Come farsi notare allo stadio

Johnnie Maneiro, un’amicizia digitale che apprezzo ormai da qualche annetto, mi ha segnalato la sua nuova e interessante iniziativa Clapps.me, quella che alcuni chiamano una Personal Splash Page.
Gli ho chiesto di raccontarcela fornendo anche degli spunti su come utilizzarla per comunicare il proprio Personal Brand.


Come farsi notare allo stadio

La risposta è ovvia! Fate uno striscione lungo 8 metri, scrivete Welcome to my website e il gioco è fatto, lunedì siete su Striscia la Notizia. Oppure scendete in campo e cominciate a palleggiare tra Stankovic e Zanetti prima che arrivino le forze dell’ordine a mettere fine ai vostri 5 minuti di gloria, in gergo sarebbe come fare spam :)

Ora facciamo sul serio

Perché farsi notare
Per parlare ed essere ascoltati, per trovare lavoro in un mondo sempre più competitivo, per essere banali ma farlo sapere a tutti e non importa quanto bello o brutto tu sia, la bellezza non è eterna quindi non è un fattore limitante. La tua età? Tutti i periodi hanno il loro fascino. La tua religione, la tua posizione, le tue tendenze politiche? No, ognuno di noi è un essere meraviglioso, solo che gli altri non lo sanno finché non ci mettiamo in gioco. Farsi notare ha tanti vantaggi, tieni conto però che gli sforzi nel personal branding non possono basarsi su cinque minuti di gloria. Il lavoro è duro, se non ti senti pronto è meglio ripensarci ancora e tornare quando sarai in forma per entrare allo stadio.
Lo stadio
Ormai i social network sono diventati uno stadio pieno di gente dove tutti parlano e nessuno ascolta. La gente urla, ti fa vedere immagini velocemente, ti invita, ti chiede l’amicizia anche se non sa cosa sia, ti sgrida, ti sfida, ti rompe, ti aiuta, ti consiglia. È questa la magia dei social, c’è posto per tutti ma attenzione, nei social tutti siamo uguali, con gli stessi diritti e sotto le regole e dinamiche che ogni piattaforma impone.
E allora come fare?
Su questo blog troverai ottimi suggerimenti sulle strategie da adottare per iniziare il percorso, o per migliorarlo se lo hai già iniziato. Per implementare la tua strategia ti servono degli strumenti che oltre ai social e agli strumenti classici (biglietti da visita, il tuo modo di vestire, ecc.) ti saranno di grande aiuto.
Ed è pensando a quale strumento poteva mancare che mi è venuta l’idea di sviluppare una piattaforma per la creazione semplice, veloce e soprattutto gratis di una “pagina web di base” o un “mini sito di base” dove organizzare tutti i tuoi profili social, e più importante ancora, dove sarai tu a creare graficamente un posto unico, diverso da tutti gli altri e senza la frenetica attività dei social.
Confronta!

Un’immagine vale più di mille parole. Per spiegare visivamente quanto scritto, abbiamo creato la seguente immagine, dove mettiamo a confronto un profilo Facebook, un website e una pagina di wikipedia contro le loro corrispondenti pagine Clapps.me!

Nonostante la colonna a sinistra abbia volutamente delle dimensioni maggiori, quella a destra ha un impatto visivo decisamente superiore. Riesce a trasmettere subito il messaggio quasi senza bisogno di leggere la bio: un bel ragazzo (forse un musicista spensierato), un sub (in contatto stretto con la fauna) e un indio sudamericano che posa per il National Geographic.

Lo striscione!

Clapps.me, che ricorda la parola claps (applausi), è gratis e molto semplice, basta avere un indirizzo email e decidere un urlname.
La prima modalità è basata su 3 colonne: a sinistra puoi caricare un avatar visualizzato all’interno di un’icona iphone-like; al centro una colonna per il tuo nome e una breve bio; e a destra puoi aggiungere tutti i link ai tuoi profili social.
Con le app di base puoi modificare i font (colori, dimensione e tipo), scegliere un pattern per il background oppure un’immagine tra quelle disponibili su Clapps.
La modalità .me, per creare una pagina web come quelle nell’immagini sopra, ti permette di caricare una tua foto, un’immagine di background personalizzata, e con un semplice drag and drop spostare la bio.
Ecco il risultato! Antonio è stato uno dei nostri primi Clappers e la semplicità della sua pagina è un buon esempio di come potrebbe essere la tua. Solo un dettaglio tecnico: per un ottimo risultato l’immagine dovrebbe avere le dimensioni di 1024 x 768 pixel, dettaglio che puoi comunque trascurare perché Clapps.me adatta sempre l’immagine a tutto schermo.

Se invece vuoi andare oltre, con la modalità +5 hai la possibilità di aggiungere 5 pagine addizionali al .me e scegliere tra sette fantastici stili di menu. Ecco che allora avrai un mini sito di base e per ogni pagina potrai usare tutte le funzionalità di modifica: font, background, colori, ecc.
Marco ha deciso di usare il +5

Il “+5” è un carattere distintivo di Clapps.me rispetto ad altri servizi simili, che però non permettono di andare oltre la singola pagina.
Clapps.me è disponibile in versione beta e a breve arriveranno altre app e nuove funzionalità. Solo con il tuo contributo questa startup tutta italiana potrà crescere e diventare un punto di riferimento per il recruitment. In Italia più del 60% delle aziende ricerca in Internet prima di prendere la decisione di assumere un dipendente, e questo potresti essere tu!
Non ci resta che augurarti buon divertimento, la filosofia di Clapps è quella di essere uno strumento friendly, utile e allo stesso tempo divertente!
Autore: Johnnie Maneiro

Perseverare

Nel Maggio scorso, la disegnatrice Pixar Austin Madison ha dedicato una lettera agli aspiranti artisti. Un pezzo che rappresenta un manifesto per i creativi e per coloro che si trovano ad affrontare quotidianamente sfide impegnative.

Trascrizione della lettera

PIXAR

May 17, 2011

To Whom it May Inspire,

I, like many of you artists out there, constantly shift between two states. The first (and far more preferable of the two) is white-hot, “in the zone” seat-of-the-pants, firing on all cylinders creative mode. This is when you lay your pen down and the ideas pour out like wine from a royal chalice! This happens about 3% of the time.

The other 97% of the time I am in the frustrated, struggling, office-corner-full-of-crumpled-up-paper mode. The important thing is to slog diligently through this quagmire of discouragement and despair. Put on some audio commentary and listen to the stories of professionals who have been making films for decades going through the same slings and arrows of outrageous production problems.

In a word: PERSIST.

PERSIST on telling your story. PERSIST on reaching your audience. PERSIST on staying true to your vision. Remember what Peter Jackson said, “Pain is temporary. Film is forever.” And he of all people should know.

So next time you hit writer’s block, or your computer crashes and you lose an entire night’s work because you didn’t hit save (always hit save), just remember: you’re never far from that next burst of divine creativity. Work through that 97% of murky abyssmal mediocrity to get to that 3% which everyone will remember you for!

I guarantee you, the art will be well worth the work!

Your friend and mine,

Austin Madison

“ADVENTURE IS OUT THERE!”

Il Personal Branding secondo Viadeo e gli esperti italiani

Qualche tempo fa gli amici di Viadeo mi hanno coinvolto, assieme ad altri esperti ed addetti ai lavori, in una ricerca dedicata al Personal Branding. Alcuni dei risultati emersi sono ottimamente sintetizzati in questa infografica:

Infografica Viadeo

Personal Branding Italia

Qualche rapida considerazione:

  • Klout è considerato lo strumento più adeguato per misurare la propria web reputation. Servono assolutamente servizi più affidabili! Ne avevo parlato proprio in un’intervista sul blog di Viadeo
  • I blogger che gestiscono meglio il proprio Personal Branding sono tutti addetti ai lavori. Vengono ignorati blogger settoriali (fashion blogger e food blogger ad esempio) che generalmente investono tanto sulla comunicazione e promozione del proprio Brand
  • Sperimentazione e creatività sono sempre considerati importanti sulla carta ma nessuno si applica mai con decisione
  • Il Personal Branding è utile per trovare lavoro, essere contattato prima, essere valutato meglio ma la percentuale di coloro che se ne cura è molto limitata.

Che ne pensate?

Ne hanno parlato anche:

Ti piace il mio STATUS?

No, non piace a nessuno!
Questo discutibile (mi riferisco al rosso sui capelli) personaggio si guadagna fama e follower…
Come? Ironizzando sul timoroso desiderio di conferma sociale che tutti riponiamo nella condivisione di un nuovo status su Facebook!

Si chiama Miles Jai e da diversi mesi è entrato in sordina in classifica su YouTube: più di un milione di visualizzazioni e 26.000 Like!

Un esempio di Online Personal Brand?
Forse lo è di più lo scopritore di video virali Ray William Johnson che oggi lo ha segnalato a Mashabe e che nel tempo si è guadagnato più di 600.000 follower su Twitter!

NB: grazie a Vittorio di Stefano per la segnalazione!

I 10 comandamenti del Personal Branding

Spettacolare presentazione di Mattia Soragni che reinterpreta i 10 comandamenti in ottica Personal Branding in occasione del KnowCamp 2011 (a proposito: mi hanno detto che è stato davvero molto interessante…feedback?):

Addio Steve Jobs, quando il Brand Aziendale era costruito sul Brand Personale

Qualche tempo fa ho voutamente seguito in disparte una interessante questione rilanciata poi da Magda Beverari su Steve Jobs e i limiti del personal branding. Mi sembrava una questione acerba, dal momento che da poco Jobs aveva passato le redini della sua azienda ad un fidato sottoposto, di cui in molti tutt’ora ignorano il nome.

Pur rinunciando alla posizione di vertice dell’azienda, era chiaro che Jobs, salute permettendo, avrebbe rappresentato comunque una figura chiave di Apple, anche se non più in prima linea. Un po’ come quando il comandante di un esercito non è più al comando dei suoi uomini. Di certo passerà alla storia Napoleone, ma non il fantastico esercito che gli ha permesso di conquistare il mondo. E c’era già chi si azzardava a dire che il brand Jobs nuoceva al brand Apple.

Riporta Magda nell’articolo, traduzione di un pezzo dell’Atelier BNP Paribas:

Questo fenomeno non è nato certo ieri, poiché ancora prima della nascita del web c’è una persona, tale Steve Jobs, cofondatore di Apple, che ha sviluppato un personal branding che ha fortemente contribuito al successo della sua impresa. Meglio di altri ha saputo coltivare i rumori e i buzz che hanno partecipato nel valorizzare Apple sino a 5 miliardi di dollari nel 2000 e a più di 360 miliardi oggi. Sebbene altri dirigenti, in Francia o negli USA, abbiano provato la stessa strada, nessuno è riuscito ad acquisire lo status di Icona vivente.

Ma, costruendo volontariamente il mito del genio di Steve Jobs, Apple si è presa forse il rischio che un successo comunicazionale avrebbe potuto diventare un pericolo industriale? Oggi, confrontata con la partenza di Steve, Apple non dovrà forse de-mitificare la sua comunicazione, umanizzando maggiormente la sua società per permettere ai propri impiegati di appropriarsi del buzz e della conversazione?
In primis tale situazione illustra un problema di perennità dell’impresa: tutto il mondo è mortale! (sigh!)

In secondo luogo i miti sono fragili per essenza, e arriverà il giorno in cui mostreranno la loro fragilità. Un altro fatto da considerare in tale contesto è la creazione di un’aberrazione finanziaria, una distorsione creata dalla stessa immagine di Steve Jobs – i successi di Apple sono inevitabilmente legati alla presenza di Jobs, ma il suo statuto di mito vivente sembra esercitare un potere irrazionale sul mercato – alcuni analisti sono addirittura arrivati a parlare di campo di distorsione delle realtà.

Questa notte è giunta notizia della prematura dipartita di Jobs. Si sa che era malato e che da tempo lottava contro se stesso. Ora a testimonianza del carisma e del fascino che aveva l’inventore di Apple sui fan, tutta la Rete celebra un uomo che ha rivoluzionato il mondo dell’informatica, della musica e non solo.


Io ho espresso il mio parere invitando a prendere ogni lezione che ha trasmesso questo uomo visionario, ma cercando di trovare ognuno la propria strada. Senza essere necessariamente foolish.

Non siate folli. Siate voi stessi.

Anch’io questa mattina ho appreso con dispiacere la notizia della morte di Steve Jobs, che considero un visionario, credo che nessuna persona sana di mente possa negarlo.

Anch’io uso e sono legato a prodotti che scelgo di pagare di più principalmente perché funzionano senza complicazioni e risolvono i miei problemi meglio di altri.

Anch’io sono affezionato a frasi che diventeranno il testamento di un uomo che ha saputo prendere il meglio dalla vita, ha avuto fortuna ed ha inspirato tante altre persone.

Tuttavia non sarò tra quelli che celebrerà e beatificherà l’uomo Jobs come il messia che ha portato la luce illuminando la caverna dei primitivi. Non esiste un’era ante e post-Jobs. Non è ingratitudine. E’ realismo. Jobs era un imprenditore e il suo ruolo era far soldi. Ha introdotto grandi novità e cambiato i comportamenti di un numero notevole di persone di questo pianeta. Che poi produrre ottimi prodotti è una strada per il progresso dell’umanità, è una balla spaziale. Buona per i necrologi dentro e fuori la Rete.

Così come che bisogna essere folli e ribelli per cambiare le cose. Si nasce geni, non si diventa. Le cose si cambiano col lavoro e col sacrificio. Poi se c’è quel 1% in più di talento si possono fare grandi cose, ma non senza lavoro e sacrificio. Insegnare ad essere ribelli, senza prima passare per una giusta causa e dei valori, equivale ad entrare in un bosco e iniziare a sparare alla cieca, sperando di portare a casa la cena.

Jobs era mortale. Fatevene una ragione. Non aveva superpoteri. Ha creato un’azienda che fa ottimi prodotti. Per poi trasformarla in una fabbrica di status-symbol.

Questo tempo aveva bisogno di un’icona. Steve Jobs ha saputo trasformare se stesso in una divinità. Non un professore geniale o un abile professionista. Un viso che da domani sarà su milioni di bandiere, digitali e non. In edicola come nei migliori Tumblr di tutto il mondo.

Mi mancherà? Se Apple continuerà a produrre buoni prodotti probabilmente no.
Ma la mia non è fede. E’ ragione.

Facebook TimeLine, OpenGraph e Personal Branding

Update: Le istruzioni per accedere al nuovo profilo timeLine.

Durante la conferenza di questa notte Facebook ha introdotto importanti novità quali la TimeLine, l’OpenGraph e le Social Apps.
Le modalità non sono ancora tutte chiarissime (soprattutto a quest’ora), ma quello che sembra evidente è che la Timeline sia una sorta di autobiografia visuale, dove, in maniera grafica e in ordine cronologico inverso, un utente può mettere i fatti salienti che lo descrivono, che rendono davvero l’idea di chi è davvero.
E’ una pagina che rappresenta l’utente e tutto quello che ha fatto nella sua vita e che si candida ad ottimo strumento di Personal Branding.

Mi chiedo chi proverà per primo ad usarla in maniera creativa per qualche tentativo di Personal Guerrilla Marketing!
Fast Company parla già di Pagina personale Wikipedia.
Facebook Timeline, Cover e Personal Branding

Serendipity

Ma questa sorta di CV è solo la punta dell’iceberg.
Uno degli elementi chiavi del Personal Branding è quello di condividere la competenza, facendo scoprire al nostro pubblico cose nuove e utili, offrendo informazioni rilevanti, spesso inaspettate.

Social Apps

Le nuove tecnologie di Facebook, con le nuove Social Apps (con le categorie Media & LifeStyle, ci sono giù una marea di partner, Spotify su tutti) disegnate appositamente per sfruttarle, danno la possibilità di condividere delle azioni più complesse rispetto ai semplici contenuti. Il “piacere” infatti si arricchisce con altri verbi, quali ascoltare, vedere, fotografare, correre, etc
E’ come se Facebook ci dicesse: vivi la tua esperienza online e offline e condivi più che puoi. Ci pensiamo noi a fornire le informazioni rilevanti ai tuoi amici.
Le Apps inoltre possono aggiungere anche i dati pregressi al nostro arrivo su Facebook.
Dici di essere sempre stato un geek e uno sportivo?
Vediamo cosa dicono di te in timeline i vecchi dati di mapmyfitness!

Privacy

Già Facebook ha messo le mani avanti indicando come le Apps saranno dichiaratamente Social e integrate con le nuove funzionalità; quindi se uno le usa sa cosa si aspetta.
Sono sicuro che nasceranno comunque moltissimi e legittimi dibattiti!
(con uno come Mark Zuck che dice da tempo che la “privacy è morta“…)
In ogni caso, nel contesto Social, Privacy e Serendipity mi sa che vanno poco d’accordo!

Spam sulla bacheca di Facebook e Personal Branding

Sai quelle simpatiche persone che ti chiedono l’amicizia e poi, dopo pochi minuti ti lasciano quei deliziosi pubblicitari messaggi in bacheca?
Magari 10 minuti dopo aver accettato incautamente la loro amicizia?
Qualche tempo fa ho ricevuto l’ennesimo messaggio che cercava di arruolarmi in uno dei soliti programmi multilevel che promettono mari e monti.
Un tempo reagivo maluccio, lo confesso.
Poi sono guarito e stavolta ho pensato: proviamo a spiegargli cosa pensiamo veramente…

Per farlo ho approfittato del vecchio adagio della comunicazione

Il significato della TUA comunicazione è la risposta che ottieni

e della mia meravigliosa rete di amici su Facebook.
Ecco il risultato che ho prontamente segnalato allo SPAMMER:
La vera opinione che la gente si fa di coloro che mandano spam su cose tipo fare soldi online, lavorare da casa, diventare ricco

La saggezza della folla

L’aspetto divertente è come gli amici di Facebook si siano sbizzarriti a fornire le loro personali risposte, alcune diventate anche trend.
Infatti quelle in MAIUSCOLO sono le mie proposte originali, mentre le altre sono state aggiunte liberamente da loro.
Insomma: caro e ingenuo spammer, vuoi diventare padrone della tua vita?
Diventa competente, magari anche rilevante e infine ricordati della storia del gatto e la volpe!

Chiedere prima di dare

Fondamentale per il nostro Personal Brand è lo spazio che conquistiamo nella mente del nostro pubblico.
Occorre guadagnarsi il diritto di essere ascoltati e di poter chiedere qualcosa.
La prima impressione è determinante: allora perché giocarsela chiedendo senza dare?
Il multilevel fatto in quel modo fa danni enormi al proprio Brand.
Questi personaggi infatti usano spesso nomi e cognomi veri e bruciano la propria reputazione prima sulla rete di contatti diretti e poi su quella allargata: il bene più prezioso di un buon networker.

Le aziende ti cercano sui Social Network?

Lo scorso Luglio Jobvite, un’azienda che vende servizi per il recruitment, ha pubblicato un’indagine su come i selezionatori del personale usino i Social Network per approfondire la conoscenza dei canditati.

Il risultato è ormai scontato: le aziende ti cercano con i Social…ma va?

Ma la vera domanda è: ti trovano?
E ancora meglio, quello che trovano, espressione del tuo Personal Brand, li aiuta?

Sembrerebbe di sì, il 64% delle aziende che hanno risposto all’indagine ha assunto con successo usando i Social:
Multiple Networks for Recruiting

Dall’infografico sotto emerge anche come il 82% degli americani in cerca di lavoro abbia effettivamente trovato il posto tramite i Social, un numero quasi raddoppiato dal 2010!

Ma dove ti cercano?
Linkedin la fa da padrone…
Interessante visto che è forse il meno conversazionale dell’elenco!
Mentre il povero Blog sembra essere davvero trascurato:
Social Networks for Recruiting
Come dire… quello che tu dici di te non conta?

Ecco l’infografico: Continua a leggere Le aziende ti cercano sui Social Network?

Fare soldi con il Personal Branding su Paygr.com

Pyagr.com è il servizio per freelance e professionisti che mette insieme PayPal, eBay e gli annunci di ricerca lavoro.
E’ nato da poco ed è stato appena rinnovato e lanciato, ma già si è attirato le attenzioni di Techcrunch.
Su Paygr le persone reali possono “vendere le loro competenze e guadagnando soldi facendo quello che amano“.
A me l’idea piace: monetizzare il proprio Personal Brand è un diritto di tutti!
Per questo plaudo quando escono servizi online che facilitano questo processo: spero proprio che abbia un radioso futuro…

Qual è il tuo affare?

Il sito (lo sto testando) sembra davvero semplice ed immediato e permette di configurare il proprio profilo e di mettere in vendita i propri servizi (Deal), scegliendo tra:

  1. Beni fisici (magliette, artigianato, quadri, etc)
  2. Servizi locali (vuoi lavare la macchina ai tuoi vicini?)
  3. Servizi da remoto (grafica, video, consulenza, etc)
  4. Beni digitali (in arrivo, ebook, template)

Paygr

Personal Branding su Paygr

Come essere credibile su Paygr.com e guadagnarsi una reputazione?
L’idea è quella di permettere ai propri clienti di giudicare in breve tempo l’affidabilità del venditore.
Per ogni Deal è disponibile il feedback degli altri acquirenti, la storia del venditore, il giudizio complessivo e altre utili informazioni ricavate da social network quali Facebook, LinkedIn & Twitter.

paygr1

Consigli per venditori

Tre interessanti consigli dallo staff di Paygr inviati nella mail di benvenuto al servizio:

1. Be cool
La chiave per fare più business è quella di essere educati e rispettosi in ogni transazione.
E’ bene rispondere sempre con cortesia e alle richieste dei propri clienti.

2. Have fun
Paygr è anche una community pieno di persone convinte che esista un nuovo modo di guadagnarsi da vivere. Non sorprenditi se le persone cercano di contattarti e conoscerti meglio.

3. Usa il buon senso
Abbiamo cercato di costruire innumerevoli meccanismi per permettere di giudicare la reputazione di un venditore.
Se qualcosa non ti convince non comprare nulla e avvisaci immediatamente. Infine: non incontrare MAI nessuno di persona.

Cosa potresti vendere?

E’ qualche giorno che ci sto pensando: cosa potrei vendere?
Il mercato che partirà sarà (presumo) prettamente americano, ma perché non vendere loro qualcosa dall’Italia, di unico, che posso fare solo io?
Temo invece che vendere tra Italiani sia per ora un delirio fiscale!
A proposito: Paygr gestisce il pagamento e ti consegna i soldi (trattenendo una piccola commissione) 7 giorni dopo la transazione.

Blomming.com

Paygr è un marketplace con funzioni Social ma ha un difetto: è centralizzato e sarà sempre in cerca di utenti.
Invece Blomming.com ha il vantaggio di poter raggiungere (quasi) ogni angoletto della Rete:

Licenza

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LIBRO

Copertina libro Personal Branding della HOEPLI di Luigi Centenaro e Tommaso Sorchiotti





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