Spotify assume, a modo suo!

Spotify ha creato una playlist davvero sensazionale ed al momento conta solo 158 follower.
“Wow che novità, Spotify crea sempre playlist!” mi potreste dire. Questa volta, però, è diverso.


La playlist si chiama “Join Spotify” ed ogni traccia presente all’interno è parte della seguente frase:

Hello! Are you looking for how to fly or maybe get a job look no further. We want awesome people like you working for us. Apply today, before it’s too late. Finally wanted to say: you’re beautiful

Eh si, avete capito bene, Spotify assume e lo fa a modo suo, attraverso una semplice playlist! [Continua…]

Switch: il Tinder del lavoro

Switch: mobile job search app

Spesso utilizziamo i Social nel modo scorretto: ognuno di loro ha un proprio scopo. Se li utilizziamo per divertimento non ci sono particolari conseguenze, ma diventa grave quando siamo nell’ambito della ricerca del lavoro: c’è chi confonde LinkedIn con Twitter o addirittura con un sito di appuntamenti! Probabilmente conoscerete la storia del’avvocato inglese Alexander Carter-Silk, 57 anni, che ha commentato su LinkedIn la foto della collega Charlotte Proudman, 27 anni, scrivendo «Charlotte, non sarà politicamente corretto dirlo, ma la foto del suo profilo è favolosa. Mai vista un’altra così. A mani basse vincerebbe il primo premio».

E se l’App che utilizziamo per cercare lavoro prendesse spunto dalla più famosa App di appuntamenti, copiandone il meccanismo, non sarebbe ancora più rischioso?

Tinder ci ha insegnato che la persona giusta può essere a uno swipe di distanza. Dunque perché non trasferire un format così ben funzionante per cercare il giusto posto di lavoro?

Questo deve aver pensato nel 2014 Yarden Tadmor, quando ha fondato Switch, l’app conosciuta appunto come “Tinder del lavoro”, di cui è CEO e fondatore.

Se tu abitassi negli U.S.A. e fossi alla ricerca di un lavoro ti basterebbe compilare un breve profilo, scorrere le offerte di lavoro e fare swipe verso destra o sinistra per candidarti a quelle che ti interessano o ignorare quelle che non fanno al caso tuo. Nel frattempo, i selezionatori farebbero la stessa cosa con il tuo profilo e quello degli altri candidati. In pochi minuti potresti trovarti in una chat informale con i selezionatori di Accenture, Facebook, Dropbox, eBay e Amazon. E qui devi giocare tutte le tue carte!

Tra l’altro Switch ti aiuta a risparmiare tempo nella ricerca perché, confrontando il tuo profilo con le varie job description, ti segnala solo le offerte che potrebbero interessarti. La stessa cosa vale se sei un selezionatore: ti vengono proposti solo i candidati con i requisiti adatti a ricoprire quel ruolo.

L’App potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui si ricerca lavoro, costringendo i candidati a rivedere le proprie strategie e a trovare soluzioni originali per stimolare l’interesse e catturare l’attenzione dei selezionatori, raccontandosi solo con brevi frasi e puntando tutto su poche parole chiave, come sta accadendo con #twesume, ovvero la diffusione tramite Twitter del proprio Curriculum Vitae – o profilo LinkedIn – compresso in soli 132 caratteri!

Narrare noi stessi: tante possibili versioni per un unico obiettivo

Abbiamo mai pensato di preparare una presentazione di noi per spiegare a un estraneo, in tre minuti, perché dovrebbe sceglierci? E ci siamo mai messi alla prova con una nostra lettera di presentazione calibrata su chi la leggerà? Vista da un’altra angolazione: c’è un modo più efficace per raccontare noi stessi così da far capire chi siamo e non solo che cosa facciamo?

Quando raccontiamo noi stessi, possiamo pensarci come degli sceneggiatori di un film che decidono di usare la storia che raccontano per far passare il proprio punto di vista sulle cose.

Raccontare noi stessi come se fossimo gli sceneggiatori di un film

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Allo stesso modo in cui la struttura della storia rivela come vede e interpreta il mondo lo sceneggiatore, così la narrazione di noi stessi testimonia il perché e il come siamo arrivati a essere ciò che siamo e a fare ciò che facciamo. Soprattutto mette chi ci ascolta o ci legge in diretto contatto con il nostro modo di pensarci in relazione agli altri e al mondo. [Continua…]

Trova la nicchia per il tuo Personal Brand

Trovare la giusta nicchia per il Personal Brand
Uno degli errori più frequenti che si commettono, quando si avvia una strategia per il proprio Personal Brand, è pensare che i risultati migliori si ottengano se si ha a che fare con un pubblico il più ampio possibile.

Cercare di piacere a tutti, invece, spesso risulta controproducente: oggi l’offerta è talmente vasta che siamo più propensi a pensare di avere vantaggi da chi dà un servizio su misura per noi.

Molto meglio, quindi, investire tempo, energia e denaro in modo che il nostro Personal Brand si rivolga a una nicchia specifica di persone. Come fare, però, a identificarla? [Continua…]

Professionista delle… coccole!

Ormai è appurato scientificamente che gli abbracci ci fanno stare bene: liberano l’ossitocina, il cosiddetto “ormone delle coccole” o “della felicità”, che non solo migliora istantaneamente il nostro umore, ma contribuisce anche ad abbassare la pressione, riduce lo stress, ci fa correre meno rischi cardiaci, fa sparire le nostre paure…

Chi avrebbe mai detto, però, che su questo principio si potesse costruire un’attività?

Ci ha pensato Samantha Hess, con il suo servizio di coccole professionali: aperto nell’Aprile del 2013, ha ottenuto rapidamente migliaia di visualizzazioni e menzioni su importanti mass media, tra cui CNN, CBS This Morning, NBC e il London Daily Mail, tanto che ora è la sola carriera di Samantha.

Samantha Hess, professionista delle coccole
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