9 minuti: che cos’è la Gestione di Carriera Continuativa? (Terza parte)

9 minuti: il cambiamentoSegue dalla seconda parte della serie di articoli tratta da “9 minuti”, che inizia qui.

Il cambiamento è l’unica costante

Il ritmo del cambiamento sta accelerando.

Secondo il celebre futurologo Ray Kurzweil, un’analisi della storia dimostra che il cambiamento tecnologico è esponenziale, contrariamente alla visione comune, intuitiva, lineare.

Ciò significa che non sperimenteremo 100 anni di progresso nel 21° secolo – saranno più come 20 mila anni di progresso. Dall’era industriale, la tecnologia ha avuto un enorme impatto sul nostro modo di lavorare, e le variazioni in rapida accelerazione nella tecnologia hanno impatti significativi sulle nostre carriere.

I 30 anni di carriera sono storia

A metà del XX secolo, era realistico entrare in una società al livello base e progredire nello stesso dipartimento o lavorando su uno stesso prodotto per tutta la carriera. Ma oggi, i rapidi cambiamenti nel mondo del lavoro hanno costantemente diminuito il mandato lavorativo, aumentato la fluidità nel mercato del lavoro e cambiato drasticamente le tipologie di lavori che sono disponibili in tutto il mondo.

Considera questi fatti:

  • In Germania, secondo il Journal of Economic Research, il mandato di lavoro medio è ormai 7 anni.
  • Nel Regno Unito, la permanenza media di lavoro è di 5,4 anni, secondo uno studio fatto da IZA.
  • L’incarico per i CIO è ora in media di 4,6 anni (Society for Information Management) e la permanenza media è di soli 23 mesi per i CMO (Spencer Stuart).
  • Ogni anno, il 18% della forza lavoro australiana inizia a lavorare con un nuovo datore di lavoro secondo l’Australian Bureau of Statistics.
  • Il Dipartimento del Lavoro stima che lo studente di oggi avrà 10-14 posti di lavoro all’età di 38 anni.
  • Secondo una ricerca redatta da Karl Fisch, Scott McLeod e Jeff Brenman, i dieci lavori più richiesti nel 2010 non esistevano nel 2004

Laurearsi all’Università non è garanzia di una grande carriera

C’è stato un tempo in cui un diploma di laurea era il tuo biglietto per entrare nella forza lavoro. Ora, solo una laurea non è più sufficiente. Iniziare la carriera è una sfida – a prescindere da dove ti trovi nel mondo. Ci sono numerosi candidati qualificati per ogni posizione entry-level:

  • Secondo il Guardian, il tasso di disoccupazione per i giovani del Regno Unito è del 21,9%.
  • Il rapporto Graduate Careers Australia, mostra che quasi il 25% dei laureati all’Università non ha un posto di lavoro dopo la laurea.
  • In 148 università sudcoreane su 205 censite dal Ministero della Educazione, Scienza e Tecnologia, la maggioranza dei laureati non è stata in grado di trovare posti di lavoro adeguati.
  • Secondo un articolo dell’Huffington Post nel maggio 2012, quasi la metà degli universitari laureati di recente negli Stati Uniti è sotto-occupata o disoccupata. Solo il 51% ha un lavoro a tempo pieno, secondo uno studio recentemente pubblicato dalla Rutgers University

Ciò significa che, indipendentemente dal tuo livello, è necessario gestire la tua carriera – anche se sei ancora a scuola. In futuro, cambierai ruolo e/o società con maggiore regolarità. Se non stai gestendo la tua carriera, perderai opportunità e sarai impreparato agli inevitabili cambiamenti.

Anche se questo manifesto è focalizzato principalmente sullo sviluppo della carriera, non sulla ricerca di lavoro, diamo un rapido sguardo a come i lavori sono occupati:

  • La Global HR Firm Drake Beam Morin ha indicato come il 64% delle quasi 7.500 persone intervistate ha detto di aver trovato il suo nuovo posto di lavoro attraverso il networking.
  • Secondo l’US Bureau of Labor Statistics, il 70% dei posti di lavoro negli Stati Uniti vengono trovati attraverso il networking.
  • I professionisti cinesi parlano spesso dell’importanza delle guanxi o connessioni. E il 93% degli utenti di Internet in Cina usa i Social Media per connettersi, secondo la Forrester Research.
  • Secondo il NACE Student Survey, il 38% degli studenti che hanno avuto un’offerta di lavoro ha affermato che il networking è stato estremamente utile.
  • La ricerca ZDNet Australia, mostra che il 28% dei capi australiani usa i Social Network per passare al vaglio e/o trovare potenziali candidati.
  • Secondo uno studio Jobvite del 2011, un lavoratore su sei utilizza i Social Media per essere assunto, quasi il 90% delle persone in cerca di lavoro ha un profilo su un sito di Social Media e il 54% di tutti coloro che cercano lavoro utilizza siti professionali di networking come Linkedin per trovare un lavoro.
  • Il Kelly Global Workforce Index ha scoperto che il 21% degli intervistati a Singapore sta setacciando i siti di Social Media in cerca di opportunità di lavoro o promozioni.
  • Il Randstad Work Monitor del 2011 indica che il 50% dei dipendenti francesi e l’83% dei dipendenti cinesi ritengono che i Social Media possano aiutarli ad ottenere un posto di lavoro

Questo è il terzo paragrafo del documento che riassume il concept “9 minuti al giorno” come tattica per gestire il proprio Personal Brand.

Il primo paragrafo lo trovi qui e il secondo qui.
Il paper è stato scritto per Linkedin partendo dal principale problema che hanno tutte le persone di successo quando devono fare Personal Branding: pochissimo tempo!
Su autorizzazione di William pubblicheremo la traduzione anche dei prossimi 4 paragrafi del PDF.
Puoi approfondire il metodo leggendo anche il libro Personal Branding per il Manager, di William Arruda e Deb Dib, edito da Hoepli.

La foto è di Nana B Agyei da Flickr.

Commenti

  1. dice

    articolo molto interessante, certo tocca aspetti di costume e metodi che in Italia ancora sono acerbi, dove vigono logiche diverse ed un utilizzo diverso degli strumenti, e dove forse anche il progresso tecnologico viaggia a ritmi piu lenti che in Europa. Certo è un pò inquietante pensare che ogni 5 7 anni escono lavori nuovi che magari prima non esistevano neanche, il tutto potrebbe essere un pò destabilizzante…

  2. dice

    rticolo molto interessante, certo tocca aspetti di costume e metodi che in Italia ancora sono acerbi, dove vigono logiche diverse ed un utilizzo diverso degli strumenti, e dove forse anche il progresso tecnologico viaggia a ritmi piu lenti che in Europa. Certo è un pò inquietante pensare che ogni 5 7 anni escono lavori nuovi che magari prima non esistevano neanche, il tutto potrebbe essere un pò destabilizzante…

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