Come trasformarsi da Fashion Blogger a imprenditrice

Mentre alcuni annunciano la morte dei Blog, altri dimostrano che il primo passo per il successo è come sempre quello di differenziarsi. Mentre alcune colleghe lavorano su set costosi di alta moda, Shauna si concentra sul “fashion discount”. Partendo dalla influence accumulata e dalla conoscenza approfondita dei desideri del suo pubblico ottenuta con il Blog, propone una collezione a WallMart.

Shauna Miller Pennychic

Nel 2010 la giovanissima Shauna Miller ha deciso di aprire un fashion blog perché aveva un’idea chiara in testa: far sentire le donne a proprio agio anche con outfit creati con abiti da discount.

Oggi, a 26 anni, Shauna è un’imprenditrice e una fashion designer con una sua linea di capi d’abbigliamento, che è già in vendita online da Walmart!

L’idea

L’idea di partenza di Shauna era essere una voce fuori dal coro nel mondo della moda, dando alle donne gli strumenti per personalizzare il proprio look e creando uno stile chic e trendy ma anche alla portata di tutte. Mossa che, in tempi di crisi, risponde perfettamente ad un bisogno concreto e che è comunque una tendenza ormai consacrata da H&M e Zara e molti altri.

Ovviamente, fin dall’inizio Shauna sperava di farsi notare non solo dal suo pubblico di riferimento (chi fa shopping ai discount), ma anche da chi si occupa di alta moda…

L’evoluzione

Ben presto intorno al blog si è creata una community di donne interessate a rivisitare il proprio abbigliamento. Una community che commentava, valutava, suggeriva… [Continua…]

La scienza della prima impressione

Lo pensano in molti: la prima impressione è quella che conta.
Alcune ricerche hanno dimostrato che la valutazione di chi ci sta di fronte avviene al massimo entro i primi 5 minuti.
Ma è proprio vero che il modo migliore per fare una buona impressione è dare una vigorosa stretta di mano, con un atteggiamento sicuro e distaccato? A quanto pare no.
Tutte le tecniche che abbiamo appreso per conquistare alla prima occhiata potrebbero rivelarsi sbagliate.
Ma andiamo con ordine…

Thin-slicing: dare un giudizio in pochi secondi

Ormai sono moltissimi gli studi sulla nostra capacità di giudizio intuitivo, o Thin-slicing: in un brevissimo arco di tempo (che alcune analisi riducono a due secondi) destrutturiamo e troviamo schemi e modelli per situazioni o persone, per farcene un’idea e prendere le nostre decisioni. Il tutto con pochissime informazioni e in maniera totalmente inconscia.

Questa nostra capacità di giudizio spesso ci aiuta a prendere decisioni spontanee che possono persino salvarci la vita: Malcolm Gladwell, che ha riportato in auge il concetto con il suo libro Blink, porta l’esempio di un vigile del fuoco che, senza prove di alcun tipo ma solo grazie al suo istinto, ha fatto uscire il suo team da una casa in cui stava facendo un semplice intervento di routine; poco dopo la casa è crollata perché l’incendio si stava propagando sotto il pavimento, senza che fosse visibile. L’istinto del vigile del fuoco ha salvato la vita a molti…

Poiché si tratta di un’operazione inconscia, però, lo slicing può essere anche influenzato dal nostro pregiudizio e, quindi, portarci a prendere decisioni sbagliate. Nel prendere decisioni basate sul nostro giudizio intuitivo dovremmo comunque tenere presente anche questo aspetto.

Ma su quali criteri basiamo la nostra opinione?

Calore e Competenza

Uno studio della psicologa sociale Amy Cuddy della Harvard Business School, ha dimostrato come la nostra prima valutazione delle persone si basi per l’80% su due parametri fondamentali: calore (cioè l’affidabilità che si suscita) e competenza. Dei due, il primo parametro ad entrare in azione è l’affidabilità, strettamente legato al nostro atavico istinto di sopravvivenza: nell’incontrare qualcuno ci chiediamo anzitutto “Che intenzioni ha? Sarà amico o nemico?”.
La valutazione della competenza scatta immediatamente dopo perché, una volta stabilite le intenzioni dell’altro, dobbiamo capire quanto sia capace di portarle a termine (soprattutto se si tratta di cattive intenzioni…).

Amy Cuddy

La ricerca

Amy Cuddy, già nota per il suo studio sugli effetti del power posing sul nostro sistema neuro-endocrino, ha condotto una ricerca transculturale basata su diversi campioni sociali, per capire in che modo la gente classifichi le persone; la speranza è di poter arrivare a prevenire eventuali forme di discriminazione.

Dallo studio emerge che universalmente le persone suddividono i gruppi sociali in 4 tipi ideali, collocati entro una matrice 2 x 2 basata sui tratti fondamentali di affidabilità e competenza.

La maggior parte dei gruppi sociali è collocata nei quadranti calore/incompetenza e freddo/competenza, il che dimostra che, nella mente delle persone, affidabilità e capacità sono inversamente proporzionali.

 

Ad ogni tipo ideale corrisponde un’emozione suscitata ed un conseguente comportamento: i caldi/competenti evocano ammirazione e suscitano un comportamento di agevolazione (aiuto o cooperazione); all’opposto, i freddi/incompetenti suscitano disprezzo e, di conseguenza, danneggiamento passivo (rifiuto) o attivo (violenza).

Più ambigue le emozioni suscitate dai restanti tipi ideali che, quindi, danno luogo a comportamenti ambivalenti: i caldi/incompetenti suscitano pietà, che può spingere sia all’aiuto che al rifiuto; i freddi/competenti suscitano invidia, che comprende sia rispetto che risentimento, con i comportamenti che ne derivano.

Da una prima analisi qualitativa dei risultati (la dottoressa Cuddy non ha ancora raccolto dati in merito) sembra emergere che i gruppi sociali che sono stati bersaglio delle più forti manifestazioni di discriminazione (fino al genocidio)  siano quelli valutati con un alto livello di competenza, ma un basso livello di calore e, quindi, di apprezzamento.

E per gli individui?

La ricerca ha un esito interessante anche se applicata agli individui: mostrarci competenti, ma freddi non ci garantisce di fare una buona impressione, tutt’altro.

Quando, però, valutiamo noi stessi, generalmente applichiamo il procedimento inverso, considerando la competenza più importante del calore; di fatto, mentre stringiamo la mano per presentarci a qualcuno, vogliamo proiettare competenza, ma cerchiamo calore nell’altro.

Una prima impressione efficace

Come usare queste scoperte per fare veramente una buona prima impressione?

[Continua…]

Assumi Adam: è un creativo e si vede

Employ Adam è la campagna di Personal Guerrilla Marketing che apre il 2013.
Adam si è laureato in Media Production, ma a causa della recessione non trova lavoro e finisce con lo svuotare le monetine in una sala giochi.
Dopo aver speso 6 ore al giorno a mandare più di 250 CV, decide di sfruttare le sue competenze e spendere le ultime 500 sterline per un cartellone pubblicitario a Londra (dove c’è lavoro):
Employ Adam: personal guerrilla marketing

Sito e video CV

Adam, oltre alla campagna, ha sviluppato un sito personale coordinato che mette subito in mostra un ottimo Video CV:

La reazione dei social

Dopo una partenza a rilento, il suo account twitter guadagna più di 10.000 follower.
Deve addirittura fare un upgrade del suo profilo di hosting per supportare tutto il traffico in entrata sul suo sito: [Continua…]

SNID il Master che va oltre ai Social Media e tratta della Influence

Il Politecnico di Milano organizza il Master Social Network Influence Design, il primo master al mondo sulla Influence.
Non forma Social Media Strategist, né Community Manager, né Internet Marketer, ma professionisti in grado prima di tutto di costruirsi una loro rete di influenza (sarà uno dei criteri!) e capaci di “disegnarla” per le aziende. Sfruttando naturalmente tutto quello che è disponibile nel digital, non solo i servizi di Social Networking.

Influence e Personal Branding

Qual è la colonna portante di questo Master? Il Personal Branding ovviamente!
Perché oggi un Personal Brand non esiste senza la capacità di generare una Influence.
Perché oggi un Brand è un nome capace di influenzare le azioni della propria clientela.
Perché un Brand oggi non è tale se non sa “disegnare” e aggregare una community attorno ai propri valori.
Personal Branding, Influence e Community
E indovina chi sarà il docente di Personal Branding? No, non è quello sopra!

Il Master

Tutto è connesso, interattivo, fluido, governabile ovunque, servono nuove professioni. Il Master prepara progettisti di comunicazione, fornendo gli strumenti per progettare l’incontro di marche e aziende con i Social Network. Marcello Cividini

Quest’anno ci sono solo 30 posti. Inizio a gennaio 2013.
Tutte le informazioni presso il sito ufficiale, sul sito del Poli o in questa simpatica intervista doppia a due delle menti che lo hanno creato: Marcello Cividini (ah, oltre ad aver insegnato Branding per anni al Poli, è stato uno dei primissimi italiani a superare i 10.000 follower su Twitter) e Andrey Golub (vabbé, Andrey lo conoscete tutti):

Cercare lavoro: ottimismo non vuol dire pigrizia

È il principale insegnamento che viene da un giovane ragazzo italiano che ha appena trovato un lavoro in Irlanda.
Ma non l’unico!
È anche un interessante esempio di Personal Branding e di Influence Design, ma forse anche una storia buona per CheFuturo.it.

Libri, passioni e videogiochi

Damiano, idealista, sognatore, illuso, ottimista, si laurea in Scienze della Comunicazione a Padova e viene ispirato dalla lettura di “I would do it, if I just knew what it was” di Barbara Sher, il cui sottotitolo recita più o meno: scopri quello che vuoi veramente e come ottenerlo. Partendo dalle tue passioni, ovviamente.
E quali sono le passioni di Damiano? Le lingue (3), la recitazione, viaggiare (l’header del suo blog mi ricorda le Cliffs of Moher) e soprattutto il gaming, i giochi Blizzard in particolare.
Come il gaming? Non è certo la prima cosa a cui pensano i giovani quando cercano spunti per la loro carriera…
No! Meglio fare il career day delle multinazionali:
Colloquio o Personal Branding

Pigrizia e ottimismo

E Damiano è davvero un sognatore, ma non è pigro.
Fa un magnifico video prendendo spunto dal trailer di World of Warcraft The Burning Crusade in cui mette in mostra tutto quello che sa fare meglio:

Il video ha tutti gli ingredienti: personal storytelling, dimostrazione delle competenze, motivazione, obiettivi, emozione e pathos. Ricalca e rispetta il linguaggio della community di appassionati della Blizzard, dimostrando di far veramente parte della “Italian Horde”.

Azioni tattiche

Frequenta il sito di WOW per eventuali ricerche di staff e lavora per diffondere in ogni modo il video CV tra appassionati e professionisti, chiedendo pareri ed opinioni, con la speranza che prima o poi anche Blizzard lo vedesse.
Si trasferisce intanto a Dublino e fa networking partendo dall’ostello, conosce nuova gente, aumenta il suo capitale sociale.
Ma senza perdere di vista il piano Z, tanto per citare Ben Casnocha: gli annunci per camerieri.
Passa qualche settimana e la tensione nel frattempo sale, ma finalmente riceve due telefonate: Amazon e Blizzard.

Ora lavora in Blizzard Entertainment a Cork, Ireland

Tendo a fidarmi di uno come lui e infatti ho appena comprato il libro su Kindle.
Insomma, Damiano ha “influenzato” anche me oltre alla Blizzard!
Questo tramite l’amico Davide Rapetti che me lo ha segnalato, attraverso i Social Media, ma anche e soprattutto grazie alla sua storia originale: uno dei pilastri della Digital Influence.
Altro che le metriche di Klout!