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    Guest post: La mia esperienza con il Personal Branding

    Tocca a Roberto Cobianchi, grande esperto di Intranet, tecnologie per la gestione delle informazioni e di organizzazione dei contenuti, raccontarci qualcosa di interessante sul Brand Personale. Roberto, oltre ad essere un amico, è uno dei responsabili di BolognaIn.


    La mia esperienza con il Personal Branding

    Non avevo mai sentito parlare di Personal Branding (non si riesce a seguire tutto…!) fino a quando nello staff di BolognaIn è maturata l’idea di invitare Luigi Centenaro e Tommaso Sorchiotti a parlare proprio di Personal Branding, in vista dell’uscita del loro libro.

    Tempo prima avevo scaricato l’e-book di Luigi. Per preparare la scaletta dell’incontro di BolognaIn, mi sono buttato a capofitto nella lettura dell’e-book e il 23 marzo la serata: Sabina Mossenta di Viadeo, Luigi Centenaro e Tommaso Sorchiotti per un evento dal titolo “Personal Branding: io come brand”.

    Approfitto dunque di questo spazio sul blog per raccontare due esperienze personali legate al personal branding (il gioco di parole è inevitabile!).

    La prima è legata proprio alla mia partecipazione allo staff di BolognaIn. Da poco più di anno collaboro alla progettazione e organizzazione degli eventi della business community nata a Bologna nell’estate del 2008. E’ un’esperienza interessante che mi consente di conoscere parecchie persone e, in occasione degli eventi, di essere in qualche modo un po’ in vista. Bene. Questo NON è personal branding. Gli manca la componente di comunicazione attiva: avviare e partecipare alle discussioni che avvengono sul gruppo di LinkedIn, tanto per fare un esempio.

    La seconda è capitata proprio pochi giorni fa e riguarda Twitter. Come sapete Twitter è Lo Strumento di Microblogging per eccellenza. Su di esso le persone postano aggiornamenti di stato, condividono risorse interessanti trovate in rete, scambiano battute con “amici” o semplici follower, oppure “cazzeggiano” né più né meno di quanto fanno o farebbero su Facebook o FriendFeed.

    Il mio utilizzo di Twitter è sempre stato “di rimessa”: rilancio dei post del mio blog personale e del blog aziendale, segnalazione di risorse interessanti reperite attraverso i feed che raccolgo su Google Reader, altre segnalazioni minori provenienti da Anobii, Slideshare… il tutto il più possibile in automatico. In pratica ho sempre limitato molto gli aggiornamenti diretti e “manuali” su Twitter, e l’ho sempre considerato più uno strumento di microsharing che non di microblogging: condividere risorse più che avviare e partecipare a conversazioni. La percezione che Twitter potesse essere uno strumento di personal branding era legata più a considerazioni razionali che non a prove provate: condivido cose interessanti, quindi rafforzo la mia immagine di persona che legge cose interessanti e quindi può essere lei stessa interessante.

    Poi è accaduto un fatto che ha radicalmente modificato questa impostazione. Il 5 e 6 maggio ho partecipato a Better Software, una conferenza che si è svolta a Firenze durante la quale ho anche tenuto un intervento nel tardo pomeriggio del secondo e ultimo giorno. Forse uno dei momenti peggiori per parlare: la stanchezza del secondo giorno, e il poco tempo per proseguire la discussione nei corridoi dopo l’intervento, per scambiare bigliettini da visita, per ricevere (eventuali) complimenti. Durante le due giornate, armato di pc connesso in wi-fi e tweetdeck ho “twittato” abbastanza sistematicamente durante tutti gli interventi cui ho assistito, riportando affermazioni dei relatori, aggiungendo commenti e ritwittando aggiornamenti di altri.

    Durante il mio intervento, una persona ha twittato il messaggio qui sotto. Cosa è accaduto? Molto in piccolo, è accaduto che un cambiamento della strategia di presenza e di comunicazione ha generato un livello di riconoscimento professionale e di “brand” efficace e sicuramente più promettente.

    #bsw2010 Ho scelto come ultimo talk @intranetlife in base ai suoi tweets. Avevo ragione 😉less than a minute ago via Tweetie

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