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    Il Ruolo del Self nel Personal Branding

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    Luigi Centenaro
    Docente universitario (SDA Bocconi, MIP e St. Gallen), fondatore di BigName, gli specialisti dell’innovazione di persone e team in azienda. Primo Personal Branding Strategist italiano, orgoglioso autore e curatore per Hoepli e fondatore di PersonalBranding.it (2008).

    luca-vaninHo chiesto a Luca di inaugurare una serie di articoli sugli aspetti più psicologici e cognitivi del Personal Branding.
    Luca Vanin, collaboratore dell’Università di Milano Bicocca, membro del CKBG, è filosofo, psicologo, moderatamente tecnofilo. Si occupa di comunicazione e formazione online, collaborando con aziende e privati per semplificare i processi, valorizzare l’utilizzo intelligente delle tecnologie e prolungare nel tempo i risultati dei cambiamenti positivi.


    Il ruolo del Self nel Personal Branding

    Il Personal Branding piace, non c’è dubbio. Attira moltissime persone.
    E questo per un motivo abbastanza semplice: è in grado di parlare lingue diverse a persone e professionalità differenti. Architetti, economisti, designer, cantanti lirici, idraulici: tutti possono trovarci qualcosa di utile, prezioso per la propria professionalità, indispensabile per la propria sopravvivenza nel mercato del lavoro!
    E anche uno psicologo ci troverebbe del suo. Certo, a volte scritto tra le righe, ma quasi sempre in una formula entusiasmante e immediata da cogliere. E’ quello che è capitato allo psicologo che scrive queste righe.

     

     

    Il Personal Branding è ricerca personale

    Ho iniziato da qualche tempo a studiare questo fenomeno, ad esplorarne i confini, a sperimentarne alcune strategie. E subito ho notato un elemento che emerge sin dalle prime pagine dei manuali che studi alla facoltà di psicologia: il ruolo del Self.

    In questo primo post su PersonalBranding.it vorrei raccontarvi un concetto semplice, ma fondamentale: il Personal Branding è prima di tutto una ricerca personale delle nostre peculiarità, un’esplorazione individuale e con forti valenze sociali di quegli aspetti che raccontano al mondo esterno un pezzo del nostro mondo interno.

    E in effetti il Sè è tecnicamente l’insieme di pensieri, sentimenti, percezioni, emozioni che confermano a noi stessi che esistiamo e danno ad ognuno di noi l’idea di chi siamo. Naturalmente questo meccanismo ha effetto anche sugli altri, ma non è questo il momento di parlarne.
    Leggendo la vastissima letteratura sul Personal Branding quello che emerge è proprio questo aspetto: lavorare su sè stessi per rintracciare i “pezzi più salienti di noi stessi”!

    I tre tipi di Self

    James, uno dei padri fondatori della psicologia, verso la fine dell’800 parlava di almeno tre tipi di Sè:

    1. un Sé Materiale (quello che sappiamo del nostro corpo, della nostra materialità quotidiana),
    2. un Sé Sociale quello che riguarda il come gli altri ci percepiscono (e i Sè sociali dipendono da tutti i contesti in cui viviamo con altre persone) e
    3. un Sé Spirituale, composto da tutto ciò che noi pensiamo delle nostre capacità intellettuali, dei nostri interessi, delle nostre passioni, della nostra autostima, ecc.

    Certo di acqua sotto i ponti ne è passata, e sono molti gli studiosi che hanno parlato del Self. Ma restando alle origini, percepire queste tre parti di noi stessi significa compiere un primo passo per definire il Brand chiamato “Noi stessi”, carpirne alcune sfumature, individuarne i confini, esplorarne il potenziale.

     

    Le domande per scoprirsi

    Ma quali sono, in soldoni, le domande da porsi per iniziare a famigliarizzare con queste parti di noi stessi?
    Proviamo a vederle una per una.

    Sè Materiale: Come ci presentiamo al mondo? Come ci vestiamo? Come appare questa scatola che chiamiamo noi stessi? Ci piace? Ci descrive bene? Ci valorizza? Racconta la verità? O racconta una serie di verità a volte sconvenienti?
    E come si muove nello spazio questa macchina? Come si relaziona fisicamente con il resto del mondo? Cosa racconta di noi stessi?

    Sè Sociale: Come interagiamo con le altre persone? Ci interessiamo genuinamente alle loro storie? Sappiamo coglierne gli aspetti interessanti? Le persone che ci conoscono quale parte preferiscono di noi stessi? Quella simpatica e socievole? quella più profonda e meditativa? o quella più esperta e prodiga di consigli? E noi? Cosa amiamo nelle persone che frequentiamo? Quali loro aspetti attirano la nostra attenzione?

    Sè Spirituale:Cosa pensiamo di noi stessi? Ci piacciamo? Cosa amiamo di noi stessi? E invece, cosa abbandoneremmo volentieri? Quali sono le nostre passioni? E cosa hanno in comune i nostri interessi e i nostri hobby? Cosa ci accende lo spirito e cosa, invece, ci frena, ci spegne?

    Ecco qualche primo grande passo per intraprendere un cammino che va nella direzione di un Brand solido, sostanzioso e ricco di messaggi da comunicare.

    Pensaci la prossima volta che esci con gli amici per farti una birra: sarete in tanti e ognuno di voi, porterà a spasso ben tre persone!

    Luca Vanin

    Foto credits: Danilo Rizzuti & Renjith Krishnan

    1 commento

    1. Interessante prospettiva quella di guardare al personal branding in termini di occasione per incoraggiare un processo di crescita e scoperta di se stessi. Credo che molti tendano a vederlo come un "prodotto" al pari di altri; certo una "merce" speciale e diversa dalle altre, ma pur sempre un prodotto. Ottimo invece il suggerimento di considerarlo un processo evolutivo. Come dire: tra gli strumenti di cui possiamo disporre per evolverci, crescere e migliorarci c'è anche il personal branding 🙂

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