Se Virgin ti rinfresca il curriculum…

Motivato, creativo, appassionato, strategico…
sono solo alcune delle parole del momento, più abusate nei nostri curriculum, che LinkedIn ha scoperto analizzando i profili dei suoi utenti e che, da qualche anno a questa parte, propone in una classifica. Puoi leggere la ricerca con la top ten del 2016 qui.

Il problema è che stressando l’utilizzo di questi termini ci conformiamo agli altri candidati e non mostriamo realmente la nostra personalità e il nostro valore.
E cosa non da poco, rischiamo di annoiare i selezionatori!

Virgin ha pensato a te!

Per questi motivi Virgin Media (divisione del famoso marchio Virgin) ha creato Cut The Quack!, uno strumento online che i candidati possono utilizzare come parte del processo per l’invio della propria candidatura.

Il logo di Cut The Quack! lo strumento di Virgin che ti rinfresca il curriculum

Puoi provarlo tu stesso in maniera molto semplice: basta che vai sul sito cutthequack.com e copi-incolli i testi del tuo curriculum in lingua inglese (e se non ce l’hai, potrebbe essere una buona idea farlo) nella form. In tempo reale, eventuali buzzword o parole inefficaci e abusate, che non passano assolutamente il tuo valore, ti vengono segnalate con l’icona di una paperella.
Se clicchi sul bottone rosso in fondo poi, ti vengono proposte delle alternative che puoi usare per rinfrescare il tuo CV!

la form di Cut The Quack! in azione: le buzzword vengono sostituite da icone di paperelle

Come spiega Roxanne Chand (social media and content manager di Virgin Media Careers), in un articolo sul blog del gruppo, Cut The Quack! non vuole insegnare alle persone a scrivere il proprio curriculum, ma a fornire uno strumento utile e divertente che indichi quando possa avere bisogno di una rinfrescata e stimolare a pensare fuori dagli schemi, su quei cliché che i selezionatori sono stanchi di vedere.

Si sa, Virgin (per sua stessa ammissione) è un’azienda che innova senza chiedere il permesso e che sfida lo status-quo. E cerca di farlo in tutti i settori in cui opera: dall’intrattenimento, ai viaggi, alle banche, al fitness e alla comunicazione. Non mi stupisce quindi che lo faccia anche nel recruiting, stimolando i candidati ad usare uno strumento che è in linea i suoi valori!

Ma Roxanne precisa che ognuno è libero di accettare o meno le alternative che lo strumento propone:

it’s more than just coming along saying you can demonstrate our values, enthusiasm and passion for the job is essential. More importantly we want our people to just be themselves.

Cut The Quack! è davvero molto interessante e sarebbe divertente vederlo tradotto in italiano (spesso ci dimentichiamo quanto la nostra lingua abbia un ricco vocabolario): ma il fatto che si limiti a proporre dei sinonimi, alla lunga, lo rende inefficace.
Sì perché se vogliamo raccontare veramente noi stessi, non basta cambiare qualche parola sul curriculum, ma bisogna sviluppare una strategia personale per renderci veramente differenziati e mostrare i motivi per cui qualcuno dovrebbe sceglierci.

Cosa? Avete forse detto personal branding?

Imparare sbagliando: il C.V. dei fallimenti

il c.v. dei fallimenti di johannes haushofer

Sbagliando si impara!

…dice un noto proverbio italiano.

E nonostante nasconda una grande verità lo utilizziamo senza pensare al suo vero significato, confinandolo a frase fatta per consolare qualcuno o come scusante per i nostri sbagli.

Ma a conti fatti facciamo tutti l’esatto contrario: quando sbagliamo infatti, non riflettiamo sui nostri errori… con il risultato che non impariamo niente!

Se anche tu ti riconosci in questa situazione, non ti preoccupare, è assolutamente normale!

Matthew Syed, giornalista e autore del libro “Black Box Thinking”, chiarisce come al giorno d’oggi viviamo una società che tende a colpevolizzare il fallimento e a premiare il successo, così nel lavoro come nella vita privata. Può sembrare giusto, ma nella realtà la strada per arrivare al successo non è così facile.

Pensa, ad esempio, a quando eri uno studente: a meno che tu non abbia frequentato una scuola o un’università particolarmente innovativa, ricorderai ore passate sui libri a studiare e fare esercizi per dare il massimo agli esami. Un brutto voto non era assolutamente contemplato e sarebbe costato una punizione. La tua vita scolastica era racchiusa in un ciclo di lezioni frontali, “studio matto e disperatissimo” ed esami. Di sperimentare, provare nuove cose o prendersi dei rischi, nemmeno a parlarne!

Fin da piccoli veniamo influenzati da questa mentalità e crescendo, sviluppiamo la paura di fallire; arriviamo addirittura ad evitare la possibilità di affrontare nuove sfide, anche quelle che ci porterebbero al successo. Ma il fallimento, più che una minaccia, dovrebbe essere considerato come parte del percorso:

“Se vuoi diventare un grande musicista, devi prima suonare molta cattiva musica. Se vuoi diventare un grande tennista, devi prima perdere molte partite…” – Babineax and Kumboltz, psicologi (da “Black Box Thinking” di M. Syed)

I nostri errori nero su bianco: il C.V. dei fallimenti

Nel 2010 Melanie L. Stefan, docente della Scuola di Scienze Biomediche dell’Università di Edimburgo invita, in un articolo su Nature, a realizzare oltre al classico C.V. dei successi, anche quello dei fallimenti.

Ad accettare l’invito è stato ad esempio Johannes Haushofer, assistente docente di Psicologia alla Princeton University, che tra insuccessi scolastici e professionali, come articoli rifiutati, fondi per la ricerca non concessi e borse di studio non assegnategli dimostra come dietro ai suoi successi (visibili) ci siano stati tanti tentativi fallimentari (invisibili).

processo prova, fallisci e ottieni il successo

Stesso discorso vale per Bradley Voytek, PhD. all’università di San Diego, che è stato anche più coraggioso! A differenza di Haushofer, che ha creato un documento a parte, Voytek ha inserito i suoi fallimenti fianco a fianco ai suoi successi, nello stesso C.V., rendendo ancora più evidente come i due aspetti siano in relazione.

“Ho sbagliato più di 9000 tiri nella mia carriera. Ho perso quasi 300 partite. 26 volte, mi hanno dato la fiducia per fare il tiro vincente dell’ultimo secondo e ho sbagliato. Ho fallito più e più e più volte nella mia vita. È per questo che ho avuto successo.” – Michael Jordan

C’è addirittura chi ha pensato che un elenco non fosse sufficiente e ha voluto spingersi più in là!

Sara Rywe, consulente di Management, ha ribaltato il suo C.V. dettagliando le competenze che le mancano e raccontando brevemente ciò che ha fatto e quali sono state la spinte emotive nel cercare di raggiungere determinati obiettivi (come colloqui di lavoro e premi) prima di fallire, evidenziando le condizioni che avrebbe dovuto soddisfare per avere successo.

E infine, Alexandra Roshchina, che a differenza degli altri, non propone un riassunto cronologico della propria vita professionale e accademica, ma racconta alcuni aspetti della propria personalità, enfatizzandone i difetti (sappi che è un pochino permalosa), ed alcune esperienze personali negative (un divorzio può insegnare molte cose); sicuramente ha il pregio di saper fare autocritica! Sarebbe interessante leggere una versione aggiornata del suo C.V. in futuro, per vedere se raggiungerà gli obiettivi che si è posta per migliorare.

E tu… stai pensando di buttare giù il tuo C.V. dei fallimenti?
Diciamoci la verità: nessuno lo manderà mai a un potenziale datore di lavoro (ah me se lo hai fatto o lo farai in futuro, segnalacelo!), ma potrebbe essere un ottimo esercizio per prepararsi ad un colloquio o anche solo per capire quali esperienze e competenze ti mancano per raggiungere i tuoi obiettivi. Come minimo utile per capire dove hai sbagliato (e perché), per non ripetere gli stessi errori e migliorarti.

“Non ho fallito. Ho solamente provato 10.000 metodi che non hanno funzionato.” – Thomas Edison

Fallo. E vedrai che al prossimo colloquio, quando il selezionatore ti farà la solita domanda idiota “qual è il suo peggior difetto?”, avrai una bella storia da raccontare.

Cosa ho imparato quando il mio alter ego in Rete è diventato più famoso di me

“Ciao, sono Emma Travet, ho 26 anni, abito nella ridente cittadina e lavoro come giornalista co.co.co nella redazione di New Mag e de La Voce del Monviso, giornalmente sfruttata dal mio capo, Mr Vintage (non perché sia cool, ma perché indossa solo capi datati che odorano di naftalina, come il suo pensiero). Sapete qual è il mio sogno? Scrivere per Vanity Fair, al quale invio da tempo il mio curriculum e diversi articoli. Prima o poi, almeno per sfinimento, confido che qualcuno mi risponda, per un quarto d’ora di colloquio. […] Alla fine sono una ragazza normale, come ce ne sono tante, che tra avventure e disavventure, con spirito di iniziativa, grinta e ottimismo cerca di seguire le sue aspirazioni. Il mio motto è: non lasciare MAI nulla di intentato”.

emmat by gioia corazza

 Emma Travet illustrata da Gioia Corazza

Ebbene di intentato non ho lasciato davvero nulla, nemmeno io, Erica Vagliengo, ex bambina anni Ottanta con la passione del vintage e della scrittura, quando ho dato vita al mio alter ego, Emma Travet, su MySpace nell’ormai lontano giugno 2007, creando il progetto emmat, per promuovere “Voglio scrivere per Vanity Fair” al di là dei confini narrativi, per entrare a gamba tesa nel mondo della comunicazione sul web, sperimentando il personal branding legato al mio personaggio.  [Continua…]

Musk e Zuckerberg: due carriere in poco spazio!

Curriculum: una o due pagine

Curriculum: una o due pagine?

 

Quante pagine ha il vostro C.V.? Se la risposta è “più di due”, allora dovreste rivederlo; se invece è “una” oppure “due” allora la risposta è: dipende!

Musk e Zuckerberg: raccontare due carriere di successo

Elon Musk è uno degli imprenditori più noti ed influenti del momento: ha fondato numerose start-up tra cui SpaceX, Tesla Motors e Paypal. È un ingegnere, un visionario e un investitore. Mark Zuckerberg è uno sviluppatore e fondatore di Facebook, il social network più grande al mondo, che è diventato il primo competitor di Google.

Entrambi hanno una carriera variegata e di successo: come raccontarla?

Musk ha una lunga lista di esperienze imprenditoriali e competenze acquisite che sembra impossibile poter sintetizzare in un A4! Ma il team di Novorésumé (tool per la creazione di C.V. online), che crede nel concetto di “less-is-more”, ha voluto dimostrare il contrario. Infatti ha immaginato e realizzato il possibile C.V. di Musk riuscendo a raccontare e valorizzare il suo intero percorso in una sola pagina grazie a inserti infografici, elenchi di parole chiave e descrizioni dirette e concise. Quindi, se ad un personaggio come Elon Musk può bastare una sola pagina, non avete davvero più scuse! [Continua…]

Rebrandly: fare Personal Branding con i propri link

I link sono diventati a tutti gli effetti una delle principali valute del mondo online.

A differenza dei beni materiali dove la rarità ne aumenta il valore, online più una pagina è diffusa e condivisa e maggiore è la sua importanza. Anche per questo motivo la pratica di utilizzare i propri spazi social per rilanciare contenuti è diventata in pochi mesi, una consuetudine per gran parte delle persone attive online.

Dalle bufale online alle notizie del giorno, dagli articoli per cui indignarsi alle pagine che suscitano emozioni più semplici, milioni di persone ogni giorno condividono link, utilizzando gli ormai onnipresenti tasti di share o copia/incollando l’url, l’indirizzo della pagina.

Rebrandly

Nel tempo sono così nati servizi, come Bit.ly ad esempio, che facilitano l’attività di pubblicazione di un indirizzo web.

Come scriveva Luigi qualche tempo fa su questo blog:

Se il tuo nome e cognome, al più lo pseudonimo, sono il tuo marchio, la prima cosa da fare è non perdere mai una buona occasione per farlo girare!

Uno dei servizi migliori per accorciare i link (detti anche URL shortener) è bit.ly che offre moltissimi vantaggi, tra cui un ottimo sistema di reportistica dei click. I link che vengono inseriti su quel servizio sono nel formato bit.ly/qualcosa, ma possono essere modificati in bit.ly/qualcosa_di_comprensibile.

[Continua…]