Cosa dice di te il tuo indirizzo email?

Lifehacker ha chiesto ai suoi lettori quali fosse i loro pregiudizi rispetto agli indirizzi email. Ebbene, deve essere un tema molto sentito visto che ha ottenuto più di 500 risposte! Tre sono i concetti fondamentali emersi dal sondaggio:

  1. Username: il nome dell’utente è la parte fondamentale. Ovviamente dipende tutto dall’ambito e dal destinatario dell’email. Orsettoamoroso1901@libero.it sarà più o meno adatto ad essere inserito in un forum erotico piuttosto che in un CV!
  2. Provider: soprattutto in ambito tecnologico avere ancora un’email senza un dominio personale fa davvero una cattiva impressione. Io stesso mi chiedo se il sistemista con 10 anni di esperienza che mi si propone con una mail tipo xboxkiller6969@email.it sia la persona giusta per quel lavoro.
  3. Aziende: Anche vedere i furgoni degli artigiani con “Giovanni Rossi Costruzioni – POSTA ELETTRONICA: giovannithered1616@tin.it” non è il massimo. Così come una qualsiasi azienda che risponde da un’indirizzo mittente personalizzato.

Scegli la tua email con cura. Del resto ci sono dei servizi in cui costa davvero poco creare un indirizzo Web personale, anche senza il dominio, e girare in automatico (forward) l’email ad un indirizzo del tipo gmail, yahoo, hotmail, etc. etc.

Citando appunto Lifehacker: “Esattamente come i tuoi vestiti, la tua pettinatura e il modo in cui ti esprimi, il tuo indirizzo di email è parte della tua immagine personale“.

PS: le email sono inventate sulla base di esempi reali, spero di non averle indovinate!

Dall’augumented reality all’augumented identity

Il buon Giorgio Minguzzi segnala sul blog Digital Reputation – risorsa che si sta rivelando molto interessante sui temi legati all’identità e alla reputazione online – un interessante prototipo sviluppato da una ditta svedese. Si tratta di Reconizr, un’applicazione per Android capace di associare immagine fisica con presenze online.

In sostanza il software permette, attraverso un sistema di riconoscimento facciale, di puntare la fotocamera verso una persona ed avere in un attimo i suoi account sui principali servizi di social networking.

Gli sviluppi di un’applicazione del genere sono affascinanti e suggestivi. Allo stesso tempo rappresentano una minaccia per chi decide di gestire in maniera leggera ed irresponsabile la propria presenza e i propri contenuti in Rete.

Per ora, prepariamoci ad un futuro in cui offline ed online saranno integrate in sempre più spazi fisici e godiamoci il video.

10 consigli per fare autopromozione utile ed efficace

Uno dei principi da cui ci siamo mossi per sviluppare ed adattare il concetto di Personal Branding è stato il rifiuto dell’autopromozione, intesa come pratica grezza e sterile di cantare le proprie lodi. Fare Brand di se stessi non significa mostrare quanto si è bravi, ma comunicare il proprio valore e l’utilità che il nostro lavoro può avere per gli altri.

Nonostante questo in Rete è facile trovare persone che, quasi in linguaggio aziendale, affermano quanto sono bravi, unici, *migliori*, ecc..

Ma i social media negli ultimi anni ci insegnano come la voce personale dell’individuo è il miglior modo di presentare il punto di vista, per cui se proprio non riusciamo a fare a meno di fare autopromozione, cerchiamo di mostrare il lato migliore, attraverso il nostro punto di vista e la nostra personalità.

A tal proposito i consigli di Thomas James si rivelano interessanti ed utili:

Seth Godin: Prima di tutto organizzane 1000

Il solito magnifico Seth Godin ci illumina sull’importanza del Personal Branding e del Social Networking in un articolo che traduciamo qui dall’originale.

Kevin Kelly ci ha cambiato il modo di pensare con il suo famoso articolo “1,000 true fans” [NdT: in italiano].

Ma se non sei un artista o un musicista? Ci può essere un’opportunità di business anche in questo caso?

Penso che l’abilità di trovare ed organizzare 1.000 persone sia un’opportunità dirompente. Mille persone che coordinano le loro azioni sono sufficienti a cambiare il tuo mondo (e sbarcarci il lunario).

  • 1.000 persone, ciascuna che spende $ 1.000 in una crociera su un particolare interesse significano un milione di dollari.
  • 1.000 persone, ciascuna che spende $ 250 per un seminario di un giorno ti da la possibilità di invitare spesato a parlare chiunque tu desideri.
  • 1.000 persone che votano come un unico blocco cambiano le politiche locali per sempre.
  • 1.000 persone che hanno l’intenzione di provare un nuovo ristorante da te suggerito determinano il successo di un imprenditore e possono cambiare lo scenario della tua cittadina.

Ancora meglio, coordinare l’evoluzione culturale e le connessioni di una tribù di 1.000 persone non è solo un’opportunità di guadagno, ma è anche gratificante. Se puoi portarle dove loro vogliono andare, diventi indispensabile (e rispettato).

Quale è la difficoltà? La parte più difficile è quella di modificare la tua attitudine. Invece di farti strada per appuntamenti al volo, invece di urlare a sconosciuti tutto il giorno per guadagnarti da vivere, coordinare una tribù di 1.000 richiede pazienza, costanza e il focalizzarsi su relazioni a lungo termine e su del valore che duri una vita. Non devi trovare clienti per i tuoi prodotti ma prodotti per i tuoi clienti

Guest Post: Personal Brand Identity secondo Doctor Brand

Jacopo Pasquini aka Doctor BrandPer lavoro (Banca Monte dei Paschi di Siena + Master in Comunicazione d’Impresa) e per passione (Blog Doctor Brand) si occupa di Marketing, comunicazione, Branding e Social Media.

La Personal Brand Identity

Prima di iniziare saluto i lettori di “Personalbranding.it” ed ringrazio Luigi e Tommaso per l’ospitalità: non potevo non accettare il loro invito a scrivere un guest post sulla Personal Brand Identity, l’insieme degli strumenti e dei modi con cui è possibile definire la propria identità di Brand.

Marketing e comunicazione cambiano continuamente e molto velocemente, soprattutto nel mondo digitale. E’ sorprendente tuttavia notare che i progetti di Brand Management vincenti iniziano sempre con la definizione di una dettagliata identità di marca; in altre parole è indispensabile chiedersi da subito – in fase di pianificazione – “chi siamo” e “chi siamo nei confronti degli altri”.

Per questo motivo, di recente, ho tentato un esperimento di co-creazione online di un nuovo “Modello di Brand Identity 2.0” con l’obiettivo di inquadrare una schematizzazione plausibile e attuale.

L’output del Laboratorio di Branding 2.0 è stato questo:

Ebbene, cosa si può applicare al Personal Branding? Quali dimensioni possiamo approfondire per gestire la propria identità virtuale? Vediamolo insieme. Continua a leggere Guest Post: Personal Brand Identity secondo Doctor Brand

I migliori contributi italiani del 2009 sul Personal Branding

Il 2009 è stato l’anno della consacrazione del Personal Branding negli Usa. Nel nostro paese il concetto di promozione personale attraverso i media sociali sta entrando molto lentamente.
Tuttavia nell’anno appena passato non sono mancati contributi notevoli in proposito.

Ecco una raccolta dei più chiari, interessanti e significativi interventi sul Personal Branding:

Amo Internet perché grazie alla rete ho potuto…

Nel nostro libro abbiamo spiegato lungamente i vantaggi che può creare Internet alle persone, in ottica promozione delle proprie competenze, creazione di nuovi business e opportunità di carriera…
Poi con un breve video arriva il giovane creativo Valerio Masotti della Slevin.it e lo fa in maniera assolutamente brillante. Tra l’altro è anche il video vincitore del contest Internazionale “I Love Internet” indetto da Telecom Italia e Wired!

L’Indice consegnato all’Editor… sorprese post revisione?

PRIMA PARTE – SVILUPPARE IL PROPRIO BRAND

Cap 1 – LA MARCA CHIAMATA TE
Branding?
La marca chiamata te
Personal Branding
Un motore che lavora per te
A chi serve il Personal Branding
Quello che ti rende unico è la chiave per il tuo successo
Personalità inclusa
Internet è il doping del Personal Branding
Alcune premesse per Te
Una ricetta anticrisi?
Continua a leggere L’Indice consegnato all’Editor… sorprese post revisione?

Il papa online tra dialogo, reputazione e gestione della sua immagine

Qualche tempo fa ha fatto discutere l’iniziativa del Vaticano per “promuovere” il Papa online: Pope to You. Fortemente voluto da Don Paolo Padrini, si tratta di una serie di attività e prodotti per avvicinare il Papa agli utenti della Rete. Da YouTube a Flickr, da Facebook ad un’applicazione iPhone passando per un account ufficiale Twitter sembra che l’esempio di comunicazione di Obama abbia fatto scuola.

Come spiega don Paolo il Papa “non è una star che firma autografi“, la sua presenza su Facebook è piuttosto una presenza da leggere in una dinamica di Chiesa. Non vi aspetterete mica gli status del Papa, vero? Roba tipo “Oggi fa caldo“, “Oggi vado di qui o di là“. L’intento di questo progetto è piuttosto quello di mandare messaggi a coloro che vogliono avere un contatto diretto, anche su web, con la Chiesa e quindi con il Papa; ma soprattutto si punta a creare una community di fedeli che possano poi avere, tra di loro, contatti in una dinamica di Chiesa. E’ come se si volesse trasferire una grande comunità utilizzando quegli strumenti di socializzazione del web.

L’intervista completa a Don Paolo Padrini, project manager di Pope to You è disponibile su blogosfere.

Chiaramente non si tratta di un contatto diretto, ma di un modo di avvicinarsi all’insegnamento e alle attività del Papa, portando la sua figura a contatto con gli internauti. Ma il Vaticano è disposto a perdere parte del controllo su Sua Santità? E’ pronta alla vivisezione del Brand?

Sappiamo bene come la Rete è il luogo di massima espressione e nessuno può controllare il modo in cui verrà utilizzato un contenuto condiviso. Ricordate il manifesto elettorale di Casini da riutilizzare dopo il generatore di Paul the Wine Guy?

Il 19 Dicembre scorso il Vaticano ha pubblicato un comunicato stampa (peccato per l’inutilizzabile ufficio stampa vaticano) in cui cercava di limitare l’utilizzo libero del nome e dell’immagine del Santo Padre.

Non si può adoperare il nome del Papa per intitolare istituzioni culturali senza una preventiva autorizzazione del Vaticano. Così la Santa Sede, deplorando il fatto che talvolta si é fatto uso di titoli pontifici, sia del Papa vivente che dei predecessori, per finalità che nulla o ben poco hanno a che vedere con la Chiesa cattolica. ‘Spetta esclusivamente alla Santa Sede – afferma una nota – la legittimazione a tutelare in ogni modo il rispetto dovuto ai Successori di Pietro’.

Due pesi e due misure o un’incongruenza di fondo?

Martina Panagia incontra FriendFeed

Se ti interessa entrare in una community hai due opzioni:

  1. Aspettare per un po’ in disparte, vedere lo stile delle sue conversazioni, inziare a stringere qualche relazione, condividere dei contenuti che interessino agli altri membri.
  2. Partire in quarta, con il tuo personale stile, generando un bel flame, spezzando i pregiudizi, attirando un sacco di follower e commenti, pro e contro. Perché sei come sei.

Siamo tutti d’accordo, no? La via più indolore è la prima. Io la chiamo “Community Pacing“, che in Italiano si potrebbe tradurre come “inzia con il tenere un profilo basso, poi si vedrà“. La consigliamo sempre. Ma questa faccenda mostra che anche con la seconda ormai si possono raggiungere dei risultati!

E’ proprio vero che, come avviene offline, nei Social Media nulla è sbagliato o giusto di per sè, dipende tutto dai tuoi obbiettivi!

Cosa ha fatto Martina Panagia?

Martina Panagia è una splendida artista della tv e modella, per qualche oscuro motivo decide di sbarcare su FriendFeed. Continua a leggere Martina Panagia incontra FriendFeed

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