Imprese in rosa e Personal Branding

We can do it
Che la causa sia la crisi e i connessi tagli dei posti di lavoro o che sia il doversi scontrare con un mondo che ancora ruota su stereotipi di genere, per le donne rimane molto difficile riuscire ad avere una carriera soddisfacente.

Secondo il 53,7% degli intervistati per un report dell’Istat pubblicato lo scorso dicembre, le donne vivono una situazione lavorativa peggiore degli uomini. Circa la metà degli intervistati ha risposto che per una donna è più difficile trovare un posto di lavoro adeguato al proprio titolo di studio o alla propria esperienza, fare carriera e percepire lo stesso stipendio di un uomo a parità di mansione.

Credo sia questo il motivo principale per cui sono tante le donne che si inventano un nuovo lavoro e per cui il 28,6% delle nuove imprese aperte nel 2013 (secondo un’indagine di Unioncamere) è di stampo femminile.

È un tema che mi sta molto a cuore sia, ovviamente, perché rientro nella categoria, sia perché in questo momento economicamente difficile incentivare lo sviluppo dell’imprenditoria femminile potrebbe dare nuovo slancio al mondo del lavoro.

Per questo sono stata felice quando ho avuto l’opportunità di affiancare Luigi Centenaro nei due workshop per Talent Donna e per la Momclass di Mammacheblog 2014: due iniziative organizzate da Fattore Mamma, che hanno alla base l’idea di “valorizzare il talento professionale femminile attraverso l’energia della Rete”.

Donne all’opera

In entrambi gli eventi il lavoro principale per le partecipanti è stato quello di trasformarsi per un giorno in Personal Branding Strategist di se stesse, usando il Personal Branding Canvas.

Di fatto, quindi, il banco di prova di un lavoro completamente nuovo, in cui però sono emerse alcune caratteristiche distintive di noi donne quando ci mettiamo in azione:

Determinazione: per prima cosa abbiamo dovuto condividere il concetto di Business Design per evitare che questa metodologia risultasse uno scoglio per chi non la conosceva. I dubbi più frequenti sono nati da chi temeva di non poter rispondere a tutte le domande nei singoli blocchi o addirittura ad alcuni interi blocchi. Lavorare sulla propria visibilità può essere più difficile all’inizio, perché si creano dei blocchi emotivi che frenano lo sviluppo delle idee, soprattutto di fronte a domande “esistenziali”. La sfida, in particolare per noi donne, sta proprio nello sforzo di superare quei blocchi e scoprire cosa ci rende uniche:

Arrivato il momento di lavorare in prima persona, in effetti, non ci sono state esitazioni e tutte le partecipanti si sono messe all’opera per identificare il motivo per cui gli altri dovrebbero sceglierle. A quel punto è stato più facile comprendere che anche una mancata risposta non è per forza sintomo di fallimento (uno dei grandi spettri che ci perseguita), ma anche questa ci dà un’informazione utile, suggerendoci gli aspetti su cui lavorare.

Problem solving. In entrambe le situazioni abbiamo dovuto affrontare una difficoltà logistica: la stanza che ospitava il Talent Donna non permetteva di appendere i Canvas, mentre alla MomClass le partecipanti superavano di gran lunga lo spazio disponibile sulle pareti. Cos’è successo? Semplicemente che in un attimo una cinquantina di donne si sono organizzate in modo tale da riuscire a ritagliarsi ognuna il proprio spazio: questo è merito del senso pratico femminile!

Networking collaborativo. Al Talent Donna è anche capitato qualcosa che non avevo mai visto prima: in poco tempo alcune delle partecipanti hanno iniziato spontaneamente a collaborare, lavorando fianco a fianco sui Canvas, e a proporre reciproci miglioramenti. L’effetto si è diffuso in tutta la stanza e si è creato un clima davvero propositivo e sono spuntate idee utili e anche originali.

 Intraprendenza. Ho affiancato alcune partecipanti nella compilazione del loro Canvas, e due storie mi hanno colpita in particolare. Una ragazza del Talent Donna mi ha raccontato che sta affrontando, con le sue sole forze, un cambio di carriera perché il mercato in cui lavora adesso è in forte crisi: sta cercando di unire un lavoro che già conosce bene a una sua passione personale e mi ha chiesto se il Canvas poteva essere utile per trovare una nuova strada. Insieme abbiamo approfondito alcuni aspetti del suo Personal Brand e abbiamo provato a definire alcune possibilità che poteva vagliare. Sono certa che con la sua intraprendenza troverà la maniera giusta per cambiare vita.

Coraggio. L’altra storia l’ho ascoltata alla MomClass: è la storia di una donna che aveva una carriera ben avviata, con un ruolo importante e delle gratificazioni, ma che si è accorta che non stava vivendo la vita che desiderava. Perciò ha lasciato tutto da un giorno all’altro e si è messa in proprio, ricominciando da qualcosa che la appassiona davvero: ora tiene laboratori per insegnare ai bambini una cucina bella, buona e sana. Il lavoro che abbiamo fatto insieme sul suo Canvas le è servito per scoprire come migliorare la sua credibilità in un’attività iniziata da zero, ma anche come trovare nuovi modi per farsi conoscere.

Durante i due workshop, grazie a quello che ho potuto vedere e ascoltare da chi li viveva in prima persona, ho verificato come il Canvas arricchisca la consapevolezza delle proprie competenze e delle proprie aree di eccellenza e permetta di capire quali sono i possibili punti di sviluppo e miglioramento. Alla fine per le partecipanti è stato chiaro quale sia il valore aggiunto di lavorare attivamente su di sé: la presa di coscienza delle nostre potenzialità.

Il Personal Branding oltre il Gender Divide per valorizzare le differenze

Sono tante le donne che popolano la Rete, sia come parte attiva che come ascoltatrici e le iniziative come quelle di Fattore Mamma sono importanti per contribuire a colmare una differenza di “preparazione tecnica”.

Le differenze di genere intese, invece, come singole caratteristiche distintive, sono un valore aggiunto.

Il Personal Branding può essere quella strategia utile a trasformare la differenza da limite a fattore potenziante, valorizzandola.
Fare Personal Branding, infatti, significa portare anche nel lavoro il nostro io autentico e rendere manifesti i nostri talenti naturali, i nostri punti di forza, la nostra unicità.

Per una donna questo vuol dire smettere di temere che proprio quell’impronta unica che la contraddistingue sia un fattore negativo sul posto di lavoro.

Se il nostro “tocco femminile” continua ad essere visto come motivo di contrasto o, peggio, di giudizio (e auto-giudizio), nell’inevitabile relazione con l’universo lavorativo maschile non si riuscirà a trovare un punto di incontro; ma se riuscissimo a vedere le reciproche caratteristiche come tratti unici e, soprattutto, complementari, potremmo agire in sinergia e produrre un grande valore per tutti. Il confronto tra punti di vista diversi non può che essere arricchente.

Credits

Commenti

  1. dice

    Ho vissuto una bellissima esperienza con Luigi Centenaro sia durante il TALENT DONNA che durante i MOM CLASS del MAMMACHEBLOG.
    Credo che il metodo Canvas sia uno strumento molto efficace, che aiuta a costruire una vera e propria strategia di valorizzazione della persona.

  2. dice

    È la prima volta che ti leggo, ma il tuo è davvero un bell’articolo, complimenti. Io mi occupo di marketing in un’agenzia di ricerca e selezione del personale e, dovendo scegliere un tema per un articolo sul nostro blog, ho deciso di trattare anche io l’argomento “donne e lavoro”. Ho citato uno studio in cui si dimostra che tutte le caratteristiche femminili che hai citato (determinazione, problem solving, network collaborativo, intraprendenza, coraggio) migliorano la produttività e il fatturato dell’azienda. La logica conseguenza di quello che hai scritto tu: le donne possono portare quel “qualcosa in più” in azienda e quindi conviene assumerle. Se ti/vi interessa, l’articolo completo è disponibile qui: http://blog.hivejobs.com/perche-assumere-piu-donne-migliorera-la-vostra-azienda-fatturato-incluso/.

    • Germana Galleri dice

      Ciao Valentina, grazie mille per i tuoi complimenti!
      E grazie anche per aver condiviso il tuo articolo, davvero approfondito e ricco di spunti.
      Personalmente sono convinta che dare il giusto spazio alle qualità specifiche di ciascuno di noi non possa che portare vantaggi per tutti.
      Per quanto riguarda la presenza delle donne nel mondo del lavoro, è senz’altro vero che c’è ancora tanta strada da fare, ma a me piace guardare il bicchiere mezzo pieno e vedo che è altrettanto vero che molta ne è stata fatta. Tu cosa ne dici?

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