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    Guest Post: Personal Branding, prima di partire

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    Luigi Centenaro
    Docente universitario (SDA Bocconi, MIP e St. Gallen), fondatore di BigName, gli specialisti dell’innovazione di persone e team in azienda. Primo Personal Branding Strategist italiano, orgoglioso autore e curatore per Hoepli e fondatore di PersonalBranding.it (2008).

    Continuiamo volentieri ad ospitare altri Blogger che hanno qualcosa da dire sul Personal Branding. Davide Berardino era già appassionato, ma forse una lunga smacchinata in mia compagnia per andare all’ennesimo barcamp è stata letale. Ecco il suo contributo!


    Personal Branding, prima di partire

    Prima di partire occorre conoscersi meglio. Ma non vuol dire che bisogna rivolgersi a una società di ricerca (o uno psicologo), basta fare una piccola riflessione. Un buon punto di partenza è la consapevolezza: la consapevolezza delle proprie capacità, dei punti di forza e delle debolezze. Puntare sui primi è d’obbligo. E’ a questo punto che ci rendiamo conto se sarà arduo fare personal branding. Abbiamo le idee chiare su quello che facciamo o che vogliamo fare, come e a chi vogliamo venderci? Nei colloqui di lavoro, di fatto, vendiamo noi stessi!

    La mamma

    Un utile esercizio poi è spiegare alla propria mamma il proprio lavoro, la mamma, la persona che ci capisce di più nella vita.
    Se nemmeno lei lo capisce non c’è da preoccuparsi, qualcuno (era Einstein?) diceva che se tua madre non capisce quello che fai allora stai facendo qualcosa di geniale. Come prova del nove controlliamo comunque che ci sia qualcun altro che faccia quello che facciamo: cercare su google, chiedere a yahoo answer o scrivere come status su facebook sono tutte idee valide in questo senso. E’ difficile al giorno d’oggi inventare una nuova professione, sono più alte le probabilità che si stia facendo qualche cavolata (è una buona idea riconsiderare a questo punto l’opinione della mamma). Una breve analisi preliminare ci permette di capire intanto se la cosa che vogliamo fare la fa già qualcun altro e magari a un livello molto maggiore del nostro.

    Forse i tuoi tag su Delicious dicono qualcosa di quello che ti piace?
    Ecco quelli di Luigi ad esempio:

    Networking

    Cercando altre persone che fanno la nostra stessa professione (o aspirano a farla) è facile imparare cose nuove, trovare nuove persone con cui confrontarsi, qualcuno a cui chiedere suggerimenti ed opinioni specifiche o anche solo autori da leggere per trarre ispirazione. Sapere come si posizionano gli altri prodotti (ops, le altre persone), come sono visti e che strategie adottano è un’informazione molto importante. Cercare di capire perchè si è stati scartati a un colloquio non è un fallimento nel medio/lungo termine, ma sopratutto un’opportunità che permette di presentarsi con maggior consapevolezza a quello successivo. Capire se è una questione di forma o di contenuto è altrettanto importante. Se possiamo affermare che il detto “l’abito non fa il monaco” viene smentito nella pratica di tutti i giorni, diventa fondamentale sapere fare, oltre che apparire. Come fare? Sarà incredibile, ma basta a chiedere.

    Il cv è morto

    E’ proprio questo il punto vitale del personal branding on line, la comunicazione e le relazioni. Il cv è morto (o comunque agonizzante), su un file word si possono scrivere tante cose, ma il vero valore lo si ha se ci sono altre persone che dicono che quelle cose le hai fatte davvero e hanno lasciato dei buoni commenti sul tuo operato. E’ per questo che si chiedono le lettere di raccomandazione (che spesso sono morte almeno quanto i cv) ed è per questo che i business social network, come LinkedIn, Viadeo e Xing ad esempio, si stanno imponendo come uno strumento per il futuro del cv, o se preferite il cv 2.0. In ambienti dove le referenze sono integrate nel network di persone mentire e millantare competenze o false esperienze lavorative è molto più rischioso rispetto a prima. Per questo che generalmente si tende ad avere più fiducia di un profilo LinkedIn rispetto ad un cv.

    I posti giusti

    Il tema dei social network e il mondo del lavoro è molto caldo, ma bisogna fare una precisazione importante. Ogni strumento on line ha dei propri codici di comportamento più o meno espliciti ed una buona strategia per capirne potenzialità e funzionalità è osservare come li usano gli altri, che magari proprio grazie a questi strumenti hanno trovato lavoro. LinkedIn non si rivolge solamente ai giovani, ma raggruppa professionisti di ogni tipo e permette di creare relazioni in modo più facile e diretto, attraverso gruppi di discussione e mostrando i gradi di relazione tra le persone. E’ importante infatti coltivare per chiunque le proprie relazioni di lavoro, anche quando un lavoro lo si ha già, per avere a disposizione delle relazioni e un’audience ricettiva nel caso ce ne sia bisogno.

    Facebook

    Se pensiamo a Facebook possiamo facilmente renderci conto di avere a disposizione una vera e propria audience: delle persone costantemente “sintonizzate” esposte ai nostri aggiornamenti, ai link, alle foto e ai video che postiamo. E’ importante fare in modo che questi nostri “spettatori” non si stanchino di sentirci, ma che sappiano che esistiamo ed è decisamente utile che sappiano cosa facciamo. Uno degli elementi più importanti all’acquisto di un prodotto è l’opinione degli amici e delle persone all’interno della nostra rete di conoscenze. Fare in modo che possano portare lavoro, clienti, anche solo contatti interessati, ed ulteriori relazioni sono elementi alla base di un buon brand personale. Lo stanno capendo anche certe aziende, che ricordiamolo, sono fatte di persone!
    Davide Berardino

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