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    Perché devi applicare il Personal Branding nella tua azienda?

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    Luigi Centenaro
    Docente universitario (SDA Bocconi, MIP e St. Gallen), fondatore di BigName, gli specialisti dell’innovazione di persone e team in azienda. Primo Personal Branding Strategist italiano, orgoglioso autore e curatore per Hoepli e fondatore di PersonalBranding.it (2008).

    Perché devi applicare il Personal Branding nella tua azienda?

    Come saprai questo sito web è dedicato a divulgare il Personal Branding. Lo abbiamo definito e differenziato da altri concetti. Riteniamo il Personal Branding un elemento fondante della strategia professionale di ogni singolo lavoratore. Quello che non molti sanno però è che può dare benefici anche all’organizzazione per cui o in cui si lavora. Le aziende (e in generale le figure manageriali e imprenditoriali) possono sfruttare il Personal Branding per valorizzare i propri dipendenti e collaboratori e portare al contempo vantaggi per l’impresa nel suo complesso.

    Essendo un elemento che accompagna e identifica la persona in ogni istante, non si tratta di qualcosa di tattico: il Personal Branding è funzionale e di supporto a tutte le fasi della vita professionale. Ha senso parlarne già oggi e ancora di più in vista dei grandi cambiamenti in atto nel contesto del lavoro. Cambiamenti che hanno a che fare con la tecnologia, lo scenario socio-economico e le specifiche trasformazioni del mondo del lavoro.

    Secondo noi è importante applicare anche altri aspetti marketing e della corporate strategy alle persone (per esempio i Modelli di Business), ne abbiamo parlato approfonditamente nel libro Personal Branding per l’Azienda, edito da Hoepli.

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    Perché il Personal Branding in azienda?

    Dovrebbero essere già chiari i numerosi vantaggi per professionisti, freelance e per tutte le professioni rivolte direttamente al pubblico in un contesto competitivo. Ma in che modo è utile anche a coloro che lavorano in ambito aziendale?

    In un’epoca di grandi trasformazioni come quella in cui viviamo, è ancora più necessario che la propria nomea sia positiva e differenziata, e che emerga tra la massa di informazioni a cui siamo tutti sottoposti. Il Personal Branding diventa a maggior ragione un elemento strategico di enorme rilevanza (ma lo sarebbe stato anche senza cambiamenti), in un ambiente e in un momento storico così irrequieti.

    La natura e la portata di questi cambiamenti hanno conseguenze sul Personal Branding in termini applicativi, perché nasce l’esigenza di mantenere un filo comune anche con il marketing applicato all’impresa, per fare sinergia e condurre una trasformazione in linea con la strategia aziendale.

    Un approccio nuovo come questo, in cui la strategia professionale del lavoratore diventa un supporto fondamentale in tutti i momenti della sua attività, può aggiungere valore tanto al singolo individuo quanto all’intera organizzazione. A maggiore ragione se ben governato dal punto di vista manageriale e se inserito nella prospettiva più ampia della rivoluzione in cui stiamo vivendo: lo possiamo configurare come strumento ulteriore a disposizione del management.

    Come scriveva già nel 2002 il noto guru del Personal Branding William Arruda:

    “Sono finiti i giorni in cui il tuo valore per la tua azienda o i tuoi clienti provengono solo da ciò che offri. Oggi, la gente vuole comprare dei brand, delle promesse di valore uniche”

    [Arruda W., An Introduction to Personal Branding. A Revolution In The Way We Manage Our Careers, Reach Communications Consulting – 2002]

    Il Personal Branding in azienda è determinante in tutti quei contesti dove i lavoratori devono rendersi visibili, comunicarsi con efficacia, valorizzarsi, farsi considerare e scegliere da altri interlocutori, organizzare una strategia di vendita, attrarre opportunità, essere selezionati per progetti importanti e fidelizzare nel tempo facendo percepire il proprio valore con continuità. Ma anche un supporto in processi di autodeterminazione e autosviluppo, affinché siano in grado di identificare e gestire in maniera strategica la loro identità professionale.

    Le applicazioni del Personal Branding in azienda

    • Come si struttura una strategia di comunicazione centrata sul proprio amministratore delegato?
    • Quale ruolo possono avere i top manager nel diffondere la visione aziendale?
    • Come evitare di avere personale demotivato e poco incline alla mobilità interna?
    • Come studiare nuovi modi di fare formazione?
    • Come valutare percorsi di outplacement efficaci?
    • Come aiutare i propri collaboratori a fare carriera?
    • Come trasformarsi da venditori a consulenti?
    • E come fare sì che il branding istituzionale operi in sinergia con quello individuale?

    Ad accomunare tutte queste problematiche (e molte altre ancora) è la possibilità di applicare il Personal Branding come soluzione.

    Si sono moltiplicati i pubblici di riferimento, diventati al contempo sempre più di nicchia; ed è aumentata a dismisura la quantità di messaggi a cui siamo esposti. In questo contesto di condizioni di lavoro destabilizzate, il Personal Branding pone l’accento sul controllo della propria identità professionale come primaria soluzione alle incertezze strutturali nell’economia del lavoro.

    Tutti parlano di trasformazione digitale, ma come si fa a capire e comunicare il proprio valore per relazionarsi sul digital o usare il digital? Più specificamente, se un HR manager volesse fare employer branding nell’era digitale puntando sulle persone della propria azienda, come potrebbe pensare di farlo senza Personal Branding?

    Se prima poteva bastare una campagna pubblicitaria, ora l’efficacia di un messaggio è direttamente proporzionale alla fiducia che riponiamo nell’emittente di quella comunicazione. Così, banalmente, se devo capire se è meglio candidarmi per questa o quella offerta di lavoro, è verosimile che dia maggior credito a come ne parlano le persone che ci lavorano invece che a scintillanti spot.

    Smettiamo di pensare in ottica B2B o B2C: siamo persone che parlano ad altre persone. Prima di andare a un incontro possiamo controllare i profili online del nostro interlocutore per saperne di più non solo sull’esperienza e sul livello di professionalità, ma anche su interessi e hobby che possono aiutare a iniziare il dialogo, negoziare o semplicemente trovare qualcosa in comune.

    Quel “controllo del background social” non è confinato solo all’ufficio: non vorreste saperne di più su un private banker prima di affidargli i vostri soldi, cercare opinioni su un medico nel caso steste valutando l’assistenza sanitaria privata, scoprire come lavora un certo idraulico o un parrucchiere? Chi è in grado di affiancare a una rete di contatti offline una capacità di fare networking anche online potrà contare su un patrimonio personale e aziendale prezioso.

    I concetti di reputazione e di capitale sociale sono elementi distinti, ma funzionali alla creazione e allo sviluppo di una strategia di Personal Branding efficace. Se la nostra reputazione entra in conflitto con il nostro Personal Branding, quest’ultimo può risultare molto meno efficace. Da qui la necessità di verificare con costanza il nostro posizionamento.

    Per quanto riguarda invece la nostra rete di relazioni, essa da un lato sarà considerata un asset della nostra professionalità, perché “fare parte” di un certo ambiente aumenterà la nostra capacità di fare business, dall’altro costituirà il nostro pubblico, con cui stare in costante contatto, per continui aggiustamenti del nostro posizionamento.

    Quindi capisci che è fondamentale gestire in maniera coerente la propria immagine a monte, altrimenti diventa molto complicato relazionarsi dal vivo e sui social?

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