Rebrandly: fare Personal Branding con i propri link

I link sono diventati a tutti gli effetti una delle principali valute del mondo online.

A differenza dei beni materiali dove la rarità ne aumenta il valore, online più una pagina è diffusa e condivisa e maggiore è la sua importanza. Anche per questo motivo la pratica di utilizzare i propri spazi social per rilanciare contenuti è diventata in pochi mesi, una consuetudine per gran parte delle persone attive online.

Dalle bufale online alle notizie del giorno, dagli articoli per cui indignarsi alle pagine che suscitano emozioni più semplici, milioni di persone ogni giorno condividono link, utilizzando gli ormai onnipresenti tasti di share o copia/incollando l’url, l’indirizzo della pagina.

Rebrandly

Nel tempo sono così nati servizi, come Bit.ly ad esempio, che facilitano l’attività di pubblicazione di un indirizzo web.

Come scriveva Luigi qualche tempo fa su questo blog:

Se il tuo nome e cognome, al più lo pseudonimo, sono il tuo marchio, la prima cosa da fare è non perdere mai una buona occasione per farlo girare!

Uno dei servizi migliori per accorciare i link (detti anche URL shortener) è bit.ly che offre moltissimi vantaggi, tra cui un ottimo sistema di reportistica dei click. I link che vengono inseriti su quel servizio sono nel formato bit.ly/qualcosa, ma possono essere modificati in bit.ly/qualcosa_di_comprensibile.

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Storytelling: perché raccontare chi siamo…

Lo Storytelling per il Personal BrandingQualche settimana fa mi ha contattata una signora modenese che ha appena aperto una Start-up. Stava cercando qualcuno che prendesse in mano la sua storia: più sui 50 che sui 40, si è licenziata da qualche mese e ha aperto un’azienda tutta sua. Poi arriveranno i soci. Nel frattempo è lei il front end ed è lei che si smazza clienti e strategie.

Minuta e scattante come possono esserlo solo le donne decise, ha passato due ore a parlarmi guardandomi dritta negli occhi. Il suo obiettivo era trovare “qualcuno” che facesse rientrare pezzi importanti della sua vita all’interno della storia della sua nuova azienda.

Vista dall’altro punto di vista, per lei quell’azienda era la diretta conseguenza di alcuni fatti di vita. Non le interessava aggiungere un tassello al suo curriculum, le interessava raccontare il perché.

Raccontare chi siamo

Non è quello che vogliamo ogni volta? Raccontare il perché delle scelte che facciamo. Chi lascia un lavoro, chi si reinventa, chi sbaglia strada e poi si lancia con l’elastico da un ponte per recuperare il tempo perduto.

Raccontando chi siamo, non solo ciò che facciamo, è come se se ci mettessimo a raccontare la Storia che sta dietro a tutte le storie. Parliamo di noi in termini di personaggio che parte da una certa situazione di equilibrio, scopre di volere altro o è spinto a cercare altro, affronta varie prove e poi riesce a tornare in una situazione di nuovo equilibrio, oppure capisce finalmente quale sia la strada per arrivarci.

Ecco che la narrazione del proprio vissuto diventa anche il punto di partenza per imbastire il proprio futuro. Non ci è più sufficiente ciò che contiene il curriculum vitae, anche se su di esso occorre spendersi con energia: sono d’accordo con la mia amica Serenella Panaro quando sostiene che sia un ottimo lavoro di consapevolezza su ciò che si è e sulla propria direzione.

Credo che raccontarsi sia un passaggio ulteriore da fare quando si pensa di aver finalmente unito i famosi puntini di Steve Jobs. Quante volte, infatti, guardandoci indietro abbiamo scoperto di aver più o meno faticosamente camminato su un unico lungo percorso (spesso a ostacoli)?
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Personal Branding per Startupper – Parte 3

Davide Dattoli

Come possiamo influenzare la scelta degli interlocutori della nostra startup grazie allo sviluppo di un personal brand?
Nella prima parte ci eravamo concentrati sugli investitori, nella seconda abbiamo affrontato i media, e oggi pubblico e collaboratori…

Pubblico

Lavorare sulla propria immagine di startupper può favorire quella dell’azienda, prodotto o servizio, contribuendo a migliorare le vendite e la sua reputazione.
Del resto, spesso le persone comprano “gli individui” piuttosto che i Brand.
Ogni tanto sorrido pensando che Psy con Gangnam Style ha fatto raddoppiare la quotazione in borsa dell’azienda del padre!

Fortunatamente è possibile offrire una buona immagine alla propria azienda anche senza inventarsi per forza un nuovo meme, magari irradiando una personalità ben definita. La forte competenza, la chiara vision sul futuro, la personalità umile, i modi gentili e il viso pulito di Davide Dattoli sono davvero un ottimo biglietto da visita per un brand come TAG e ne favoriscono certamente il successo.

In aggiunta o in alternativa, comunicare con chiarezza e consistenza il perché abbiamo deciso di sviluppare la nostra startup, è un buon modo per rendersi memorabili e offrire un senso di maggior spessore. È il caso di Eren Bali, fondatore di Udemy, che racconta della sua maestra delle elementari nel suo piccolo paesino in Turchia e dei suoi sforzi per insegnare contemporaneamente a bambini di più età. Costretto a formarsi da solo sui libri, Eren rimane folgorato dall’arrivo in famiglia di un PC e di una connessione Internet.

Un altro fattore è il clout, come avviene per Alberto D’Ottavi, co-fondatore di Blomming.com che, fortemente connesso nell’ambito Digital, è la figura chiave per abbattere le barriere tra i blogger e l’ e-commerce e per acquisire nuovi merchant.

Collaboratori

La leadership è un fattore fondamentale per fondare e avere successo in una startup. A dirlo è proprio Dave McClure fondatore di 500 Startups in questa presentazione. Per McClure uno startupper è leader quando è convinto delle sue idee, dimostra determinazione in tutto quello che fa e, soprattutto, non procrastina le sue decisioni: se qualcuno ti critica o cerca di scoraggiarti e ti capita spesso di cedere o dargli ragione, allora non stai comportandoti da leader. Soprattutto se è una conversazione pubblica su twitter e su un gruppo facebook. In aggiunta, bloggare del lancio dell’ennessimo progetto e abbandonarlo potrebbe non esserti d’aiuto…

500 startups ci serve anche per ricordarci che è fondamentale saper mettere in piedi un ambiente divertente e collaborativo, in cui le persone possono diventare protagoniste:

I valori, quello in cui crede uno startupper, sono spesso una garanzia rispetto alle decisioni che prenderà nel corso del tempo. L’impegno con cui Loic le Meur si è prodigato a trovare un impiego per i suoi dipendenti ai tempi di Seesmic, potrebbe essere un buon motivo per abbracciare la sua prossima impresa.

Infine la community, deve apprendere, crescere e risolvere problemi insieme a gente che condivide le tue stesse passioni. Se non l’hai ancora potresti pensare di fondarla! Come ha fatto Fabio Lalli con l’Associazione Indigeni Digitali che vanta un attivissimo gruppo su Facebook. Fabio è anche co-fondatore di Followgram insieme a Lorenzo Sfienti.

Conclusione

Il Personal Branding non riguarda fingere o farsi belli, ma spesso richiede la capacità di saper dimostrare la propria “bellezza”. In fin dei conti gli startupper sono belli per definizione, no?

Postato originariamente su Startup Italia

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Personal Branding per Startupper – Parte 2

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Come possiamo influenzare la scelta degli interlocutori della nostra startup grazie allo sviluppo di un personal brand?
Nella prima parte ci eravamo concentrati sugli investitori, oggi affrontiamo i media…

Media

Attirare l’attenzione dei media, siano essi tradizionali o blog, significa pubblicità gratuita e del resto, come recita un vecchissimo (1988!) articolo di Fortune Magazine: “Se volete analizzare un’azienda, leggete i suoi risultati finanziari. Se volete scoprire la sua vera anima, parlate con il top manager”

Ai giornalisti e blogger preme avere una storia da poter raccontare ai propri lettori e, in genere, tutta l’innovazione è notiziabile, soprattutto se comporta la creazione di una nuova categoria, qualcosa che cambia completamente il gioco in un certo settore (a dire il vero non trovo un’altra definizione facile di “innovazione”).

Offrire una vision sfidante del proprio futuro rende (per assurdo) più plausibile e narrabile una tecnologia che magari non è facile da divulgare. Come ad esempio Enrico Dini, l’ingegnere toscano che ha inventato D-shape, la stampante 3D che usa sabbia e un inchiostro speciale per produrre creazioni di cemento. La tecnologia di Dini partecipa a un progetto della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dell’European Space Agency (ESA) con l’obiettivo di ideare nuovi moduli abitativi da stampare direttamente sulla Luna!

Un altro modo per rendersi “appetibili” è quello di attestarsi come esperti nel proprio settore e, quindi, chiamati ad esprimere opinioni autorevoli. In questo senso un blog autorevole o un libro recente fanno sempre comodo. Anche operare in un settore rilevante e di moda per la stampa può fare la differenza, soprattutto quando è di tendenza come nella recente food week a Milano. Proprio come accade per Marco Porcaro di Cortilia che, oltre ad avere una nutrita press release, viene talvolta chiamato in causa dai media per considerazioni in ambito food.

Ottenuta l’attenzione dei media, occorre offrire loro in maniera rapida ed efficace tutte le informazioni necessarie per scrivere gli articoli. Ecco che potrebbe essere importante avere sempre pronto una sorta di press kit con byline, job title e description ben evidenti, BIO breve e lunga e i link principali, foto in bassa e alta definizione, citazioni di persone autorevoli ed eventuali presenze presso altre testate.

Il pitch della startup è ormai perfetto? Può essere utile fare altrettanta attenzione al pitch personale.
L’alternativa è quella di far fare tutto il lavoro al giornalista, che talvolta potrebbe farsi prendere la mano.

Postato originariamente su Startup Italia

photo credit: FaceMePLS via photopin cc

Personal Branding per Startupper – Parte 1

Startup

Visto l’interesse per il Personal Branding nato in ambiente Startup (ho il piacere ad esempio di essere il docente di Personal Branding per Digital Accademia di H-Farm, ma anche uno dei mentori in H-Camp), ecco il primo di una serie di tre articoli sull’argomento pubblicati qualche mese fa per StartupItalia.eu


Che il Personal Branding, soprattutto online, sia una delle competenze principali per il lavoro è addirittura il Wall Street Journal a dirlo

Ma quindi cosa ha a che vedere con gli startupper?
Senza addentrarci in ridondanti definizioni, in questo contesto partiamo dal considerare il Personal Branding come l’identificare e il comunicare la ragione per cui qualcuno ci sceglie. Del resto il Brand altro non è che un meccanismo per facilitare la scelta di prodotti e servizi. Allo stesso modo anche le persone possono rendersi rilevanti, differenziandosi e manifestando quello che le rende uniche.

Quali sono, quindi, gli interlocutori di cui uno startupper può influenzare la scelta grazie a un Personal Brand rilevante?
In questa prima parte vediamo quello forse più importante, gli investitori. Nelle prossime approfondiremo media, pubblicocollaboratori.

Investitori

Oltre a tutti i temi legati al progetto in sé, gli investitori saranno interessati a capire se stanno puntando i loro capitali sulle persone giuste. In questo senso occorre comunicare prima di tutto credibilità e affidabilità: abbiamo le competenze giuste? Conosciamo adeguatamente il mercato e il settore in cui stiamo lavorando?
[Continua…]