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    Tutto quello che da un Curriculum non si legge

    Luigi Centenaro
    Docente universitario (SDA Bocconi, MIP e St. Gallen), fondatore di BigName, gli specialisti dell’innovazione di persone e team in azienda. Primo Personal Branding Strategist italiano, orgoglioso autore e curatore per Hoepli e fondatore di PersonalBranding.it (2008).

    Dopo il successo del suo primo guest post, ho chiesto ad Anna Martini di continuare a incrociare il mondo della selezione con quello del Personal Branding. In questo contesto l’obiettivo è capire come, diffondendo le informazioni giuste, si possano influenzare correttamente i selezionatori…
    Molti dicono che il Personal Brand è quello che pensano di te quando lasci la stanza. Perché non fare in modo che sia quello che pensano di te prima che ci entri?


    annaPrendo spunto da un post dello Student Branding Blog che parla delle “Dolci bugie celate da un CV” per fare alcune iniziali considerazioni.

    Due piccioni con una fava
    È assodato ormai che utilizzare i Social Media nel Recruiting è come prendere due piccioni con una fava!
    aggiungo: sia per le aziende che per i candidati!
    Ecco un concetto del personal branding che mi piace particolarmente: lavori, investi energia, per dare credenziali a te stesso! Che tu sia un’azienda o un candidato il discorso è assolutamente integrato.

    Un’azienda, ad esempio, che utilizza i Social per attrarre i migliori talenti, aumenta contemporaneamente il proprio brand, dando visibilità e coerenza all’immagine che vuole dare di sé al proprio business andando a identificare le migliori persone.
    Un candidato, invece, che fa personal branding online, saprà farsi trovare da chi cerca, saprà far pervenire prima di ogni altra informazione, quella che lui vuole trasmettere, quella che influenzerà, positivamente, il pensiero di chi lo cerca, saprà farsi scegliere scegliendo!
    Ecco trovati i due piccioni!

    Come s’influenza davvero un selezionatore?

    Sento sempre di più parlare della coerenza legata alla reputazione on line e, da selezionatrice, vorrei davvero poter utilizzare i Social per “testarla”; vorrei essere “influenzata” dai candidati, in modo etico, ovviamente! Per essere condotta in maniera volontaria verso le aree che dovrò approfondire, per capire i pregi di chi ho di fronte.

    L’articolo in questione ci fa però notare come, tanti candidati, cerchino d’influenzare il selezionatore in “maniera non proprio etica” ricorrendo a “dolci bugie” anzichè ad innocenti omissioni di verità.

    Mentire sul proprio titolo di studio, per esempio, pare essere una delle bugie più comuni ma mi chiedo: il gioco vale la candela? se tutte le altre informazioni dichiarate fossero in linea con “la vacancy” e ulteriormente rafforzate da un buon lavoro di personal branding, quanto conterebbe davvero quella singola informazione? Quanto influenzerebbe negativamente invece il selezionatore scoprire quella “amara bugia” ?
    Essere vaghi e non fare esempi concreti è un altro punto dolente di tanti CV; dichiarare di far un buon lavoro di squadra o di essere molto orientati al risultato quanto può davvero essere credibile per un selezionatore?
    Si leggono spesso, sui cv, frasi del tipo: “propenso al lavoro di gruppo” oppure “sono professionale ed efficiente”

    Personalmente preferirei leggere delle “segnalazioni linkedin“, che pur con il beneficio del dubbio e lo spazio per approfondirle di persona durante un colloquio, potrebbero darmi un’idea più concreta e precisa di caratteristiche che si percepiscono più dal di fuori che dal di dentro!
    Eccone un esempio:
    “….nel lavoro di gruppo porta energia e impegno, utilissime note per far salire il livello di motivazione e coinvolgimento di tutto il team…..”
    “…….. è professionale ed efficiente nel suo approccio al lavoro, ed è molto ben voluto dalla sua squadra e dai i suoi colleghi ………..”
    Da selezionatrice posso assicurarvi che mi soffermerei davvero con interesse a leggere questo tipo di informazioni!

    Torniamo al Personal Branding

    Se i candidati implementassero strategie di personal branding online in maniera costante, etica, pianificata e trasparente i CV sarebbero quasi inutili!
    Pensiamo ad uno stream dinamico e online, sempre aggiornato, che dice “tutto quello che da un Curriculum non si legge o non si può verificare”.
    Questo stream dinamico ci permetterebbe meglio di capire aree quali potenziale, gestione della relazione, empatia trasmessa attraverso la comunicazione, saper ascoltare, educazione e altro….
    Ecco, se allora avessi avuto tanti strumenti e la predisposizione ad utilizzarli in maniera propedeutica al mio obiettivo, avrei certo fatto meno errori, meno fatica e avrei raggiunto più risultati.

    Il tuo Personal Brand avvalora quello che scrivi nel tuo CV?

    PS
    Ecco il post citato, buona lettura!

    3 Commenti

    1. Brava Anna!
      mi trovi completamente d'accordo con quanto affermi…
      Purtroppo non è ancora così diffusa la cultura della cura del proprio Personal Brand, poichè a mio avviso se ne sottovalutano le conseguenze e viceversa il potenziale!

      I Social, al contrario dei troppo "statici" cv, offrono certamente la possibilità di dire molto di sè, in maniera creativa e dinamica, garantendo un'immagine del candidato a 360°, da preferire a mio avviso alla dimensione bidimensionale proposta dal cv.

      Ti appoggio soprattutto quando affermi che "Se i candidati implementassero strategie di personal branding online in maniera costante, etica, pianificata e trasparente i CV sarebbero quasi inutili!"

      Ciao
      Camilla

    2. Spero possa essere presto materia di discussione nelle Università e sopratutto di essere preso come modello. Condivido ciò che ha scritto la dott.ssa Martini. Dal mio punto di vista, il Personal Branding messo insieme al marketing personale risulterebbe un modello vincente per promuovere delle tecniche e degli strumenti del marketing alle persone nell'ambito del loro lavoro e delle loro attività professionali.

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