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7 tipi di collegamenti da non accettare su LinkedIn: terribili!

Anche nel nostro nuovo libro Digital You parliamo di quanto sia importante avere una rete il più possibile diversificata e invitiamo a non essere schizzinosi nell’accettare le richieste di collegamento.

A patto però di saperle trasformare in opportunità!

7 tipi di collegamenti da non accettare su LinkedIn

Una parte della forza di LinkedIn sono i collegamenti di secondo livello, cioè i collegamenti dei tuoi collegamenti, che ti aiutano a espandere le tue cerchie. Quel secondo livello ti dà la possibilità di raggiungere persone che non conosci ma potrebbero beneficiare dal collegarsi con te.

Non ci sono scorciatoie per costruire relazioni autentiche, ma ce n’è una per comparire sul radar di coloro che devono conoscerti. E si tratta di allargare i parametri del tuo network. Ovviamente, devi avere la giusta mentalità rispetto a LinkedIn e il networking. Il Personal Branding e il networking efficace si basano sulla generosità, concentrati su ciò che tu puoi dare agli altri, non viceversa. Quando approcci il networking in questa maniera, puoi costruire delle relazioni autentiche. Sembrano ovvietà vero? Eppure non è quello che vediamo fare da molti utenti sulla piattaforma (e non solo). Connessioni prive di senso che partono con il chiedere. Non si dovrebbe essere sempre i secondi a chiedere?

Ma ovviamente vi sono delle eccezioni…

Per quanto sia a favore di avere una rete aperta, anche io accetto “quasi” tutte le richieste. Individuare chi non supera la prova è importante tanto quanto il creare una relazione concreta con chi viene accettato.

Ecco il mio personale elenco dei “non accettare”. Include questi sette tipi di profili:

1- Il Profilo Misterioso. LinkedIn sostiene che avere una foto profilo rende 14 volte più probabile che il nostro profilo venga visitato, e c’è un buon motivo. Il web è un posto strano, un profilo senza foto diventa subito sospetto. La domanda nasce spontanea: è una persona reale? È una truffa o phishing? Mi nasconde qualcosa? In termini di percezione, la foto profilo è simile al firmare un documento legale.

2- L’azienda travestita da Persona. Alcune persone (commerciali) creano un profilo con il solo scopo di vendere i loro prodotti. Non cercano collegamenti personali o di sviluppare il loro Personal Brand. Vogliono solo promuovere la loro azienda. La loro headline potrebbe essere: “aiutiamo le aziende ad aumentare le vendite tramite lead generation multichannel e strategie di social selling”. E dove dovrebbe esserci la foto profilo, troviamo un logo aziendale.

3- Il Minimalista. La sintesi è importante. Ci piace quando una persona riesce a usare il minor numero possibile di parole.
Però c’è un limite. Sorprende sempre che una persona si prenda il tempo per chiedere di collegarsi, ma non per scrivere anche una frase di accompagnamento alle sue esperienze lavorative. Di nuovo, fa dubitare del suo scopo. Questi profili comunicano “pigrizia”, non “generosità.”

4- Il Venditore Porta a Porta. Il suo Sommario riguarda meno cosa fanno e più una proposta commerciale. Sono facili da riconoscere: “Vuoi vendere di più? Chiamami; raddoppierò i tuoi profitti in tre mesi, soddisfatti o rimborsati”; “Vuoi guadagnare mentre dormi?” Sono più simili a una televendita che a persone vere.

5- La persona distratta. Questi profili hanno più errori di battitura che parole scritte correttamente. Di solito la punteggiatura è quasi totalmente assente e anche le spaziature sono strane. Hanno molte cose in comune con i minimalisti, e per fortuna (meno refusi da leggere).

6- Lo Pseudo-Cliente. Queste richieste di collegamento sono strutturate in modo da farti pensare che qualcuno si sia preso il tempo per imparare qualcosa su di te e sia molto interessato a conoscerti. Accennano a qualcosa dal tuo profilo per far sembrare che ti seguano davvero. Ma in realtà questi messaggi vengono inviati, a centinaia ogni giorno, dall’assistente, o addirittura da un bot. Oggi ne abbiamo ricevuto uno che diceva “Mi piace quello che fai a …” perché è esattamente quello che dice la prima riga delle esperienze lavorative. Qualcuno (o qualcosa) sta chiaramente copiando e incollando quella riga in una lettera già scritta. Magari ne è arrivata una anche a te.

7- Il cavallo di Troia. Queste richieste di collegamento contengono dei doni apparentemente gratuiti, inviati in maniera spontanea e generosa: “Mi piacerebbe collegarmi con te e per ringraziarti ti do accesso al mio ultimo ebook, che normalmente costerebbe 9 euro. Clicca qui per scaricarlo”.
Non è generosità. È una semina: ciò che segue sarà una serie infinita di email o messaggi su LinkedIn per farti perdere tempo.

Per ottenere una buona varietà di contatti su LinkedIn, va bene aprire la tua Rete a persone che non conosci, ma meglio stare lontani da queste. Te ne vengono in mente altre?

È arrivato Digital You, il nuovo libro di Luigi Centenaro e William Arruda che ti aiuta a definire, comunicare ed espandere il tuo Personal Brand nel mondo digitale, anche se parti da zero.

Digital You

 

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