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    Personal Branding e Colloquio di Lavoro

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    Luigi Centenaro
    Docente universitario (SDA Bocconi, MIP e St. Gallen), fondatore di BigName, gli specialisti dell’innovazione di persone e team in azienda. Primo Personal Branding Strategist italiano, orgoglioso autore e curatore per Hoepli e fondatore di PersonalBranding.it (2008).

    annaHo chiesto ad Anna Martini di scrivere un articolo sul colloquio e il Personal Branding. Ecco il suo contributo.
    Anna Martini è Area Sales Manager presso il Gruppo Lavorint.
    Sogna un mondo in cui tutti possano fare un lavoro che amano, sentendosi “al posto giusto”.
    Per lei fare Personal Branding significa donarsi il lusso di farsi scegliere potendo scegliere!


    Da anni mi occupo, direttamente o indirettamente di Selezione del Personale e di candidati ne ho incontrati tanti e tante volte mi sono ripromessa di condividere le mie riflessioni sul tema per aiutare chi, per obbligo o per volontà, si trova a dover affrontare i selezionatori e si chiede: da dove inizio? Cosa gli dico? Cosa non gli dico? Se mi chiede i punti di forza? e di debolezza? ecc..

    Sarebbe anche bello poter fare una partita a carte scoperte, tipo:

    1. come decifrano quello che dice il candidato e come lo interpretano?
    2. cosa leggono veramente guardando il tuo CV?
    3. cosa capiscono ancora prima di incontrarti?

    Il massimo sarebbe poter prevedere il mindset del selezionatore per trasmettergli da subito i propri punti di forza.

    Lo stesso obiettivo

    Per assurdo l’obiettivo di candidato e selezionatore è lo stesso: il candidato vuole il lavoro, il selezionatore vorrebbe assegnarglielo e fare il minor numero di colloqui possibile!
    Il selezionatore sarebbe quindi felicissimo di avere elementi che lo dimostrino, ma spesso accade che questi non siano tanto espliciti come pensa il candidato e quindi dal colloquio si passa subito all’intervista…o all’interrogatorio.

    L’unico vera ragione che trasforma un colloquio in un interrogatorio è proprio la necessità che ha il selezionatore di ricostruire, in maniera chiara e coerente, il trascorso professionale e personale dei candidati.
    Se tutto potesse essere talmente lineare dall’inizio . . . sarebbe più semplice per entrambi!
    …..e da dove partire per lavorare sulla linearità se non dal proprio Personal Branding?

    Le cose ovvie

    Il selezionatore ha un compito preciso, capire se siete le persone giuste per il lavoro.

    Considera i seguenti punti:

    1. l’abbigliamento adeguato allo stile di lavoro e di ambiente,
    2. i dialoghi che restino su di un livello serio e non da confessionale,
    3. i cellulari spenti e che non vibrino creando strane idee in chi sente il ronzio,
    4. il non andare accompagnati nè da fidanzati, madri, sorelle amici e cani!
    5. la scheda di raccolta dati, anche se super noiosa, va compilata con cura, con calligrafia ordinata.

    Non hanno nulla a che fare con la competenza del candidato giusto?
    Eppure sono molto importanti: il colloquio è un’occasione “o la va o la spacca”, non c’è una seconda possibilità.
    Se il candidato fa questi errori al colloquio ci si può aspettare che non li faccia sul posto di lavoro? Se non compila la scheda per bene, ci si può aspettare che sia accurato durante lo svolgimento delle sue attività?

    I metodi estremi

    Molti si sentono più in sintonia con chi si adatta al loro stile corporeo: se il selezionatore è seduto e rilassato e appoggiato allo schienale e il candidato sta sulla punta della sedia, nervoso e rigido, è molto probabile che dopo un po’ si sentano affrontati, quasi sfidati. Se invece il candidato cerca una sorta di sintonia con l’atteggiamento e la postura del selezionatore, questi sarà certamente meglio disposto.
    Anche lo stile di conversazione dovrebbe essere simile; ad esempio se il selezionatore da del lei è inutile rispondere con il tu o insistere per ottenerlo: dimostra incapacità di adattamento.

    Per cosa ti stanno cercando?

    E’ bene tenere sempre presente il tipo di impiego per cui si sta facendo il colloquio.
    Ogni lavoro richiede le sue capacità, per così dire, “particolari”.
    Ricordo un selezionatore che quando faceva dei colloqui posizionava il cestino della spazzatura lontano dalla sedia degli ignari candidati e, volontariamente, ad un certo punto si faceva prendere da un attimo d’ira e appallottolava un foglio e, guarda caso, non faceva canestro!
    Per lui un criterio di selezione era il vedere chi lo raccoglieva e lo imbucava nel cestino: cercava degli addetti al Customer Service, ruolo di alto stress, necessarie diplomazia e pazienza e un pizzico di capacità d’ingoiare il rospo.
    Cercare di essere accomodanti, non oltre misura, ma entro i limiti dell’educazione e dei propri valori potrebbe essere utile.

    Fare personal branding è la chiave

    Il desiderio di ogni selezionatore è quello di avere:

    1. un cv, in linea con la ricerca
    2. un candidato: tu!
    3. un’idea, un’immagine che lo preceda e che rende vera e coerente la sua reputazione legata al ruolo per cui lo si incontra.

    Inutile dire che la nostra reputazione è il risultato del nostro personal brand

    Concludendo

    Il mio consiglio è quindi proprio quello di lavorare e concentrarsi su tutto ciò che sta “prima del colloquio” , di investire sulla propria reputazione.
    Di fare Personal Branding!
    In questo modo il selezionatore:

    • vi individuerà più facilmente
    • il colloquio sarà meno stressante
    • vi potrete concedere il lusso di farvi scegliere, potendo scegliere!

    8 Commenti

    1. Gent.le Anna,
      grazie per averci svelato alcune pillole utili per i futuri colloqui di lavoro.
      Tuttavia, leggendo il suo articolo non ho trovato informazioni davvero utili e che mi potrebbero portare ad affrontare il "cacciatore di teste" sul stesso suo piano. Questo commento vorrà stuzzicarla a integrare l'articolo con qualche informazione più specifica ed il vero modo con cui voi ci selezionate.

      Si potrebbe cominciare rispondendo alle domande che lei si era posta:
      1. come decifrano quello che dice il candidato e come lo interpretano?
      2. cosa leggono "veramente" guardando il tuo CV?

      Grazie,
      Marco

      • @Marco!
        Grazie per il tuo commento.
        Ne ho parlato con Anna e si è resa disponibile a fare altri articoli per approfondire l'argomento.
        Ovviamente lo stesso è molto ampio e dovrò solo assicurarmi che i futuri post siano in scope con il personal branding…
        Qui il punto infatti è che grazie al proprio personal brand si può influenzare notevolmente quello che "interpretano" o "leggono veramente" i selezionatori!

    2. Grazie! Ho trovato tantissime informazioni davvero utili in un colloquio, e mi sorprende rilevare come molti punti coincidano con quelli che, per esperienza quale insegnante, sono elementi di favore anche nella valutazione che è richiesta ad un esaminatore, in un corso universitario o in un concorso. Credo che molte, piccole, attenzioni, come quelle che ci hai dato, facciano davvero la differenza quando si tratta di valutare la competenza di una persona in pochi minuti. Terrò questo post in evidenza, tra i "memoranda". Complimenti.

    3. Grazie Anna.
      La nota sulla sintonia corporea e verbale è molto utile, specialmente per chi non è abituato alle selezioni. Se ci saranno approfondimenti sarebbe interessante esplorare meglio la situazione di stress. Se il candidato è comunque teso, non è il caso di indagare su dubbi riguardo al proprio brand o su qualcos'altro? Concordo con Helga, concedersi il lusso di essere scelto scegliendo è un ottimo suggerimento, ma per mantenere coerenza col mio brand non dovrei pormi anche delle domande come: "cosa sto cercando? a quali condizioni?" oppure "cosa stanno cercando davvero?". Talvolta gli annunci non sono molto chiari o la comunicazione aziendale, così come quella del candidato, tende a celare alcune cose.
      Complimenti!

      • @Antonio ti ringrazio, comprendo la tua riflessione sullo stress e sull’essere comunque teso e mi sento di insistere nel considerare quanto potrebbe essere rassicurante sapere che la tua immagine, il tuo cv sono coerenti con la tua reputazione quindi con il tuo personal branding e che “dal di fuori” già si vede, si sa.
        La coerenza va ricercata a monte e quindi certamente prima del colloquio stesso, per questo bisognerebbe concentrarsi su tutto ciò che viene prima. Gli obiettivi personali, sia in termini di cosa cerco, sia nei termini di “come voglio che venga percepito il mio personal branding” devono essere chiari perchè è proprio da qui che bisogna partire per poter essere scelto scegliendo!

    4. Grande Anna, semplice ma efficace, voglio sottolineare l’aspetto relativo al cv in linea con la ricerca, spesso… troppo spesso vengono inviati cv che non hanno nulla a che fare con la ricerca, giusto per il gusto di provarci comunque, capisco le ansie di chi è alla ricerca di un posto di lavoro, ma questo è il metodo peggiore per presentarsi. Il recruiter, che nel frattempo avrà perso tempo per leggere il profilo del candidato, non solo non terrà in considerazione il cv per la ricerca in corso, ma bandirà la persona da qualsiasi altra posizione, proprio perchè lo riterrà poco serio, perchè chiudersi da soli opportunità future?
      Saluti
      Riccardo

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