Rebrandly: fare Personal Branding con i propri link

I link sono diventati a tutti gli effetti una delle principali valute del mondo online.

A differenza dei beni materiali dove la rarità ne aumenta il valore, online più una pagina è diffusa e condivisa e maggiore è la sua importanza. Anche per questo motivo la pratica di utilizzare i propri spazi social per rilanciare contenuti è diventata in pochi mesi, una consuetudine per gran parte delle persone attive online.

Dalle bufale online alle notizie del giorno, dagli articoli per cui indignarsi alle pagine che suscitano emozioni più semplici, milioni di persone ogni giorno condividono link, utilizzando gli ormai onnipresenti tasti di share o copia/incollando l’url, l’indirizzo della pagina.

Rebrandly

Nel tempo sono così nati servizi, come Bit.ly ad esempio, che facilitano l’attività di pubblicazione di un indirizzo web.

Come scriveva Luigi qualche tempo fa su questo blog:

Se il tuo nome e cognome, al più lo pseudonimo, sono il tuo marchio, la prima cosa da fare è non perdere mai una buona occasione per farlo girare!

Uno dei servizi migliori per accorciare i link (detti anche URL shortener) è bit.ly che offre moltissimi vantaggi, tra cui un ottimo sistema di reportistica dei click. I link che vengono inseriti su quel servizio sono nel formato bit.ly/qualcosa, ma possono essere modificati in bit.ly/qualcosa_di_comprensibile.

[Continua…]

Nina e JustKnock: il potere delle idee

L’estate scorsa ho letto la storia di Nina Mufleh, una giovane marketer con un obiettivo: lavorare per Airbnb.

Prova con email e job application, ma come spesso accade, viene ignorata.

Capisce allora che curriculum e lettera motivazionale non le bastano per farsi notare rispetto agli altri candidati e decide di tentare un approccio alternativo: crea un minisito in cui analizza il mercato turistico mondiale e propone una strategia per l’azienda, dimostrando concretamente le sue capacità!

nina4airbnb.com è il minisito creato da nina mufleh

nina4airbnb.com

Ok, non è forse l’esempio perfetto: Nina alla fine non è stata assunta!

Ma è diventata un caso virale, stimolando l’interesse di altre grandi aziende e ispirando molte persone con il suo stesso obiettivo, tanto da spingerla a creare una guida per imitarla. E dimostra soprattutto un trend molto attuale: online hai l’opportunità di dimostrare quello che sai passando così dalle parole (CV + lettera di motivazionale) a ciò che conta veramente: i fatti.

Oltre l’accoppiata curriculum e lettera motivazionale

Avete anche voi, come Nina, un brand che amate e per cui vorreste lavorare, ma avete paura che l’accoppiata curriculum + lettera motivazionale non bastino a rendervi giustizia facendovi perdere un’occasione? Allora potreste provare JustKnock, una piattaforma che vi permette di dimostrare concretamente il vostro talento, senza dover diventare un caso virale.

Come? Proponendo idee sotto forma di presentazione ai manager che loro volta, vi forniranno una valutazione e un eventuale contatto per un colloquio o un compenso.

il funzionamento di JustKnock in cinque step

Caricare una idea su JustKnock richiede pochi passaggi

Certo non è un’applicazione da tutti i giorni! Se infatti può essere un canale preferenziale per essere valutati non solo sul proprio Curriculum, bisogna mettere in conto che ideare, sviluppare e presentare un progetto è un impegno in termini di tempo ed energia e occorre valutare quando può essere un investimento, considerando che l’assunzione non è assicurata.

Chi tutela la mia idea?

E nel caso in cui non ricevessi nulla in cambio… chi tutela la mia idea? Se da una parte convince la buona fede del team, le aziende lo saranno altrettanto? Diciamolo chiaramente: “rubare” un’idea e cambiarne dei dettagli o delle funzionalità spacciandola per propria, non è poi così difficile, specialmente in un Paese in cui il lavoro creativo non è sempre riconosciuto.

A questo punto mi chiedo: può essere che JustKnock stia semplicemente anticipando le richieste che le aziende faranno in futuro ai candidati, cioè di dimostrare concretamente le proprie competenze per ottenere un lavoro? In futuro, le aziende potrebbero non richiedere più l’invio del CV, ma proporre ai candidati lo svolgimento di mini-progetti per valutarne concretamente le competenze? O più semplicemente curriculum e lettera motivazionale si evolveranno, rimanendo comunque gli strumenti più utilizzati?

Curiosi sugli sviluppi? Io sì! Credo proprio che li seguirò sulla loro pagina Facebook

Nel 2015 è meglio uno stage di una media del 30 in Università

“Nel 1920 dopo la scuola si entrava direttamente nel mondo del lavoro, lavorare per esempio in una catena di montaggio era un’ottima occasione da non lasciarsi sfuggire, testa bassa e tirare dritto dopo quarant’anni, nel 1960, si aveva la propria pensione ed una casa in cui godersi la vecchiaia.
Quindici o magari vent’anni dopo il futuro era riposto nelle mani delle Università per ampliare i propri orizzonti e studiare l’arte del management e dell’organizzazione per imparare a diventare manager. Dopo 4 o 5 anni lavorare nel gestire e organizzare la numerosa forza lavoro di una di queste aziende sarebbe stato un posto sicuro e ben retribuito quindi un occasione da non perdere.
Qualche anno dopo invece dopo aver preso il diploma molti per salire di un ulteriore gradino nella scala del progresso sociale, sarebbero diventati liberi professionisti, medico ed avvocato.
Poi quando è giunta l’era della televisione e del mass marketing, le giovani generazioni sono state incoraggiate a diventare marketer, pubblicitari, copywriter, consulenti finanziari, professioni dove si maneggiano le idee e non ferro e acciaio, quindi un lavoro totalmente astratto se confrontato con il lavoro dei nostri nonni”. Seth Godin.

Mi rivolgo qui a chi aspira a lavorare nel mondo della comunicazione digitale…
Cosa ci riserva il futuro? [Continua…]

Spotify assume, a modo suo!

Spotify ha creato una playlist davvero sensazionale ed al momento conta solo 158 follower.
“Wow che novità, Spotify crea sempre playlist!” mi potreste dire. Questa volta, però, è diverso.


La playlist si chiama “Join Spotify” ed ogni traccia presente all’interno è parte della seguente frase:

Hello! Are you looking for how to fly or maybe get a job look no further. We want awesome people like you working for us. Apply today, before it’s too late. Finally wanted to say: you’re beautiful

Eh si, avete capito bene, Spotify assume e lo fa a modo suo, attraverso una semplice playlist! [Continua…]

Post-it e Personal Branding per gli studenti dello IULM al Master in Social Media Marketing

Community Manager, Content Curator, Social Media Manager, Social Marketing Manager, Digital Manager, Web Community Supervisor…chi più ne ha ne metta!

Oggi il mercato è in continua trasformazione, dinamico e spietato, non aspetta nessuno. Ogni giorno nascono nuove posizioni lavorative nel campo digitale: una lama a doppio taglio.

Infatti l’errore più comune è quello di farsi trascinare dall’onda del mercato piuttosto che cavalcarla attraverso un posizionamento e competenze specifiche, così se il mercato richiederà un Community Manager, Digital Strategist o Social Media Manager tutti i potenziali candidati declineranno le proprie skill per queste professioni.

Ma chi fa cosa, e cosa fa chi?

Queste nuove posizioni professionali mostrano una contaminazione di skill che non permette, a priori, di distinguere le une dalle altre; ci sono agenzie alla ricerca di un Social Media Manager per svolgere le funzioni di un Community Manager e aziende che chiamano un Digital Strategist, Web Marketing Manager.
Il gap si trova non solo nella specializzazione che si vuole offrire, ma anche nella confusione professionale che non è al passo con le trasformazioni del mercato.

Master in Social Media Marketing allo IULM e le nuove professioni digitali

Per questo motivo lo scorso Ottobre, ho fatto l’assistenza agli studenti del Master in Social Media Marketing & Web Communication SDC presso l’Università IULM in una lezione di Luigi Centenaro.
Durante la lezione di Personal Branding abbiamo lavorato con i futuri professionisti del Digital sull’importanza del posizionamento e di specializzarsi in qualcosa di credibile e specifico così da tentare di “governare” il mercato e non lasciare che siano le aziende a dover fare tutto il lavoro.
La soluzione per affrontare le continue evoluzioni del mercato è sviluppare una nuova competenza: il sapersi posizionare nella maniera più credibile possibile.
Attraverso l’utilizzo del Personal Branding Canvas gli studenti hanno potuto visualizzare in mondo schematico le proprie competenze, identificando un piano di Personal Branding (Investimenti) per raggiungere il proprio obiettivo professionale.
Nell’ambito di un po’ tutti i master uno degli obiettivi di ciascun studente è quello di riposizionarsi rispetto a precedenti professioni. In questo contesto il consiglio di Luigi che è emerso più volte durante il corso è quello di non “buttare via il proprio passato”, ma di trovare un modo di valorizzare le precedenti esperienze professionali all’interno del proprio posizionamento: in che modo gli apprendimenti fatti nelle precedenti esperienze saranno utili ai tuoi futuri datori di lavoro nella tua nuova professione? In che modo le tue precedenti esperienze aumentano la tua credibilità in un certo settore o competenza?

Conoscere il mercato

Personalmente vi consiglio non solo di riempirvi le tasche di post-it per iniziare la propria strategia con il Personal Branding Canvas, ma anche di fare una vera e propria ricerca di mercato. Ad esempio leggendo “Le nuove professioni del web” di Giulio Xhaet. Un tempo Internet era un luogo per soli smanettoni, oggi invece la Rete è un’estensione del mondo fisico, dove da una parte della strada ci sono persone che esprimono e condividono opinioni e dall’altra parte aziende e agenzie alla ricerca di figure professionali inedite. Analizzate i vostri punti di forza, l’identità e le competenze per trovare il giusto posizionamento; il libro di Giulio, sarà il vostro asso nella manica per riuscire a definire quale potrebbe essere la professione fatta su misura per voi.