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    Anatomia del Personal Branding: una proposta

    Ryan Coleman ha creato un percorso concettuale sul Personal Branding a partire dalla sua interpretazione del fenomeno.

    Interessante soprattutto la divisione della reputazione personale attraverso 3 elementi alla sua base:

    • Contesto
      Non esiste una singola reputazione, ma tante reputazioni in relazione al contesto nel quale un individuo si trova. La somma delle singole reputazioni può essere considerata il proprio Brand Personale.
    • Opinioni individuali
      Non esiste una reputazione standard, ma tante reputazioni che le persone con cui un individuo entra in contatto si fanno autonomamente. Il Personal Brand è la somma delle opinioni che le persone nella rete dei contatti di ogni individuo crea all’interno del network. Le singole reputazioni si bilanciano tra loro fino a trovare un equilibrio e una sintesi.
    • Fatti, non finzione
      I fatti sono l’elemento di controllo su quanto un individuo racconta di sé. E’ fin troppo facile presentarsi per quello che non si è e millantare competenze e professionalità eccezionali. Le esperienze e la rete di contatti sono un fattore determinante nella conferma (o smentita) di queste informazioni.

    Vai al post di Ryan Coleman.

    1 commento

    1. Se accostiamo il concetto di reputazione con quello di stima, sarà la stima di cui godiamo da parte di colleghi, clienti, conoscenti che può soddisfare il nostro bisogno di auto-realizzazione (vedi piramide di Marlow).
      La reputazione va costruita giorno dopo giorno e non solo nel mondo reale ma, visto il fenomeno Internet, soprattutto nel web

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