sentita la presenza di Andy Warhol! Maggiori informazioni più sotto…

Personal Brand Fondazione Bellisario

Stereotipi e Identità

Monica D’Ascenzo ha aperto la manifestazione parlando di gender divide e dei condizionamenti sociali che si interiorizzano fin da bambini; partendo dal mondo delle favole, Monica ha mostrato come l’eroina al centro della storia sia lo stereotipo della donna buona, mite e servizievole, che ha bisogno di essere salvata da un eroe che, di contro, è coraggioso, intraprendente e conquista con le sue sole forze l’happily ever after finale.

Fin da molto piccoli, quindi, entra nell’immaginario maschile la convinzione che sia eroico essere artefici del proprio destino, mentre a noi donne tocca il doppio della fatica: liberarci prima dall’immagine “ideale” di donna mite e responsabile, che ci spinge a un comportamento di understatement, poi da quel senso di impotenza e attesa passiva di chi ci possa portare a realizzare di noi stesse.

Come ha concluso giustamente Monica, le donne hanno bisogno di

Andare al di là degli stereotipi femminili, tornare all’essenziale, alla loro vera identità, per avere la materia prima del Personal Branding

Personal Branding vs. quote rosa

Luigi ha voluto contribuire con un’introduzione al Personal Branding e con un concetto chiave: l’importanza del Personal Branding come strumento per far arrivare una promessa di valore, al di là di ogni differenza genere.

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I segreti della foto profilo per gli studenti IULM

Mercoledì 12, nel corso di una lezione di Luigi Centenaro sul Personal Branding all’Università IULM di Milano per gli studenti del corso di Laurea Magistrale in Digital Marketing Management, abbiamo lavorato sulla foto profilo. Un percorso per far elaborare ai ragazzi il loro Personal Brand, usando come strumento il Personal Branding Canvas è stata anche l’opportunità di invitare Milo Sciaky, fotografo professionista e fondatore di Around Gallery, autore del libro fotografico Portraits of a Land (nonché della nuova foto profilo di Luigi!) e della foto di Domitilla Ferrari per il suo nuovo libro, Due gradi e mezzo di separazione.

L’idea era di offrire ai ragazzi delle immagini che potessero usare sui loro account social e che rispecchiassero la loro strategia.

Milo Sciaky in IULM

Foto: Erika Ghezzi©

Milo, invece, ha arricchito l’esperienza con una lezione introduttiva, rapida ma rilevante, sul significato di un ritratto fotografico, sui diversi tipi di composizione che può avere e sull’importanza della luce, che può cambiare la drammaticità narrativa della storia che il ritratto racconta.

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Cultura Selfie: l’autoscatto come forma di racconto e appartenenza

Ce ne siamo accorti tardi. Mentre migliaia di ragazzini continuavano a scattare #selfie a ripetizione, dalle nostre posizioni privilegiate di osservatori del Web, abbiamo realizzato in ritardo come non è più il Web a definire nuove tendenze e linguaggi, ma l’universo Mobile. I genietti di Instagram lo capirono diversi anni fa e possiamo dire che l’intuizione è stata ben ripagata.

Mentre negli uffici delle agenzie digital i direttori creativi impazziscono per trovare nuovi esaltanti significati al concetto di storytelling, i Millennials stanno utilizzando un nuovo linguaggio per definirsi, riconoscersi, affermarsi. Condividere situazioni e stati d’animo.

In una parola, raccontarsi.

Non c’è voluto molto perché i device mobile diventassero il first screen [ricerca in pdf]. All’interno di essi ogni singolo proprietario decide chi guardare e cosa trasmettere. Duck faces, Gif animate, emoticons, meme con improbabili espressioni del mondo animale: son questi i nuovi codici di comunicazione. Per averne conferma basta aprire Buzzfeed o uno dei tanti giornali “young oriented”. Contate quanti animali e quante classifiche sono visibili dalla homepage (no, fatelo davvero!).

Perché non comprano i nostri prodotti e continuano a scattarsi e condividere in continuazione inutili foto profilo?
(tipica frase da “direttore marketing 2.0″)

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Personal Branding per Startupper – Parte 3

Davide Dattoli

Come possiamo influenzare la scelta degli interlocutori della nostra startup grazie allo sviluppo di un personal brand?
Nella prima parte ci eravamo concentrati sugli investitori, nella seconda abbiamo affrontato i media, e oggi pubblico e collaboratori…

Pubblico

Lavorare sulla propria immagine di startupper può favorire quella dell’azienda, prodotto o servizio, contribuendo a migliorare le vendite e la sua reputazione.
Del resto, spesso le persone comprano “gli individui” piuttosto che i Brand.
Ogni tanto sorrido pensando che Psy con Gangnam Style ha fatto raddoppiare la quotazione in borsa dell’azienda del padre!

Fortunatamente è possibile offrire una buona immagine alla propria azienda anche senza inventarsi per forza un nuovo meme, magari irradiando una personalità ben definita. La forte competenza, la chiara vision sul futuro, la personalità umile, i modi gentili e il viso pulito di Davide Dattoli sono davvero un ottimo biglietto da visita per un brand come TAG e ne favoriscono certamente il successo.

In aggiunta o in alternativa, comunicare con chiarezza e consistenza il perché abbiamo deciso di sviluppare la nostra startup, è un buon modo per rendersi memorabili e offrire un senso di maggior spessore. È il caso di Eren Bali, fondatore di Udemy, che racconta della sua maestra delle elementari nel suo piccolo paesino in Turchia e dei suoi sforzi per insegnare contemporaneamente a bambini di più età. Costretto a formarsi da solo sui libri, Eren rimane folgorato dall’arrivo in famiglia di un PC e di una connessione Internet.

Un altro fattore è il clout, come avviene per Alberto D’Ottavi, co-fondatore di Blomming.com che, fortemente connesso nell’ambito Digital, è la figura chiave per abbattere le barriere tra i blogger e l’ e-commerce e per acquisire nuovi merchant.

Collaboratori

La leadership è un fattore fondamentale per fondare e avere successo in una startup. A dirlo è proprio Dave McClure fondatore di 500 Startups in questa presentazione. Per McClure uno startupper è leader quando è convinto delle sue idee, dimostra determinazione in tutto quello che fa e, soprattutto, non procrastina le sue decisioni: se qualcuno ti critica o cerca di scoraggiarti e ti capita spesso di cedere o dargli ragione, allora non stai comportandoti da leader. Soprattutto se è una conversazione pubblica su twitter e su un gruppo facebook. In aggiunta, bloggare del lancio dell’ennessimo progetto e abbandonarlo potrebbe non esserti d’aiuto…

500 startups ci serve anche per ricordarci che è fondamentale saper mettere in piedi un ambiente divertente e collaborativo, in cui le persone possono diventare protagoniste:

I valori, quello in cui crede uno startupper, sono spesso una garanzia rispetto alle decisioni che prenderà nel corso del tempo. L’impegno con cui Loic le Meur si è prodigato a trovare un impiego per i suoi dipendenti ai tempi di Seesmic, potrebbe essere un buon motivo per abbracciare la sua prossima impresa.

Infine la community, deve apprendere, crescere e risolvere problemi insieme a gente che condivide le tue stesse passioni. Se non l’hai ancora potresti pensare di fondarla! Come ha fatto Fabio Lalli con l’Associazione Indigeni Digitali che vanta un attivissimo gruppo su Facebook. Fabio è anche co-fondatore di Followgram insieme a Lorenzo Sfienti.

Conclusione

Il Personal Branding non riguarda fingere o farsi belli, ma spesso richiede la capacità di saper dimostrare la propria “bellezza”. In fin dei conti gli startupper sono belli per definizione, no?

Postato originariamente su Startup Italia

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Personal Branding per Startupper – Parte 2

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Come possiamo influenzare la scelta degli interlocutori della nostra startup grazie allo sviluppo di un personal brand?
Nella prima parte ci eravamo concentrati sugli investitori, oggi affrontiamo i media…

Media

Attirare l’attenzione dei media, siano essi tradizionali o blog, significa pubblicità gratuita e del resto, come recita un vecchissimo (1988!) articolo di Fortune Magazine: “Se volete analizzare un’azienda, leggete i suoi risultati finanziari. Se volete scoprire la sua vera anima, parlate con il top manager”

Ai giornalisti e blogger preme avere una storia da poter raccontare ai propri lettori e, in genere, tutta l’innovazione è notiziabile, soprattutto se comporta la creazione di una nuova categoria, qualcosa che cambia completamente il gioco in un certo settore (a dire il vero non trovo un’altra definizione facile di “innovazione”).

Offrire una vision sfidante del proprio futuro rende (per assurdo) più plausibile e narrabile una tecnologia che magari non è facile da divulgare. Come ad esempio Enrico Dini, l’ingegnere toscano che ha inventato D-shape, la stampante 3D che usa sabbia e un inchiostro speciale per produrre creazioni di cemento. La tecnologia di Dini partecipa a un progetto della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dell’European Space Agency (ESA) con l’obiettivo di ideare nuovi moduli abitativi da stampare direttamente sulla Luna!

Un altro modo per rendersi “appetibili” è quello di attestarsi come esperti nel proprio settore e, quindi, chiamati ad esprimere opinioni autorevoli. In questo senso un blog autorevole o un libro recente fanno sempre comodo. Anche operare in un settore rilevante e di moda per la stampa può fare la differenza, soprattutto quando è di tendenza come nella recente food week a Milano. Proprio come accade per Marco Porcaro di Cortilia che, oltre ad avere una nutrita press release, viene talvolta chiamato in causa dai media per considerazioni in ambito food.

Ottenuta l’attenzione dei media, occorre offrire loro in maniera rapida ed efficace tutte le informazioni necessarie per scrivere gli articoli. Ecco che potrebbe essere importante avere sempre pronto una sorta di press kit con byline, job title e description ben evidenti, BIO breve e lunga e i link principali, foto in bassa e alta definizione, citazioni di persone autorevoli ed eventuali presenze presso altre testate.

Il pitch della startup è ormai perfetto? Può essere utile fare altrettanta attenzione al pitch personale.
L’alternativa è quella di far fare tutto il lavoro al giornalista, che talvolta potrebbe farsi prendere la mano.

Postato originariamente su Startup Italia

photo credit: FaceMePLS via photopin cc