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    La sparizione e ricomparsa dei like su Instagram in pochi giorni

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    Luigi Ferrara
    Content Manager di BigName. Consulente di Marketing digitale con più di 12 anni di esperienza, con un focus su strategia, pianificazione e contenuti. Collabora da sempre con grandi e piccole agenzie digital.

    Non so se te ne sei accorto, ma qualche tempo fa abbiamo partecipato a un enorme esperimento sociale su un campione di più di mezzo milione di utenti. Che poi siamo io, tu e tutti gli altri che usano Instagram regolarmente in Italia, Australia, Brasile, Irlanda, Giappone e Nuova Zelanda.

    A un certo punto, gradualmente, la dicitura sotto i post “A TOT persone piace questo post” è stata sostituita da “Piace a personalbranding.it e altre persone”.

    Cosa è cambiato concretamente?

    Per conoscere il numero dei Like di un nostro post di Instagram dobbiamo aprirlo dal nostro profilo e premere su “altre persone”. Visualizzeremo un nuovo pannello in cui è chiaramente esplicitato che siamo gli unici (oltre a loro) a poter sapere con precisione i risultati dei contenuti che postiamo.

    Un bel giorno il signor Instagram (che potremmo assimilare al signor Facebook visto che sono la stessa azienda) ha deciso che quel numeretto non doveva essere più immediatamente disponibile.
    Non ci è dato sapere il motivo, ma possiamo immaginare che volessero provare a capire quanto effettivamente erano importanti i Like per chi utilizza la piattaforma, oltre a un tentativo di migliorare la salute mentale di tutti.

    Non scherzo quando parlo di salute mentale: la natura stessa della piattaforma può portare all’ossessione di condividere qualcosa con l’unico obiettivo di ottenere più Like possibili, mettendo in secondo piano l’autenticità o la volontà di condividere che era alla base di Instagram in origine. Per approfondire leggi questo articolo sugli effetti dei Like sul comportamento dei più giovani, pubblicato su Psychological Science.

    Risultato dell’esperimento?

    Non è mancata qualche manifestazione di isteria collettiva e ansia diffusa, perché per diversi motivi ci sono tante persone che dipendono da quei cuoricini:

    • Qualcuno deve generarli per lavoro e utilizzarli come misura della propria popolarità. Insomma, con quei numeretti ci campano
    • Qualcun altro deve misurarli per capire quanto possono valere per le aziende, dal punto di vista economico ma anche in termini di ritorno di visibilità
    • Infine ci sono i professionisti/agenzie, che devono generarli e misurarli contemporaneamente, per fare in modo che entrambi i soggetti precedenti siano soddisfatti e possano continuare a esistere tranquillamente.

    Se devo sbilanciarmi, immagino che unendo le varie proteste dei cosiddetti “creator” al picco di installazioni di TikTok si potesse prevedere uno spostamento di massa verso un’altra piattaforma. Direi che possiamo stare tranquilli, i like torneranno presto visibili come prima.
    Anzi, a dirla tutta, basta aprire il post da desktop e l’agognato numeretto è ancora lì 😉

    La vera questione

    Facciamo ancora un passo avanti e andiamo un attimo oltre il numero, evitando anche di considerare il fatto che quel numero può essere facilmente gonfiato spendendo pochi euro. La questione fondamentale è: PERCHÉ un profilo guadagna tutti questi like? O meglio, cosa spinge le altre persone a “premiare” un profilo in quel senso?

    Torniamo sempre lì: è riuscito a ottenere una rilevanza tale da essere considerato come punto di riferimento e, di conseguenza, preso a esempio da altri? Nel caso di una persona diremmo, è riuscito a migliorare il Personal Brand a tal punto? Spesso è difficile stabilirlo con certezza, però le dinamiche delle piattaforme ci vengono in aiuto. Esistono addirittura dei software che utilizzano sofisticate metodologie per riassumere tutto in un indice più o meno oggettivo, ma vanno presi con le molle (chi si ricorda Klout? Quanto avevi tu di Klout?).

    Proviamo insieme un metodo “artigianale”, se mi passi il termine, e andiamo a vedere la qualità delle interazioni, non fermandoci solo alla quantità. A partire da queste 4 semplicissime domande possiamo capire molto:

    1. Qual è il rapporto tra commenti e like? Se la percentuale è molto bassa possiamo già iniziare a farci qualche altra domanda;
    2. Gli stessi commenti sono coerenti con i contenuti? Se la risposta è affermativa vuol dire che il pubblico è corretto (in target, se preferisci) e trova rilevanti i post del profilo che vogliamo analizzare;
    3. I profili che commentano appartengono al tuo pubblico?
    4. I profili che commentano sono sempre gli stessi?

    Se le risposte sono soddisfacenti vuol dire che sei già a buon punto. In generale, direi che la strada migliore da seguire sia quella di continuare tutti a postare contenuti autentici, che ci rappresentano veramente, lasciando indietro l’ossessione di piacere agli altri… ne gioveranno di sicuro la salute mentale, e magari anche il Personal Brand 😉

    A proposito: hai provato a compilare il Personal Branding Canvas? È lo strumento più avanzato che esiste per definire e quindi controllare la tua strategia di Personal Branding, incluso il tuo Pubblico di riferimento.

    Sull’importanza di essere autentici, volevo segnalarti un’intervista di qualche anno fa, ma sempre attuale: Lewis Howes di Inc.com ne parla in maniera molto interessante con Gary Vaynerchuck, il colorito imprenditore digital che ha provato sulla sua pelle il giudizio di chi lo riteneva “finto”. Pensa che ha dovuto trasmettere la sua vita su YouTube per convincere le persone che lavora davvero! Come si può vedere dal suo profilo Instagram, Gary ci tiene molto all’autenticità, e fa bene…

    Che rapporto hai tu con i Like? Quando condividi qualcosa sui social ti preoccupi di confezionare i contenuti in modo da renderli più “likeabili”?

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