PersonalBranding.it è un progetto di Luigi Centenaro e di

Bigname

Il lato oscuro degli Expertainer – Parte 3

Luigi Centenaro
Docente presso SDA Bocconi, POLIMI, WHU Dusseldorf, ESSEC Parigi e Bath SoM, fondatore di BigName, gli specialisti dell’innovazione di persone e team in azienda. Primo Personal Branding Strategist italiano, orgoglioso autore e curatore per Hoepli e fondatore di PersonalBranding.it (2008).

Ho spiegato questo nuovo trend nella prima parte e introdotto alcune buone pratiche nella seconda parte.

Ovviamente il mondo degli Expertainer non è tutto rosa e fiori. Proprio di recente l’influencer Selvaggia Lucarelli lo ha sottolineato secondo il suo stile:

Ecco alcune considerazioni:

    • Cringe e oltre: alcune gag sono così esasperate che farebbero venire i brividi pure a un rinoceronte. Ma serve davvero imitare i codici degli adolescenti?
    • Il formato snackable limita necessariamente l’analisi critica e una trattazione completa ed equilibrata. Ciò può dare adito a fraintendimenti, trolling e persino critiche pesanti e offensive. Non sempre inoltre poi abbiamo a che fare con veri e propri expert e comunque uno non può essere esperto di tutto. L’effetto Dunning-Kruger è un pericolo potenziale. Alcuni esperti non hanno necessariamente preparazione per fare un’adeguata divulgazione e tendono a “farla fuori dal vaso”, invadendo temi che in realtà dovrebbero evitare. Ad esempio ho seguito da vicino la crociata del Chimico di quartiere sulla farina di datteri consigliata da sedicenti esperti di nutrizione:

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Dario Bressanini (@dario.bressanini)

  • Vi sono anche personaggi autoproclamati tali o meramente improvvisati e/o che pubblicano contenuti al limite dell’etica, della deontologia, con toni barocchi e il solo scopo di generare clamore, contrasti disinformazione. Purtroppo li possiamo trovare anche in ambito medico e scientifico, pronti a tutto pur di avere visibilità.
  • Anche se uno è un grande esperto del proprio settore, non ha necessariamente competenze di Relazioni Pubbliche o può semplicemente tradire dei bias personali che possono infastidire alcune persone. Ad esempio i tiratori scelti dell’ideologia WOKE.

Infine, ecco i più “audaci”: osservo da mesi agenzie molto aggressive che sfruttano questa tendenza per pubblicare contenuti a nome dei loro clienti talmente demagogici, retorici e “compassionevoli” da far venire il diabete ad un atleta olimpionico.
Sono tutti quei post del tipo (sicuramente li hai già visti girare su LinkedIn):

Eppure nel breve termine danno ottimi risultati: migliaia di like che creano l’impressione ingannevole di generare una vera e propria community. In realtà, nella maggior parte dei casi, i follower che si agganciano in questo modo sono spesso “fuori target” e poco inclini alla fidelizzazione.
Ma anche nel 2023 vale la regola tanti follower = tanta gloria?
Nella canzone Topboy di Lazza, che mi ha fatto sentire mio figlio, ho sentito la seguente frase “l’Italia è una repubblica fondata sul trash“…

Ti vengono in mente degli esempi? Segnalameli nei commenti! li prenderò in esame e li inserirò nei prossimi articoli…

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

ALTRI ARTICOLI CHE POTREBBERO INTERESSARTI

X