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    Professionista delle… coccole!

    Ormai è appurato scientificamente che gli abbracci ci fanno stare bene: liberano l’ossitocina, il cosiddetto “ormone delle coccole” o “della felicità”, che non solo migliora istantaneamente il nostro umore, ma contribuisce anche ad abbassare la pressione, riduce lo stress, ci fa correre meno rischi cardiaci, fa sparire le nostre paure…

    Chi avrebbe mai detto, però, che su questo principio si potesse costruire un’attività?

    Ci ha pensato Samantha Hess, con il suo servizio di coccole professionali: aperto nell’Aprile del 2013, ha ottenuto rapidamente migliaia di visualizzazioni e menzioni su importanti mass media, tra cui CNN, CBS This Morning, NBC e il London Daily Mail, tanto che ora è la sola carriera di Samantha.

    Samantha Hess, professionista delle coccole

    Dove tutto ebbe inizio

    L’idea è nata quando Samantha ha letto la notizia di un uomo che aveva scalzato il classico “free hugs” (“abbracci gratis”) con un cartello in cui offriva “abbracci deluxe” per due dollari, ottenendo una lunga fila di “avventori” (perché si sa: se qualcosa ha un costo, anche basso, noi percepiamo che abbia un valore migliore rispetto a ciò che ci viene offerto gratis…).

    In quel momento della sua vita, Samantha usciva da una lunga relazione, non era pronta per tuffarsi in un nuovo rapporto. Ma desiderava sentirsi accolta, accettata e amata, senza le implicazioni e complicazioni di una relazione romantica e senza domandarsi cos’altro potesse volere da lei l’altra persona.

    Di lì l’illuminazione: un servizio professionale socialmente accettabile per ricevere il conforto di un caldo abbraccio.

    Tutelarsi è meglio

    Inutile fingere che non sia così: un servizio di abbracci può facilmente essere confuso con qualcos’altro…

    Samantha è stata particolarmente previdente in questo senso, trascorrendo due mesi ad analizzare qualunque eventuale risvolto legale che un’impresa di coccole professionali potesse avere.

    Per evitare i possibili fraintendimenti, ha ingaggiato un avvocato, da cui si è fatta scrivere un articolato esonero di responsabilità, che tuteli non solo lei, ma anche i suoi clienti. 

    ClientWaiver
    Foto

    Samantha offre sessioni di coccole in pacchetti da 30 o 60 minuti, con un costo di 1$ al minuto.

    Prima della sessione, c’è un incontro di presentazione in un luogo pubblico, in cui lei e il suo nuovo cliente chiacchierano e si fanno domande per capire le reciproche esigenze, in modo da garantire che il servizio offerto sia ciò che si sta cercando, e niente di più. 

    Farsi conoscere

    Quello di Samantha è per forza di cose un servizio geolocalizzato, perciò per pubblicizzarlo lei ha puntato tutto sul suo sito professionale e sul passaparola a livello locale. I suoi profili social, anche se non molto popolati, sono tutti ben coerenti e comunicano chiaramente il suo Job Title: “Cuddler” (“coccolatrice”).

    Dopo un paio di mesi dal lancio, un giornale locale, il Willamette Week, ha parlato di lei e da quel momento la sua storia si è diffusa in brevissimo tempo su testate nazionali e internazionali.

    Di lei hanno parlato, tra gli altri, il London Daily Mail e USA Today, mentre la CNN e la CBS le hanno dedicato delle video-interviste.

    E l’ondata di notorietà non si arresta: di recente la sua impresa è stata menzionata sul Guardian, in un articolo scritto dal direttore del Touch Research Institute dell’Università di Miami/Miller School of Medicine e Samantha è stata invitata a parlare perfino per una radio neozelandese!

    Abbraccio

    Le ragioni del successo

    Da quando ha ottenuto visibilità, Samantha ha fatto centinaia di sessioni, ha ricevuto interviste a livello internazionale, ha pubblicato un libro sul potere delle connessioni umane, ha aperto uno spazio dove vendere i suoi servizi, ha assunto dipendenti e avviato un programma di certificazione per “abbracciatori” professionali.

    Alla base di questo suo posizionamento c’è forse una ragione emotiva. Samantha si è inserita in un trend che negli USA sta diventando sempre più popolare (come afferma il citato articolo del Guardian), che risponde al bisogno innato nell’essere umano di sentirsi accolto, apprezzato e rispettato esattamente per quello che è. Su questo bisogno Samantha ha creato la sua impresa. Quello che l’ha resa tanto brava a rispondere a questa richiesta, probabilmente, è stato il fatto di essersi lei stessa trovata nella necessità di ricevere una risposta a quel bisogno.

    La storia di Samantha sembra dimostrare come, in un mondo sempre più disincantato, il successo possa nascere dall’essere autentici e dal rispondere a un bisogno emozionale più che a un bisogno materiale. Se l’esperienza è il nuovo marketing, come dice il CEO di Mercedes USA, allora Samantha non ha proprio lasciato nulla al caso!

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