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    Ma perché noi donne abbiamo un problema con le foto profilo?

    Tiziano - Donna allo specchio
    Noi donne – qui generalizzo, ma magari per tante non è così e lo spero – conviviamo con un’immagine di noi profondamente distorta.
    Conviviamo perché, dopo un po’, non possiamo farne a meno: quindi passiamo davanti agli specchi veloci e col sopracciglio alzato o ci guardiamo mentre ci trucchiamo con quel sospiro.
    Quello che di solito riserviamo alla vista di una cameretta appena deflagrata di giochi o di una scrivania dove abbiamo lavorato fino alle ore piccole e le tazze di tisana, la tastiera e i fogli sono tutti protagonisti dello stesso girone dantesco.

    Il mio punto di vista

    Qui io non posso fornire consigli su come migliorarsi o su quali colori usare per far risaltare le caratteristiche positive che TUTTE abbiamo e che spesso non vediamo. Né posso addentrarmi nei campi non miei delle analisi psicologiche: il mio è il punto di vista di una mamma freelance che si impegna tutti i giorni per tenere insieme i pezzetti e che ha notato quanto ci assomigliamo un po’ tutte.
    Mi dite che per forza di cose è così? Che sono i modelli di donne rifatte ai quali non potremmo mai assomigliare che ci rendono incapaci di riconoscerci per ciò che siamo? Indubbiamente. Però è anche vero che noi molto spesso amiamo alimentare i nostri fantasmi, che ci piace corto-circuitare nei pensieri negativi come criceti sulla ruota.
    La via di uscita la dobbiamo trovare e non solo perché gli esperti di Personal Branding ci spiegano che è fondamentale avere una foto profilo che ci rappresenti; ma anche perché, quando finalmente ci facciamo fare quella che ci soddisfa, non possiamo più tornare indietro.
    Mi spiego: quando ci guardiamo in quella foto e finalmente ci vediamo come in realtà siamo, con in evidenza i lati migliori e in secondo piano (non senza) quelli che non lo sono, la nostra vita prende una piega diversa.
    È come se non avessimo più scuse, è come se la ruota del criceto si rompesse e noi ci scoprissimo finalmente dei piedi velocissimi.
    Fatta la foto profilo che ci rappresenta occorre prendere atto che, allora, possiamo realizzare tutto quello che abbiamo in testa o nel cuore e che non osiamo più guardare da tanto tempo.
    Guardate, care ragazze, ma forse non solo, che quando smettiamo di alimentare i sogni smettiamo di andare avanti. E spesso non crediamo più nei nostri sogni perché, continuando ad avere un’immagine di noi stesse distorta e distorcente, non ci crediamo più in grado di realizzarli.
    Dite che la foto è solo una conseguenza, non la causa? Va bene, e io dico che se però crei le condizioni per farti fare una foto dove tu finalmente ti piaci, è l’immagine che avrai di te anche a livello mentale che cambierà.
    Basta, scappare davanti alle foto che ci ritraggono; capiamo qual è il modo per illuminare i nostri lati migliori. Tutto lì.

    Solo questione di luce, allora?

    Il fotografo Milo Sciaky, che ho visto all’opera proprio nella realizzazione di foto profilo, pone l’enfasi “sull’importanza della luce, che può cambiare la drammaticità narrativa della storia che il ritratto racconta”.
    Allora non è solo questione di luce! Ma certo. La luce va a braccetto con la storia di ognuno. E la storia non è qualcosa che fuoriesce dalla bocca di qualcuno e si sversa nel mare. La storia è qualcosa che esce dalla triade testa-cuore-bocca di una persona e va a ispirare chi la ascolta.
    Se il fotografo, come ha fatto Milo, non si limita a fare il notaio e a registrare un dato di fatto, ma ascolta, di sicuro verrà colpito da un dettaglio. La storia di ognuno è un insieme infinito di dettagli ed è proprio quello che noi decidiamo di raccontare in quel momento che può diventare rivelatore per chi ci fotografa. Il dettaglio è un punto di vista, no? E la fotografia non è forse un punto di vista congelato in un click? Insomma il gioco di luce illumina un dettaglio, un dettaglio di una storia, la nostra.

    Un professionista

    Lo so bene che non è semplice e che non tutti i fotografi ne sono capaci, ma di sicuro non è una foto che esce dalle macchinette automatiche, quella che narra qualcosa di noi. E forse nemmeno il selfie che ci scattiamo con in cuore la speranza che quello basti.
    I denti ve li fate curare da un amico che sa come funziona il trapano perché lo ha visto su youtube? No, giusto. E allora perché accontentarsi della foto scattata dal marito che vi vuole tanto bene (e meno male che ve ne vuole)?
    Credo che occorra farsi fotografare da un professionista che consideri il proprio lavoro un modo per entrare in contatto con gli altri, non solo il mezzo per far soldi.
    Credo che bisogna partire dal fuori per arrivare dentro, nel nostro caso, ragazze. Perché quando ci vedremo con la luce giusta e con negli occhi quello che avevamo solo smarrito, finalmente l’immagine mentale di noi stesse cambierà. E inizieremo a percepirci in grado di.

    Credo che dobbiamo trovare il modo per raccontare chi siamo senza paura o sensazioni di inadeguatezza.
    Ci manca forse la storia da raccontare? Non credo proprio.


    Annamaria Anelli è Business Writer, E-learning Instructional Designer, formatrice sui temi della scrittura efficace. Parole e mappe mentali per sperimentare le innumerevoli potenzialità dello storytelling. Per raccontare ciò che si è, non solo ciò che si fa.
    La trovi su Twitter e sul suo Blog: www.aanelli.it

    3 Commenti

    1. Sono una mamma freelance anch’io e la ringrazio per questo post incredibile. Mi dà tanti spunti di riflessione e mi rinforza anche,perché nel mio percorso di personal branding i lmomento di realizzare delle fotografie ha costituito per me il momento di una riflessione simile alla sua e affine… anche se non così ben espressa e argomentata! Grazie!

    2. Sono appassionata di fotografia eppure non ho ancora trovato la foto ideale da usare come profilo su tutti i social… il tuo post però mi ha dato una nuova visione del “problema” e spero di riuscire presto a scattare LA foto!

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